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Shade declina l’anima con il suo nuovo album Truman

Famoso a tutte le generazioni per i suoi singoli ironici e divertenti diventati ormai delle hit. Shade  esce venerdi 16 novembre con il suo album Truman. In ogni canzone del disc,o il rapper, racconto uno stato d’animo differente da quelle più divertenti e scanzonate a quelle più cupe e introspettive rispettando sempre la verità e la coerenza dell’artista.

Shade

Shade

di Carlotta Sorrentino

Tantissimi i featuring presenti nell’album da J Ax e Grido, idoli per Shade, a Nitro, Emma Muscat, Bouchra e Federica Carta: “Tutte le persone che hanno partecipato al mio album sono prima di tutto persone che stimo e cui voglio bene. Con Nitro c’è stata una sfida incredibile ma anche quando i nostri fan si scannavano sui social noi siamo rimasti amici. Secondo me lui è il più bravo a scrivere della sua generazione.” Insieme all’album, il 16 novembre, uscirà anche il singolo Figurati noi con Emma Muscat anticipato da un ironico video nei quali i due cantanti interpretano i personaggi della Disney. Tra la simpatia dei testi dell’album troviamo sempre messaggi sociali come l’utilizzo ossessivo dei
social network nella società di oggi e il personaggio “stupidotto” che fa da filo conduttore in tutto l’album. Il titolo è un omaggio al film The Truman show, perché come Jim Carrey nel film, anche scade si sente una persona vera tra tanti falsi, l’unico sincero e se stesso in uno show infinito: “Io cerco di essere sempre me stesso, senza filtri, anche sui social. Quest’ultimi possono essere usati bene ma possono sfuggire di mano. Ne è un’esempio l’episodio di goliardia successo di recente, che ci ha fatto vedere la vera faccia delle persone”.

All’interno dell’album è presente anche l’altra faccia del rapper, ovvero il doppiatore, altro lavoro che Shade porta avanti in parallelo e che ama molto, infatti il brano La Festa Di Stacy è un parlato che collega due tracce: “Come doppiatore mi capita spesso di recitare la parte di completi idioti. Ne ho creata una ad hoc e ho farcito i dialoghi con espressioni in “doppiaggese” quelle che nessuno di noi userebbe mai nella vita reale: Da Sballo Ci Puoi Scommettere…in fondo è un Truman Show, non poteva mancare qualche scena recitata”. Con l’uscita dell’album, Shade incontrerà i suoi fan negli store delle principali città italiane, ecco l’elenco:

16 novembre TORINO Feltrinelli  Stazione Porta Nuova h 17.00

17 novembre  FROSINONE Mondadori Bookstore Via Aldo Moro 223 h 15.00  – ROMA Discoteca Laziale – Via Giovanni Giolitti  263 h 17.30

18 novembre   SALERNO  Feltrinelli Corso Vittorio Emanuele h 15.00  – NAPOLI Feltrinelli Stazione Piazza Garibaldi h 18.00

19 novembre   LUCCA    Sky Stone & Songs – Piazza Napoleone h 15.00  – FIRENZE Galleria Del Disco – Piazza della Stazione  h 18.00

20 novembre  MILANO  Mondadori Duomo h 15.00 – VARESE Mondadori Bookstore – Via Emilio Morosini, 10 – h 18.00

21 novembre  GENOVA Mondadori Bookstore Via XX Settembre 27 h 15.00

22 novembre   PADOVA h 15.00 Mondadori Bookstore Piazza Insurrezione 3 – BOLOGNA h 18.00 Mondadori  Bookstore Via Massimo D’Azeglio 34/A

23 novembre ANDRIA Mondadori Bookstore Corso Cavour 132 h 15.00 – LECCE Feltrinelli Via Dei Templari 9 h 18.00

24 novembre  MESSINA Feltrinelli Via Ghibellina 32 h 15.00 – CATANIA CC Centro Sicilia h 18.00

25 novembre  PALERMO   Mondadori Bookstore Via Filippo Pecoraino Località Roccella CC Forum h 14.30

26 novembre   BRESCIA Mondadori Corso Palestro 18 h 15.00 – STEZZANO BG Mediaworld CC Le Due Torri h 18.00

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Donna Roma è il nuovo singolo di Nicole Riso

Una vittoria annunciata da un’estate di piazze e locali per la cantautrice/cantastorie Nicole Riso e la sua “Donna Roma”, brano che il 13 novembre sarà disponibile in radio e in download su tutte le piattaforme digitali.

