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Puglia Sounds Record fa bene alla musica: sostiene 26 dischi nel 2016

Skanderband, Radicanto, Trio Cbs (Casarano – Bardoscia- Savoldelli), Nico Morelli, Fabrizio Savino, Livio Minafra, Hortensia Virtuosa, duo Gianni Iorio – Pasquale Stafano, Gabriele Panico, Mascarimirì, Molla, Mirko Signorile e Marco Messina, Dario Muci, Valerio Daniele, Chop Chop Band, La Municipàl, Luce, Antonio Amato Ensamble, OS Argonautas, Nidi D’Arac, Leland did it, Mery Fiore e Rosa Marino sono gli artisti ammessi al finanziamento dell’avviso pubblico Puglia Sounds Record 2016 e pubblicheranno un nuovo disco entro il 15 maggio prossimo. 23 nuove produzioni discografiche che diffondono la cultura musicale pugliese finanziate dall’unico fondo in Italia che sostiene la creazione e promozione di nuovi dischi e che sinora ha finanziato 175 dischi.

Hortensia Virtuosa

Hortensia Virtuosa

Saranno creati e promossi con il sostegno di Puglia Sounds i nuovi dischi di: Skanderband (etichetta Cosmasola) per un nuovo progetto con brani tradizionali arbëreshë e albanesi e la partecipazione della Fanfara Tirana, Radicanto (etichetta Arealive) per il decimo disco che celebra i 20 anni della formazione pugliese, Trio CBS formato da Raffele Casarano, Marco Bardoscia e Boris Salvoldelli (etichetta Moonjune Records) che rivisita in chiave jazz il disco The Dark side of the Moon dei Pink Floyd, Nico Morelli (etichetta Sarl Cristal Publishing) per un progetto di riscrittura originale di canti e danze pugliesi, Fabrizio Savino (Etichetta A.Ma Edizioni) per il terzo disco del chitarrista qui accompagnato da Luca Alemanno al contrabbasso e Gianlivio Liberti alla batteria, Livio Minafra (Etichetta Egea Music) per un doppio cd con brani originali del pianista e compositore pugliese, Hortensia Virtuosa (Etichetta Studio GLM) per un disco dedicato alle sonate a due violini e violoncello e basso continuo per organo del compositore Bartolomeo Bernardi, il duo Gianni Iorio e Pasquale Stafano (Etichetta Enja) per un disco che è un viaggio nel mondo del Tango dalle origini ai giorni nostri, Gabriele Panico (Etichetta Pocket Panther) per un nuovo progetto pensato per formazioni variabili che contiene 8 brani composti dal producer e compositore pugliese, Mascarimirì (etichetta Dilinò) per il nuovo progetto dedicato all’innovazione delle sonorità tradizionali, Molla (etichetta Auand) per il secondo disco per il giovane musicista pugliese che conferma la sua cifra pop/cantautorale, Mirko Signorile e Marco Messina (Etichetta Auand), un disco che unisce il jazz e la musica elettronica nato nell’ambito del Locus festival, Dario Muci (etichetta Anima Mundi) per un disco dedicato alla tradizione della Barberia e ai canti del Salento interpretati con anziani cantori popolari, Valerio Daniele (Etichetta Anima Mundi), per un progetto in cui il chitarrista e compositore salentino è accompagnato da alcune delle voci più rappresentative della scena salentina, Chop Chop Band (etichetta Fridge Records) per il disco che sancisce il ritorno della storica band reggae pugliese, La Municipàl (etichetta La Rivolta Records) per il disco d’esordio della formazione salentina composta da Carmine e Isabella Tundo, Luce (Etichetta Sorriso Edizioni) per il secondo disco della polistrumentista barese qui accompagnata da Marco Corcella e Michele Lionetti, Antonio Amato Ensemble (Etichetta Dodicilune) per un disco nel quale atmosfere musicali world fanno da tappeto alle interpretazione tipicamente popolari di Amato, OS Argonautas (Etichetta Digressione Music) per il secondo disco della formazione pugliese che si dedica alla reinterpretazione della canzone portoghese e brasiliana in una contaminazione con le musiche del Mediterraneo, Nidi D’Arac (Etichetta Goodfellas) per un disco che segna un ennesimo cambio di suono di una delle formazioni salentini più apprezzate in Italia e all’estero, Leland did it (etichetta Piccola Bottega Popolare) per il disco d’esodio della giovane formazione alternative rock-electronic pugliese, Mery Fiore (Etichetta Sugar) per il disco d’esordio, Rosa Marino (etichetta Kurumuny) per il primo disco del nuovo progetto che riunisce le “strumentiste vocali “ Ninfa Giannuzzi, Rachele Andrioli, Simona Gubello e Hajderaj Meli.

