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Daniele Silvestri e il primo tour senza palco: la recensione

Bari  entusiasta per il concerto di Daniele Silvestri, artista diverso da quelli che oggi egemonizzano il mercato. Al Palaflorio si riuniscono generazioni diverse, tutte accomunate da una comune cultura politica e musicale.

Il tour senza palco di Daniele Silvestri

Il tour senza palco di Daniele Silvestri

di Gegé Cifinelli

Con un pò di ritardo il palazzetto si riempie e così Silvestri, emergendo dal palco, dà avvio alla serata con Qualcosa cambia, un vero e proprio messaggio di speranza per chi vuole costruire un mondo più giusto per le generazioni future, un mondo utopistico che si scontra violentemente con quello neanche troppo distopico narrato in Marzo 3039. Si prosegue con Complimenti ignoranti e Concime, quest’ultima  preceduta da Silvestri che ci presenta il palco allestito in modo particolare, la sua postazione è circondata da terreno, scelta dal forte impatto simbolico ma totalmente in linea con le aspettative di una serata all’insegna del divertimento e della musica ma senza lasciar fuori i problemi di questo mondo grande e terribile. Si succedono “Scusate se non piango” e “Manifesto”, arriva l’ora di “Tutti matti” seguita da una speciale dedica  a Stefano Cucchi figlio di uno stato che dovrebbe tutelare tutti noi, ma che, come nel caso di Stefano, tradisce i propri figli. Pubblico in visibilio dopo la dedica a Cucchi ed ecco Precario è il mondo, canzone che rappresenta plasticamente una generazione condannata da altri a non avere futuro e non avere speranze, speranze che tutto il nostro paese perse il 19 Luglio 1992 giorno in cui morì Paolo Borsellino cui è chiaramente ispirata la canzone “L’appello”.

La folla è entusiasta e l’artista ne approfitta per infiammare ulteriormente gli animi, arriva l’ora di “La guerra del sale”, brano di Silvestri e dell’autocotono Caparezza che viene calorosamente omaggiato da Daniele e dal pubblico, nonostante la sua partecipazione alla serata sia solo eterea. La serata cambia tono, è il tempo di “Argentovivo” successo presentato a Sanremo l’anno scorso assieme al giovane rapper Rancore e Manuel Agnelli, si tratta di un brano che descrive perfettamente i sentimenti di una generazione abbandonata a se stessa e mai ascoltata realmente da qualcuno, è forse uno dei pochi brani all’interno del panorama musicale in grado di restituirci una fotografia della situazione che vivono i milioni di adolescenti odierni, troppo giovani per essere ascoltati e “troppo pericolosi” per lasciarli esprimere. Arriva l’ora di “ Arlecchino” brano del giovane Rancore, canzone molto apprezzata dal pubblico e totalmente in linea con quelli che sono i brani di Silvestri, in cui emerge sempre una critica sociale e il brano di Rancore non è da meno.

L’artista protagonista della serata torna sul palco con “Il mio nemico”, canzone fortemente anticapitalista e che prova a smascherare, attraverso le sue parole, gli interessi che realmente muovono il mondo. E’ una canzone di 17 anni fà ma sembra essere scritta per i giorni nostri, da allora pare non sia camnbiato nulla, allora gli USA si apprestavano ad attaccare l’Iraq e le speranze di pace universale dopo la fine della guerra fredda erano completamente svanite,ancora oggi molteplici sono le ingiustizie che vengono perpetrate nel mondo sotto i nostri occhi per meri interessi economici. Ad un certo punto Silvestri decide di guidarci, attraverso le sue canzoni, negli ultimi 25 anni di storia, vengono rispolverati vecchi successi si inizia con “Dove sei” e “Le cose in comune”, subito seguite da “Hold me “, “Strade di Francia” e “Desaparecido”. Si arriva così nel nuovo millennio con “Occhi da orientale”, canzone nata quando Daniele aveva 16 anni e che l’autore stesso dedicò ad una ragazza che aveva il taglio degli occhi orientale, chi scrive si è trovato ad utilizzare il brano per le stesse ragioni dell’artista, nel pubblico gli animi si scaldano e le coppie presenti, giovani o piu attempate, si lasciano andare ad attimi di passione.

