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Estathé Market Sound parte con Francesco Renga!

Estathé Market Sound, in programma dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, è la grande novità nell’intrattenimento dell’estate milanese nell’anno di Expo 2015, a partire dalla location. Per la prima volta, infatti, i Mercati Generali di Milano aprono a un festival.

Francesco Renga

Francesco Renga

Il festival, promosso da So.ge.Mi con il sostegno del Comune di Milano, è organizzato da Punk For Business in partnership con Estathé ed è inserito all’interno del cartellone di eventi ufficiali di Expo In Città. Francesco Renga, Skrillex, Club Dogo sono i primi nomi annunciati per i 6 mesi di appuntamenti in calendario, che vedrà ben 48 eventi serali e 6 mesi di appuntamenti gratuiti e diurni ogni sabato e domenica.
Dal 4 Marzo 2015 alle 16 apriranno le prevendite per la data di Francesco Renga (10 Luglio) e dal 5 Marzo 2015 quelle di Skrillex (20 Giugno); i Club Dogo saranno annunciati prossimamente dal sito.

Estathé Market Sound non è solo musica! I Mercati Generali ospiteranno anche un’area fun park, aperta ogni sabato e domenica e dedicata alle famiglie. Verranno allestiti un parco divertimenti – pensato per bambini sia abili sia disabili, dotato di assistenza con personale qualificato per tutto l’orario di apertura – ed un palco multifunzionale per show, concerti, reading ed attività dedicate ai giovani e alle famiglie con bambini. Il pubblico avrà così la possibilità di vivere un’esperienza unica, tra relax, cibo e divertimento, anche nel corso della giornata e non solo durante le performance degli artisti.

Parte fondamentale dell’esperienza di Estathé Market Sound è l’area dedicata al cibo, tema portante di Expo 2015, declinato per l’occasione in un’esperienza di Quality Street Food con i prodotti di eccellenza dei Mercati Generali. Saranno presenti all’interno della food area dei Mercati Generali operatori selezionati, che proporranno tutte le migliori qualità del cibo di strada della tradizione italiana e internazionale.
Il Festival coprirà tutto il periodo di EXPO 2015 e i visitatori potranno vivere un’esperienza unica, dove arte, musica e cultura dell’alimentazione saranno i protagonisti del percorso di riqualificazione dell’area dei Mercati Generali. Vista l’assoluta coerenza con i temi di Expo 2015, l’obiettivo è far diventare l’area dei Mercati Generali il nuovo centro di aggregazione per i cittadini italiani ed internazionali, con un’offerta artistica e culturale di primissimo livello, fino a costituire il primo Polo Agro Culturale in Italia.

 

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Club Dogo, in medio stat Hip Hop

Doppia data, ieri sera e stasera, all’Alcatraz di Milano per i Club Dogo, una delle crew hip hop più amate d’Italia. Jake La Furia, DonJoe e Gué Pequeno hanno infiammato i fan. Vi raccontiamo la serata, la prima. E stasera si bissa con un altro tutto esaurito

Club Dogo

Club Dogo

di Elena Rebecca Odelli

Non conosco molto la cultura rap. Ho iniziato ad ascoltare quel genere così lontano da me, troppo tardi se consideriamo l’età media dei fruitori hip hop. Ammetto la mia ignoranza in campo e metto le mani avanti come atto dovuto. E’ la curiosità, ciò che mi ha mosso ieri ad assistere al live meneghino del Non siamo più quelli Mi Fist Tour dei Club Dogo. Che il mondo rap sia un universo parallelo, lo capisci appena entri all’Alcatraz. E’ un pianeta fatto di codici, un po’ come l’indie, l’heavy metal, il rock. E’ un luogo che implica un certo dress-code e tracotanza. Ammetto che nei miei jeans a vita altissima hipster style, mi sono sentita a disagio. Mi è sembrato talvolta di fare un tuffo nel passato quando, da ragazzina, ti confrontavi con un gabber o un tamarro D.O.C., tu una mezza punk. Ma la cultura rap va oltre lo scevro vestiario.

Iniziamo con il dire che il salto di Non Siamo Più Quelli di Mi Fist, rispetto agli album precedenti dei Dogo, è lampante anche sul palco. L’m.p.v Don Joe, fa della sperimentazione il cavallo di battaglia, un orecchio in Italia e l’altro che ascolta le frequenze oltreoceano. Jake e Guè fanno il loro tra occhiali da sole e rime provate e riprovate. Purtroppo, causa impianto audio non ottimale, chi sostava in fondo alla venue non ha potuto gustare mezza sillaba. Ecco il motivo di una non-recensione di un live, ma una riflessione generale. In primis, ho capito che c’è rap e rap. Nato tra i sobborghi o per strada, era il genere che deteneva il disagio sociale dei ragazzi, era quello che declamava slogan per una rivoluzione o solo un cambiamento.