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La notte dei desideri di Jovanotti negli stadi finisce a Bari

Si è concluso giovedì 31 luglio a Bari, allo Stadio della Vittoria, il tour record di Jovanotti che ha visto un totale di 500 mila spettatori nei suoi tredici concerti sparsi in tutta Italia. “Lorenzo negli stadi 2015” è stato sicuramente il tour più spettacolare della carriera del rapper toscano. Una lunga scaletta composta da ventinove canzoni tra vecchi successi e nuove hit dell’estate, costumi eccentrici ed effetti speciali.

Jovanotti in concerto

Jovanotti in concerto (foto di Domingo Nardulli)

di Milly Abrusci

Il concerto inizia alle 21.30 con un filmato tra Ritorno al Futuro e Blade Runner, ambientato nel 2184: “Abbiamo talmente messo tutto a posto che non c’è più niente da sbagliare. L’ordine ha ucciso le anime. E’ tutto così giusto, così sano e nessuno si gode più un cazzo. Ora nessuno canta più urlando, nessuno ride più dicendo Sei stonato!”. Sono queste le parole pronunciate da Ornella Muti vestita da Dea dell’Universo mentre affida a Lorenzo il compito di riportare indietro le lancette del tempo, prima che sia troppo tardi. Successivamente, sullo schermo a forma di fulmine (come il gigantesco palco) riflettono le immagini del pubblico seguite da quelle di Jovanotti che dà il via al concerto. Un boato degno della vittoria dei mondiali accoglie il cantante, vestito con pantaloni argentati e una canotta nera coperta da un’armatura, che parte subito con Penso positivo, Tutto acceso e Attaccami la spina, durante la quale cambia giacca indossandone una rossa. Lorenzo è scatenato: corre, salta e canta contemporaneamente senza perdere mai il ritmo. Il pubblico, in visibilio, lo segue battendo le mani e saltellando sul proprio posto. Lo stadio è gremito di gente che non sa più dove accomodarsi.  Si torna all’ultimo album (che occupa ancora le prime posizioni delle classifiche e che si è aggiudicato tre dischi di platino) con L’Alba, accompagnato da un bellissimo filmato che ritrae una famiglia di gorilla. Tutto si veste di blu e dallo schermo riflettono le immagini di catastrofi naturali e di esplosioni. E’ il momento di Una scintilla seguita da Sabato e Il più grande spettacolo dopo il Bing Bang, canzoni che mandano in totale delirio tutti i presenti.
Un concerto per niente scontato, dalla diversità del pubblico agli outifit della band e di Lorenzo, dalla scaletta ai video e alle immagini che riflettono sul videowall.
“Bella Bari! Che belli che siete! Grazie d’essere venuti!”

Lorenzo negli stadi

Lorenzo negli stadi (foto di Domingo Nardulli)

Il momento romantico inizia proprio con Bella, dell’album L’Albero del 1997. Tra un cambio d’abito e l‘altro, un filmato mostra Lorenzo mentre interroga una sorta di Siri: “Qual è la distanza tra cuore e cervello?”. La risposta, dopo alcuni tentativi fuorvianti, è lapidaria: “Non si può mettere ordine nell’amore”. E via con Stella cometa e Ora. Luci spente. A illuminare lo stadio ci pensano i flash dei numerosi cellulari, l’atmosfera cambia di colpo per Fango. Forse è proprio questo il primo momento emozionante della serata. Lorenzo è fermo, rimane per tutto il tempo accanto alla sua band. “Sono stato nel futuro ed era più incasinato di adesso, però ho incontrato un tipo interessante, di mille anni o forse di sedici, che mi ha detto: “Stasera non lasciare la tua bocca senza baci”. Anticipa così Il mondo è tuo e nel finale si stende a terra, fa la bicicletta, si rialza e improvvisa il moonwalk (famoso passo di danza utilizzato da Michael Jackson in diverse coreografie) per poi passare alla salsa. Unico medley della scaletta è Non mi annoio, Falla girare, La scienza, la bellezza e Tanto tanto tanto seguito dalla travolgente L’ombelico del mondo, dalle attualissime Musica e L’estate addosso e, per finire, Estate. Si torna al momento emozionale. Sullo schermo, una mano disegna e racconta un dialogo tra una scimmia e una bambina che termina con: “Ci vediamo su Saturno”. Il pubblico canta all’unisono Le tasche piene di sassi, mentre le luci spente fanno spostare l’attenzione dei presenti sul grande fulmine che riflette l’immagine di Lorenzo vestito con un completo nero reso interessante da numerosi disegni di diversi pianeti. La commozione è tanta, Lorenzo manda un bacio in cielo a fine esibizione e uno scrosciante e intenso applauso accompagna questo momento di forte pathos che continua con L’Astronauta. Un divertente filmato con Carlo Conti e Saturnino, che simulano la finale del gioco L’Eredità, introduce Serenata rap e spezza il momento emozionale precedente che continua con Come musica. “Facciamo un frullato: un po’ di romanticheria e un po’ balliamo e ci scateniamo”.