Il nostro viaggio ci porta nel 2002, anno in cui la vita di tutti noi cambia, la moneta passa dalla lira all’euro e allora ecco un riadattamento in salsa moderna della canzone simbolo di un’epoca “Mille lire al mese” diventa “1000 euro al mese”, al termine del brano assisitiamo ad un simpatico siparietto con Josè Ramòn, componente della sua band, che viene sfidato  da SIlvestri a suonare la tromba senza nessuna amplificazione del suono sulle note di 1000 euro al mese, la sfida viene vinta senza troppi problemi da Josè, il quale grazie ai suoi potenti polmoni riesce ad investire con la sua tromba tutto il palazzetto. Il viaggio continua con “A me ricordi il mare”, “Monetine”, “Acqua stagnante” e “L’amore non esiste” realizzata assieme a Niccolò Fabi e Max Gazzè, Silvestri si riscopre cittadino del mondo con “La mia casa” .

Ecco che arriva “La vita splendida del capitano” dedicata esplicitamente al Capitano Francesco Totti che, ritirandosi, ha fatto ricordare a tutti noi che si diventa grandi e che tutto finisce nella vita anche cio che sembra non finire mai, la contrapposizione tra un capitano che unisce e un capitano che divide il paese è un’altro dei messaggi presenti nel brano, le immagini di Salvini durante l’esecuzione del brano vengono ricoperte da fischi assordanti, appunto un capitano che divide e semina odio. Il brano termina e Daniele decide di dedicare la bella serata ad Andrea Camilleri, grandissimo uomo e scrittore ormai scomparso. Effettivamente  quelli che viviamo sono “Tempi modesti” come quelli che canta SIlvestri prima di tornare ai suoi piu grandi successi, “Gino e l’alfetta” e “ Salirò” fanno ballare tutti i presenti senza distinzione di età, sono canzoni distintive della storia di Daniele Silvestri. Il ritmo frena e assume un contorno più tragico con “Le navi”, spesso sinonimo di morte e di disperazione, proprio alle vittime del mediterraneo viene dedicato questa canzone. Sono superate le 23:30 e SIlvestri propone una fine anticipata al pubblico, fine anticipata che non arriverà mai, perchè il pubblico è “Testardo” e vuole ballare sulle note della “Paranza” prima di concludere con “Cohiba”, forse il brano piu cantato dai presenti, attesissimo e lasciato quasi per ultimo,ci  sembra di tornare indietro nel tempo, nel 1959 ai tempi della rivoluzione cubana, in duemila urlano o “Victoria o muerte”, è un trionfo fino “Alla fine”.

 

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Il trionfo del pop italiano: Tiziano Ferro presenta il suo nuovo album “Accetto miracoli”

A tre anni dall’uscita de “Il mestiere della vita”, venerdì 22 novembre 2019 uscirà in tutto il mondo su etichetta Virgin Records (Universal Music Italia) il nuovo e attesissimo album di Tiziano Ferro: Accetto Miracoli.

Tiziano Ferro fotografato da Giovanni Gastel

Tiziano Ferro fotografato da Giovanni Gastel

di Alberto Dotti

Una boccata d’aria fresca, la testimonianza di un cambiamento incredibile e il desiderio di nuove esperienze: sono questi gli ingredienti (vincenti) dell’icona pop italiana – possiamo dirlo, d’eccellenza – che da ormai vent’anni ci regala emozioni da capogiro. A quasi quarant’anni d’età, Tiziano Ferro ci regala un album che riflette – oltre alla grandezza dell’artista che è – una fotografia della propria crescita personale e artistica nel tempo. Prodotto dal guru del sound R&B americano Timbaland per 9 delle 12 tracce che ne fanno parte, il disco è stato anticipato nei mesi scorsi dai singoli Buona (Cattiva) Sorte e Accetto Miracoli, entrambi certificati dischi d’oro: non c’è ombra di dubbio, Accetto miracoli si preannuncia il faro dello scenario pop italiano. Sarà disponibile su CD, vinile (anche in una speciale tiratura in vinile rosso) e in formato digitale. All’interno, ben 12 brani: Vai ad Amarti, Amici per errore, Balla per Me (un duetto – l’unico nell’album – con Jovanotti), In mezzo a questo inverno, Come farebbe un uomo, Seconda pelle, Il destino di chi visse per amare, Le 3 parole sono 2, Casa a Natale, Un Uomo Pop, Buona (Cattiva) Sorte e Accetto Miracoli.
Attesissimo anche il ritorno dal vivo di Tiziano Ferro con il tour TZN2020, che alle date negli stadi italiani, già annunciate a partire dal 30 maggio 2020, aggiunge ora una serie di date nelle arene indoor di 10 capitali europee, con partenza l’11 novembre a Bruxelles.