Nicole Riso

Nicole Riso



Venerdi 19 ottobre è infatti andata in scena, dalla storica Sala A di Via Asiago, sede di Radio Rai, la 4a edizione del contest ideato da Elena Bonelli “Dallo Stornello al Rap” dedicato ai cantautori che raccontano Roma. Una giuria capitanata da Amedeo Minghi e composta da figli d’arte (Francesco Venditti, Gianmarco Tognazzi, Aisha Cerami, Francesco Fiorini, Corrado Guzzanti, Adriano Giannini, Cesare Rascel, Carlotta Proietti, Margherita D’Amico, Gianluca Guidi, Jacopo Fiastri) ha decretato la vittoria di “Donna Roma” con Nicole Riso che ha dichiarato:
 
 
“Grazie a chi mi ha contagiato Dallo Stornello al Rap. Emilio Stella e Mirkoeilcane con cui ho avuto il piacere di dividere un palco. Vittorio Cranio Randagio con cui purtroppo non potrò più dividerlo. Ai bravi musicisti che hanno suonato con me. Alla Noise Symphony e a Francesco Tosoni per aver impreziosito il brano. A Radio L’Olgiata che mi supporta e sopporta. Ma soprattutto grazie ad Elena Bonelli che crede in un sogno che sta contagiando tanti giovani cantautori”.
 
Nicole Riso ha iniziato nel 2015 il suo percorso cantautorale ad Area Sanremo con “Un Viaggio”, brano pop dedicato ai tanti giovani che lasciano l’Italia alla ricerca di fortuna all’estero. A questo pezzo sono poi seguiti altri brani tutti dedicati all’universo femminile, tra cui spicca “Non avrete il mio odio” la lettera d’amore dedicata a quella mamma deceduta nell’attentato del 13 novembre 2015 al Bataclan proprio la sera in cui Nicole iniziava il suo primo tour su un palco di Milano.
 
Nel 2017 nasce il progetto “Donna Roma” dove la musica tradizionale romana intreccia i suoni di infiniti generi musicali con testi scritti in un linguaggio semplice e popolare, che raccontano storie di vita della Capitale ma che sono simili ad ogni altra città italiana. Storie come quelle che faranno parte dell’album e dello spettacolo in preparazione, come Nino e Antonio e la loro storia d’amore contrastata dalla società; o Fortunella e la sua gioventù da precaria.
 
“Donna Roma” è stata presentata quest’anno in anteprima negli eventi collaterali del Festival di Sanremo; poi nel maestoso scenario del Circo Massimo, accompagnata dai gladiatori del Gruppo Storico Romano, durante i festeggiamenti per il Natale di Roma. Sono poi seguiti una serie di eventi in piazza tra cui l’apertura del concerto de L’Orchestraccia davanti a 5.000 persone. Ma “Donna Roma” è stata apprezzata anche oltre i confini regionali: in Toscana è arrivata tra i sette finalisti del Premio Valentina Giovagnini, unico brano cantautorale in dialetto.
 
“Donna Roma” è prodotto, con la direzione artistica di Francesco Tosoni, da Radio L’Olgiata Media Group in collaborazione con l’etichetta Noise Symphony,due realtà impegnate sulla scena romana con una sinergia che ha dato vita ad INDIeFFUSIONE, un progetto che sta valorizzando la musica indie ed emergente nella Capitale.
 
In “Donna Roma” hanno suonato: Samuel Stella (chitarre) Ruggero Giustiniani (batteria) Martina Bertini (basso) Stefania Nanni (fisarmonica).

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Satori Junk, The Golden Dwarf: la recensione di Federico Moia

Tra i mille sottogeneri del metal, uno dei più ostici, complessi, quasi indigeribili, è sicuramente il doom metal. Tempi dilatati, atmosfere opprimenti, riff ipnotici e ripetitivi che danno l’impressione di addentrarsi in un labirinto di suoni e suggestioni. Un genere difficile e di nicchia, che però non ha scoraggiato i milanesi Satori Junk a comporre la loro seconda fatica discografica, due anni dopo l’esordio omonimo.