Tutto L‘amore che ho, La notte dei desideri e Tensione evolutiva trasformano lo Stadio della Vittoria in una discoteca all’aperto. Lorenzo ringrazia uno a uno i componenti della numerosa band e poi spara le ultime cartucce prima del bis: Mezzogiorno e Ragazzo fortunato. Dagli spalti non si vede più, è sceso dal palco per raggiungere i fan che occupano le prime file del prato. Passa loro il microfono, li bacia e li abbraccia. Torna su e va via insieme alla band.
Il pubblico lo acclama, vuole ancora ascoltare qualche canzone e Lorenzo non si fa desiderare troppo. Rientra e intona A te accompagnata da una bellissima e improvvisata coreografia di luci che parte dal prato e che finisce al punto più alto delle tribune. Il caldo è esagerato, Lorenzo si versa una bottiglietta d’acqua in testa mandando in tilt il sistema del microfono, ma continua a cantare chiedendo a tutti di aiutarlo durante Gli Immortali. Torna tra il pubblico, la sicurezza lo tiene dalle gambe mentre lui si scatena a ridosso delle transenne. Il concerto termina con Ti porto via con me. Per quest’ultima indossa un mantello da supereroe. Lorenzo ringrazia gli oltre 200 ragazzi che l’hanno accompagnato in questo lungo e trionfale tour, la moglie e i figli che l’hanno seguito in tutte le città e poi il pubblico che ha reso il tutto ancora più spettacolare.  Le luci si accendono, Jovanotti e i suoi musicisti salutano gli spettatori, camminando da una parte all’altra del palco sulle note de L’estate addosso. Si torna a casa e ci si rivede nei palasport per un nuovo spettacolo che coinvolgerà l’Italia e non solo.

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Remo Anzovino, il pianista con la toga

Musicista, compositore e anche avvocato: Remo Anzovino, nato a Pordenone, ha composto numerose colonne sonore e musiche per il cinema muto e la sua discografia conta ben cinque album. Sarà presente al Medimex e noi lo abbiamo intervistato.