Ecco quella forma di rap c’è ancora, forse più moderata, perché risulta assurdo parlare di povertà se giri con una collana al collo da 800 carati. A questo, per contro, si contrappone l’hip hop da passerella, quella dei brani scontati, quella di racconti che citano frasi popolari, quelli che denotano un occhio che strizza verso il qualunquismo, dove per esserci devi esagerare da un lato e ammiccare dall’altro. Si tratta di capire chi e cosa vuoi essere da grande. Un po’ come il pop o il pop-rock, c’è chi costruisce un testo e chi usa rime facili da banco elementare. C’è Battisti e c’è D’Alessio, per capirci. Si tratta di capire a chi ti stai rivolgendo e cosa vuoi comunicare. Se a live di Emis Killa ci sono bambini di sei, sette anni che cantano di pratiche sessuali e sostanze stupefacenti, beh “Huston abbiamo un problema”.

Poi, arrivano i Dogo e capisci che il compromesso esiste. Da un lato trovi PES, dall’altro ci sono le amare Lisa, Un’altra via non c’è e Soldi in cui si riflette sul lao oscuro del denaro. Nel mezzo, tra le due fazioni, il fitto punchline di Sayonara. E se il rap è il nuovo cantautorato 2.0, proviamo a pensare ancora una volta al significato della parola meritocrazia, cercando di scoprire chi ha un contenuto o qualcosa da raccontare, e chi è lì in piedi con tatuaggi in mostra un bel visino, addominale scolpito con testi spessi quanto una velina. La scena dovrebbe riflettere su che direzione voglia prendere, accettando la sfida con se’ stessa. Dall’altro lato della medaglia, i fruitori dovrebbero imparare a discernere il contenuto dalla forma palpabile. Rivisitando un brano di Jo Squillo: “oltre il tatoo c’è di più”. Generazione cosciente più che generazione boh, è questo ciò a cui auspico. I Club Dogo sono l’equilibrio su questa bilancia di rime, sanno ammiccare ma con contenuto, sperimentano collaborazioni improbabili. I Dogo spingono il bit e le parole cercando di far riflettere oltre che cantare a memoria come ripetitori di stazione, attraverso sillabe non sempre facili da digerire.

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L’Hip Hop conquista l’Arena di Verona: intervista a Emis Killa

Una lunga notte che a tanti può sembrare eretica ma in realtà è un riconoscimento al genere musicale che più, in questi ultimi anni, ha raccontato il nostro paese. Lunedì 14 Fedez, J-Ax, Club Dogo ed Emis Killa saranno protagonisti all’Arena di Verona accompagnati da una orchestra sinfonica. Che serata sarà ce lo anticipa in questa intervista Emiliano Giambelli…Emis Killa, fresco disco d’oro col singolo Maracanà.

Emis Killa, uno dei gladiatori della notte all'Arena

Emis Killa, uno dei gladiatori della notte all’Arena

Emis Killa che succederà all’Arena
Quello che tutti sanno, quattro entità che suonano con un intervento dell’orchestra.
Detta così sembra una serata normale.
Ha ragione, sarà un momento storico perché non è mai accaduto.
Felice di esserci?
Eccome: fa curriculum e lo potrò raccontare.
Che proporrà?
Credo che farò “Soli insieme”, “Mercurio” e “Scordarmi chi ero”. Ho scelto brani che si prestassero a una esecuzione con orchestra.
L’attesa è alta.
Sembra che dobbiamo fare chissà cosa, è come suonare con una band solo che ci sarà l’orchestra.
Ripeto l’attesa è alta.
E io non capisco lo stupore della gente. Fa parlare la novità. Non credo siamo i primi, probabilmente lo avrà già fatto tra gli altri Kanye West.
Quando ci andrà da solo?
Non sono in grado, non è ancora per me. I risultati dei social non contano rispetto a quello che vendi. La discografia è un’altra cosa, convincere la gente ad acquistare un biglietto per un concerto un’altra ancora.
Uscito dall’Arena che farà?
Da lunedì notte in poi posso assicurare che fino alla fine dell’estate mi ammazzo di lavoro e poi a ottobre tiro il fiato.