Satori Junk

Satori Junk

di Federico Moia

The Golden Dwarf mostra un’evoluzione nel suono dei nostri. Il sound, pur non allontanandosi dai canoni dettati dai maestri del genere, si è evoluto arricchendosi di personalità e lasciando capire il percorso artistico intrapreso. L’approccio al disco può essere difficoltoso, data anche la lunghezza dei pezzi, e solo dopo vari ascolti si iniziano davvero ad apprezzare le trame musicali tessute dai quattro milanesi. Dopo una breve intro, si parte con All Gods Die, che mette in luce le molteplici influenze della band. Una partenza quasi jazz, con colpi di batteria appena accennati e una voce suadente che inizia ad avvolgere l’ascoltatore. A metà pezzo l’atmosfera cambia di colpo e ci si ritrova avviluppati da riff ipnotici e avvolgenti e tastiere psichedeliche che modulano melodie inafferrabili e variopinte. La traccia apparentemente monotona cambia spesso e repentinamente proponendo ritmi sempre diversi. Se All Gods Die giocava ancora con influenze jazz e melodie fusion, la successiva Cosmic Prison incede pachidermica con riff pesantissimi e quasi monotòni che proseguono imperterriti per tutti i 10 minuti abbondanti della canzone, lasciando spazio solo a intermezzi di suoni alieni, che sembrano uscire dai “migliori” film sci-fi di serie B. Le atmosfere spaziali portano l’ascoltatore sempre più in profondità, in un vortice che sembra non finire mai, con la voce del vocalist Luke Von Fuzz che si allontana sempre di più nella spirale cosmica in cui siamo ormai intrappolati. Psichedelie cosmiche al sintetizzatore, suonato sempre da Von Fuzz, danno il via alla successiva Blood Red Shine che prosegue il trip. Il gioco tra la chitarra di Chris e il basso di Lory Grinder si fa qui più intricato, tra i numerosi break e – finalmente – da alcuni assoli melodici davvero pregevoli che rimandano alle origini stesse del doom, ovvero ai maestri indiscussi Black Sabbath. La canzone è anche la più corta dell’album, poco più di 5 minuti, anche meno se si esclude la lunga outro tra campane, piatti e strumenti orientali che conducono nella successiva e mastodontica Death Dog. L’inizio riprende la melodia accennata nel pezzo precedente, ma qui i sintetizzatori passano momentaneamente in secondo piano, dando più risalto ai riff stoner di chitarra. Anche la voce quasi strascicata riporta alla mente tanti gruppi del passato che è innegabile abbiano avuto  un’influenza sul quartetto milanese. Oltre ai già citati Black Sabbath, vale la pena ricordare gli Electric Wizard – che più di tutti si avvicinano al sound proposto dai Satori Junk – e gli Sleep. Riff monolitici e incursioni elettroniche rendono Death Dog sicuramente la traccia più pesante di tutti. Un vero macigno che incede in un crescendo di violenza e follia lungo tutti i 15 minuti del pezzo. Si chiude con la title track, The Golden Dwarf, che racchiude tutta la potenza  immaginifica ed evocativa dei quattro, inquietante nella sua lentezza esasperata. Piccola chicca finale, la cover di Light My Fire dei Doors, spettrale e angosciante, in cui i riff che furono di Robby Krieger sono dilatati e distorti all’inverosimile e la voce è quasi un pallido velo che ricopre il tutto. Che dire? The Golden Dwarf non è certo un disco di facile assimilazione e richiede ascolti attenti per poter essere compreso nelle sue molteplici sfumature. L’incrocio di doom metal, stoner, acid rock e jazz crea atmosfere particolarissime, in cui immergersi, cadere in catalessi sospesi tra sogno e realtà, perennemente in bilico sul baratro. Una conferma della bontà e della fantasia espressa dalla scena metal tricolore, con la speranza che possa sempre più riscuotere gli apprezzamenti e il successo che merita.