Remo Anzovino sulla dida del Vajont

Remo Anzovino sulla diga del Vajont

di Milly Abrusci

Oltre a essere un musicista, è anche un avvocato penalista. Esercita la professione?
Assolutamente sì, proprio in questa settimana ho chiuso un processo molto importante nel quale il mio assistito è stato assolto.
La scelta di continuare gli studi e di diventare avvocato nonostante avesse già iniziato a lavorare come musicista, è dovuta al fatto che non credeva che la musica potesse diventare la sua vita?
Ho iniziato a lavorare come musicista da piccolo e questo mi ha dato la possibilità di pagarmi gli studi. Poi mi sono appassionato al diritto e ho deciso di iscrivermi all’università perché pensavo e continuo a pensare che l’ispirazione alla musica spesso proviene anche da altre discipline ed esperienze.
Come mai proprio il penalista?
Ho scelto la strada del penale perché, probabilmente, è la materia che attiene di più alle vicende umane. Nelle mie musiche mi piace raccontare delle storie attraverso i suoni e l’esperienza di un penalista, che si confronta anche con luoghi come il carcere e il tribunale, mi ha sempre fornito una linfa di storie e di sfumature che, in qualche modo, si sono riversate nella musica.
Palco o tribunale?
La musica è stato, per me, un lavoro sin dai 18 anni e ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno insegnato che la musica è una professione. L’essere riuscito, contemporaneamente, anche a diventare avvocato e a praticare la professione, mi ha aiutato tantissimo a poter scegliere, nella musica, cosa mi serviva fare. Mi mancherebbe molto la toga e quindi porto avanti, con sacrifici ma anche tante soddisfazioni, entrambe le discipline.
Come nasce una colonna sonora per un film muto?
La mia prima esperienza come compositore di un film muto è nata per caso. Avevo 24 anni e dovevo sostituire un musicista ammalato per l’accompagnamento dal vivo di un film famoso che è Nanuk l’eschimese, primo documentario della storia del cinema considerato opera d’arte. L’intuizione che ebbi, fu quella di considerarlo semplicemente un film e non un film muto. Ho cercato di portare la mia sensibilità al servizio del film, cercando di non essere didascalico ma maieutico. A me interessava scrivere una musica che fosse autonoma dal film. Guardare un film per tre o quattro volte, senza l’audio, aiuta ad assorbire quelle immagini. Lascia che il ricordo delle immagini tiri fuori delle cose che io voglio dire. Così nasce la musica.
A proposito di Nanuk l’eschimese, fu molto apprezzata la sua musica, così tanto da ricevere dieci minuti di applausi.
In Nanuk l’eschimese lo scenario era polare, a meno 50 gradi. Quel film, in passato, era stato musicato con delle musiche che tendevano a far sentire il freddo. Quando mi trovai questo scenario, pensai che fare una musica fredda su dei ghiacci che vediamo per 90 minuti, non andava bene e quindi scrissi una musica lirica calda, proprio perché il contrasto emotivo tra uno scenario freddo e una musica calda, faceva emergere lo sguardo che altrimenti si sarebbe perso. Fu molto apprezzato e quello fu il seme che portò alla realizzazione del mio terzo disco, Igloo.
Il suo primo disco, Dispari, è uscito nel 2006 e quindi parecchio dopo aver iniziato a suonare. Come mai ha aspettato così tanto tempo?
Credevo di essere un musicista per la pubblicità e per il cinema. L’idea che una persona andasse in un negozio di dischi per comprare la mia musica, non lo prevedevo proprio. Fu merito del mio primo produttore, Ado Scaini, che sentì una mia esibizione al pianoforte senza un film alle spalle e mi convinse a fare il primo disco che occupò la prima posizione della classifica italiana jazz di iTunes.
Nell’ultimo suo lavoro discografico, Vivo, c’è un DVD con il video integrale del Concerto della Memoria.
La composizione che ha portato a quel concerto, che è 9 ottobre 1963 (Suite for Vajont), è una composizione che viene pubblicata nel mio disco Viaggiatore Immobile uscito nel 2012. Scrissi questa musica in maniera del tutto sincera, disinteressata e non su commissione. L’ispirazione mi venne in macchina, durante un viaggio, ricordando questo evento con mio fratello. Ebbi l’idea di suonarlo con la band dell’Edodea String Quintet e col Coro Polifonico di Ruda. Piacque così tanto alla Fondazione Vajont, che racchiude tutti i comuni che furono colpiti dalla tragedia (Longarone, Erto e Casso, Castellavazzo e Vajont, ndr), che decise che dovesse diventare la musica ufficiale del 50esimo anniversario della tragedia del Vajont. Decisero di ricordare quell’evento , dopo 17 anni, con un concerto. Sono molto felice che la casa discografica abbia aggiunto quel DVD al disco Vivo, perché è una testimonianza, per chi non c’è stato, di quella giornata in cui morirono tantissime persone. La sintesi che mi è rimasta di quel concerto irripetibile è che la musica è un linguaggio portatore di vita.
Nel 2008 Maurizio Costanzo l’ha chiamata per il suo show su Canale 5. Che ricordo ha di quella esperienza?
Un ricordo bellissimo perché io avevo appena pubblicato il secondo disco, capitò nelle mani di Maurizio Costanzo al quale piacque molto e mi invitò alla sua trasmissione. E’ un ricordo anche di grande gratitudine nei confronti di Costanzo perché io ero davvero uno sconosciuto e lui mi fece esibire su un palco posto al centro della platea del Teatro Parioli. Un passaggio sicuramente importante della mia carriera perché ha contribuito parecchio anche a far conoscere la mia musica.
In provincia di Bari ha vissuto per anni un suo collega, Benedetto Lupo. Lo conosce?
E’ un grande pianista classico. Non lo conosco di persona ma so chi è ed è bravissimo.