Un nuovo disco, un nuovo te: è bello vederti felice. Come ti senti?
Sto ancora metabolizzando tutti i cambiamenti della mia vita. Sai, ora tutto è diverso: vivo a Los Angeles (pur non sentendomi americano), mi sono sposato, sto dando vita alla mia nuova famiglia. Questo disco testimonia il cambiamento che sto vivendo: mi sono dovuto reinventare, avevo bisogno di uscire dalla zona di comfort che mi ero creato. Sono ripartito da zero e sai che c’è? Mi è servito un sacco. Dovevo capire chi ero, come cantavo, cosa cercavo. Il risultato è il figlio di una micro-crisi che mi ha permesso di trovare nuovi stimoli creativi. Ho capito che anche con 20 anni di carriera e quasi 40 anni di età, con la musica si può ancora giocare.
Dove pensi ti porterà questo disco e questo cambiamento?
Per me rappresenta un nuovo inizio, un cambiamento del quale sentivo il bisogno, senza averlo tuttavia pianificato. Dove arriverò non lo so, ma al momento sono felicissimo così.
È bello vederti emozionato. In Casa a Natale canti “Sono solo ed è sempre stato così”, cosa si nasconde dietro questo velo di tristezza?
È il tema più complesso non del disco, ma della mia vita. Mi sono sempre sentito un outsider. Un fuori gara. Da piccolo ero bullizzato, mi piaceva studiare e agli altri no, gli altri giocavano a calcio e io no. C’è sempre stato un senso di inadeguatezza. La musica in questo delirio mi ha permesso di trovare una luce, ma poi alla fine non è cambiato molto. Anche con un disco di platino, mi chiedevo chi fossi: i miei amici si laureavano, ed io? Chi ero? Ora che ho quasi 40 anni non è che sono diventato tutto a un tratto felice, ma diciamo che sto iniziando ad accettare ogni cosa che accade nella mia vita nell’ottica di un grande copione che prima o poi darà un senso a tutto.
Il disco s’intitola “Accetto miracoli”, temi le sconfitte?
Non ho mai avuto paura di parlare di sconfitte, di dolori: è il mio invito a non crogiolarsi nella disperazione. Il titolo all’inizio mi sembrava estremo, ma giusto: il disco racconta i piccoli miracoli e le grandi rivoluzioni che sono accadute anche nella mia vita: a volte dobbiamo consegnarci al nostro destino, senza forzarne l’andamento. È in quell’istante che i miracoli accadono e le cose vanno meglio di quanto ci saremmo aspettati.
L’Europa come la vedi?
Non so come la vedo. È un continuo alti e bassi, vedo la Brexit e mi dispiaccio. Spero nell’occhio di riguardo per chi è in difficoltà, nell’integrazione e nell’aiuto teso al prossimo.
E l’Italia?
Cosa volete che vi dica? È una ruota che gira, a volte si va su e a volte si va giù. Votate e non lamentatevi se chi va al governo non vi piace se prima non avete votato. Mi spiace non veder civiltà in chi ci dovrebbe rappresentare, ecco.
Credi che il mondo di voi artisti possa influenzare il potere, la politica?
Quando ti avvicini al sociale non è mai facile, a noi artisti manca un certo tipo di credibilità. Arrivare a chi fa la differenza è difficile, farsi ascoltare ancor di più. Ma non penso che il problema sia nostro, le istituzioni dovrebbero far di più.
Qual è la tua canzone preferita nell’album?
Direi In mezzo a questo inverno, l’ho scritta quando è venuta a mancare mia nonna – Margherita – a cui ero particolarmente affezionato. Sia chiaro, non volevo fare quello che scrive la canzone per la nonna… ecco perchè l’ho declinata al maschile, volevo farla volare per conto suo. Ancora adesso faccio fatica ad ascoltarla, uscirà a brevissimo.
Nel disco l’unico ospite è Jovanotti, che rapporto hai con lui?
Jova è stato il mio primo idolo, fu anche il mio primo poster in cameretta. Avevo il suo astuccio e a carnevale, mentre tutti si travestivano da Zorro, io mi travestivo da Jovanotti. Ho fatto impazzire mia mamma per trovare nei mercatini di Latina le cose che mi servivano. Creai pure un fan club nella mia classe. Ero fissatissimo. Ha accompagnato ogni fase della mia vita, c’è sempre stato. L’ho conosciuto nel 2005, ma tuttora quando gli parlo sono timido, ho una sorta di venerazione. Quello che abbiamo fatto non è un featuring (come si dice oggi), ma un vero e proprio duetto, cantiamo insieme dall’inizio alla fine. Talaltro, sembra che l’abbia scritta lui.
Che rapporto hai con il tuo passato?
Il passato è il passato, l’atteggiamento è cambiato con il presente. La differenza la fa il rapporto con le cose che arrivano.
Ti aspettavi la seconda data di San Siro?
Ma assolutamente no. È tutta una sorpresa e sono felicissimo!

