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David Bowie, vola su Marte il Duca Bianco

David Bowie se ne è andato. Ci ha lasciati con un testamento musicale straordinario, Blackstar (★), pubblicato l’8 gennaio scorso, giorno del suo 69esimo compleanno. Ammalato da molto tempo, ma mai domo creativamente, solo due settimane fa, forse presentendo che stavolta su Marte ci sarebbe andato davvero, aveva annunciato il ritiro da tutte le scene.

La cover di "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars"

La cover di “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars”

E’ uno dei più grandi di sempre. Rivoluzionario, androgino ante litteram, magister di elettronica quando dominava il pop, attore, pittore…un folle folletto di immensa creatività fino a metà degli anni Ottanta. Poi ha cominciato a esplorare l’arte in tutte le sue forme e quindi la musica ha avuto un passo più lento. Basti dire che il suo penultimo album, The Next Day, datato 2013 è giunto ben dieci anni dopo il precedente Reality. Blackstar (★) è un disco straordinario, rende meno amaro il commiato un testamento così maestoso, dove al rock e all’elettronica si sposano il soul, il jazz, il funky. Sperimentazione che non è mai cessata nella sua orbita, basti pensare a Space Oddity del 1969,  The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars del 1972, Low con quelle sonorità ossessive e ipnotiche del 1977, anno in cui pubblica anche Heroes. Nel 1983 c’è Let’s Dance che ce lo mostra ancora sotto un altro profilo e si potrebbe andare avanti all’infinito…ma che senso ha inseguire l’infinito se è il luogo dove lui si è trasferito? Attendiamo da Marte, dal suo pianeta Marte, polvere di stelle e bizzarrie spaziali. Con affetto e riconoscenza…infiniti, fa buon volo Duca Bianco.