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Sacred Reich, i signori del thrash metal old school: la recensione

Nell’affollatissima stagione concertistica autunnale, un gruppo come i Sacred Reich potrebbe passare inosservato. Errore imperdonabile, visto che i paladini del thrash metal old school sono a tutti gli effetti un unicum nel panorama metal, facendoli assurgere a vero e proprio gruppo cult.

sacred reich

di Federico Moia

Il Legend Club gremito di appassionati – tanto della vecchia guardia quanto di nuove leve – ne è la dimostrazione. Provenienti da Phoenix, Arizona, i Sacred Reich si sono affacciati al mondo del music business tra la fine degli anni ’80 e
l’inizio degli anni ’90, quando ormai il thrash metal era in declino e, nonostante alcuni album entrati nel cuore degli appassionati, sono stati condannati a una fine precoce e quindi a un lungo periodo lontani dai riflettori. Solo lo scorso agosto, dopo aver ripreso a suonare in tutto il mondo da qualche anno, sono riusciti a pubblicare il loro quinto album, Awakening, a ben 23 anni di distanza dal precedente. Ieri sera il debutto milanese. Dopo un piccolo antipasto offerto dai Night Demon, tra il clamore e l’eccitazione generale i nostri salgono sul palco, felici ed emozionati come non mai. Come dirà subito il leader e cantante Phil Rind, non sono mai venuti a suonare a Milano e ciò rappresenta per loro una
grandissima vittoria. Una band scomparsa nelle nebbie del tempo che finalmente riesce ad affrontare un tour europeo nelle più importanti metropoli del vecchio continente. E non a caso il loro album si chiama Awakening. È proprio Manifest Reality dall’ultimo lavoro ad aprire le danze, intonata in coro dai presenti, segno che l’album ha colpito nel segno. La canzone seguente, poi, spazza completamente ogni dubbio e porta tutto il pubblico all’entusiasmo: The American way, dall’album omonimo del 1990. Uno spietato grido di rabbia contro il loro Paese, considerato corrotto e nelle mani di pochi potenti. I testi duri e senza riserve della band colpiscono i leader globali che – secondo la band – stanno cercando di dividere il mondo, facendo leva sulle differenze di classe, educazione, nazionalità, razza o religione, cercando di mettere le persone le une contro le altre. Un appello a prendere coscienza e a capire chi siano i veri nemici nella nuova Divide and conquer. La scaletta corre veloce, passando dai classici come One Nation, Independent e Crimes against humanity, alle nuove Awakening, Killing Machine o Salvation. Oltre al già citato Phil Rind, vero mastermind del gruppo che tra una canzone e l’altra illustra al pubblico la sua visione politica e filosofica della vita, sempre e comunque votata al pacifismo e alla “ricerca di sé stessi”, le ovazioni del pubblico vanno alla coppia d’asce Wiley Arnett e Joey Razdwill e al batterista Dave McClain, paradossalmente forse più famoso degli altri per via della sua militanza nei Machine Head e tornato solo di recente nel gruppo dove aveva suonato agli inizi della carriera. Gran finale con due “hit” della band, Death Squad e l’attesissima Surf Nicaragua. Virgolette obbligatorie visto che, come ricorda Phil, purtroppo loro di hit non ne hanno mai avute, si tratta semplicemente di canzoni popolari tra i fan. Questo non spegne l’entusiasmo visto che il pubblico canta a squarciagola entrambi i pezzi tra la felicità e la soddisfazione della band. Una bella serata, graziata da un Legend decisamente pieno, segno che un certo tipo di metal old school è ancora largamente apprezzato e amato. Sacred Reich, la dimostrazione che anche nel mondo metal possono nascere gruppi attenti a problematiche politiche, sociali e ambientali, fortemente attivi e convinti nella propria causa. Alla prossima!