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Cristina Meschia, racconta la storia delle sue terre in Intra

“Intra” è il nuovo progetto discografico, in uscita in digital download a partire da venerdì 9 settembre, di Cristina Meschia: un album, tra folk e jazz, tra l’italiano e il dialetto piemontese (“amo le tradizioni e cantare in dialetto mi ha fatto sentire sincera e vera, il dialetto mi ha trasmesso una sensibilità maggiore e inaspettata”, racconta Cristina), che nasce tra i fiumi verbanesi di San Bernardino e di San Giovanni. “Intra” raccoglie dodici tracce in cui la cantautrice piemontese mette in musica e arrangia, insieme a Riccardo Zegna, poesie popolari, canti eseguiti da cori, canti eseguiti nelle osterie e nelle valli del suo territorio (Cristina Meschia è originaria del Verbano Cusio Ossola), attraverso un lungo lavoro di ricerca delle tradizioni storiche, di testimonianze e memorie, di recupero di spartiti e libretti con i vecchi brani.

Cristina Meschia

Cristina Meschia

Tra gli ospiti dell’album (distribuito da IRD) il contrabbassista Luca Alemanno, il batterista Nicola Angelucci, il contrabbassista Gabriele Evangelista, il chitarrista Alessandro Di Virgilio, il flautista Dario Terzuolo, il sassofonista Jacopo Albini, il quartetto d’archi Aether Quartet e il cantautore Federico Sirianni. Il lavoro – nato con la collaborazione del pianista Riccardo Zegna che ha suonato e curato gli arrangiamenti – ha avuto il patrocinio della Regione Piemonte, Provincia del VCO, Comune di Stresa, Comune di Verbania Comune di Ghiffa, Parco Nazionale Val Grande, Museo dell’Arte e del Cappello, rete museale dell’alto verbano. Il disco verrà presentato lo stesso 9 settembre al Teatro del Chiostro (Vb), ospiti Roberto Mattei, Massimiliano Salina, Riccardo Zegna, Alessandro Chiappetta. Queste le altre date di live di presentazione di “Intra”: il 17 settembre alla bottega Epoque di Stresa; il 23 settembre presso Evolvo Libri (Gravellona Toce) con Mirko Zullo; il 25 settembre alla libreria altroQuando di Roma; il 30 settembre presso La Rusnenta (Torino); il 7 ottobre  presso Libreria Alberti di Intra; l’8 ottobre all’interno della giornata di scrittura creativa e contest fotografico, organizzato con Baiettini 18 e Mirko Zullo in Via Baiettini (storica Via di Intra); il 9 ottobre a Calizzano (Savona) con Riccardo Zegna e amici della musica; il 14 ottobre live in occasione al della manifestazione Ghiffa in musica presso la Chiesa di S. Maurizio di Intra con Riccardo Zegna al pianoforte; il 5 novembre presso l’Associazione Factory 28 e Caffè Rosmini nell’ambito della rassegna SATURDART (via Rosmini 27 – Domodossola). Tutti gli altri appuntamenti sono segnalati sulla pagina Facebook di Cristina Meschia.

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The Ghibertins, un mistero folk-rock

Folk-Rock originale, quello di The Ghibertins, band milanese che ormai vanta cinque anni di storia. Il loro primo EP si intitola Square The Circle. Chi sono, sove vogliono arrivare, la loro magia lo raccontano loro stessi in questo articolo per Note Spillate.

The Ghibertins

The Ghibertins

di The Ghibertins

Ancora oggi, nonostante 5 anni di attività ci risulta difficile spiegare chi sono i The Ghibertins. Incominciamo nel dire che siamo un gruppo folk/rock milanese che canta in inglese. Possiamo aggiungere che siamo profondamente influenzati da gruppi come Mumford & Sons, John Mayer, Ben Harper, Paul Simon, Ryan Adams & Pearl Jam. Chiudiamo presentandoci: Alessio (cantante, chitarra, percussioni), Lorenzo (chitarra), Alessandro (basso, chitarra, percussioni). Abbiamo fatto sicuramente una presentazione breve e sintetica, ma forse non troppo precisa, perché la voce “percussione” merita una piccola precisazione. Non potendoci “permettere” un batterista utilizziamo come strumento la custodia rigida della chitarra, sia nei nostri live, sia in studio. Certo che avremmo potuto trovare un batterista, ma la verità è che una volta che inizi a tenere il ritmo e “picchiare” su quella custodia, non si riesce più a smettere. Da poco abbiamo pubblicato il nostro primo EP Square The Circle. Potremmo raccontarvi dell’espressione di chi ha mixato il nostro EP quando, per la prima volta , ha dovuto microfonare la custodia appoggiata su un porta pianola, ma preferiamo raccontarvi come grazie al nostro primo singolo Round Trip siamo riusciti a rimanere per 4 settimane nella classifica degli artisti emergenti di iTunes.

Square The Circle parla di amore e odio e della sottile linea che spesso li divide, due sentimenti che nel bene e nel male fanno girare il mondo. E’ stato registrato presso il T.Rex Studio di Milano, mentre il mastering è stato fatto presso gli Sterling Studio di New York da Greg Calibi sound engineer di pietre miliari come Born to Run di Bruce Springsteen e Graceland di Paul Simon ai più recenti “Lost in a Dream” dei War On Drugs e “I Love You Honeybear” di Father John Misty.

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Sean Rowe e quella voce che riempie ogni spazio

La Salumeria della Musica di Milano ha ospitato Sean Rowe, per la prima volta in Italia nonostante le originali meridionali dei genitori. Il cantante americano si è esibito sul palco del locale milanese nella sua unica tappa italiana.

Sean Rowe alla Salumeria della Musica

Sean Rowe alla Salumeria della Musica

di Matteo Rossini

L’artista ha presentato live Madman, il suo ultimo album di inediti pubblicato a settembre per Anti Records. Il cantautore, barba lunga e voce profonda, è tutto ciò che c’è di più lontano dalla musica commerciale e dai ritmi che ascoltiamo ogni giorno alla radio. Sean è salito sul palco accompagnato solo dalla chitarra, piena di scotch come lo scudo insanguinato di un guerriero, simbolo di lotte, battaglie, vita vissuta e storie da raccontare. Il cantante si è detto emozionato per la sua prima apparizione in Italia, ma quel senso di smarrimento è velocemente volato via dopo il primo accordo.

Sean, esteticamente più simile a un vichingo che al cantante folk dell’immaginario collettivo, ha spiazzato con la sua voce calda e avvolgente in grado di permeare ogni singolo spazio del locale. Il suo timbro si è imposto con forza grazie anche all’armonica che ha lasciato inermi gli spettatori davanti alla sua melodia. Voce, chitarra e anima, tre sole cose che sono riuscite a scaldare i presenti. L’artista ha presentato i brani di Madman, tra cui il singolo omonimo, la bellissima Desiree, l’intensa Shine My Diamond Ring, My Little Man, canzone dedicata a suo figlio, e una cover di Bruce Springsteen, palesemente punto di riferimento per il cantautore americano.

L’atmosfera avvolgente del locale si è legata alla perfezione con l’anima folk, blues e a tratti quasi indie del cantante per un concerto scivolato via troppo in fretta e che con un solo bis non è riuscito a soddisfare la voglia di buona musica degli spettatori. Generalmente è difficile riempire una stanza solo con voce e chitarra, ma Sean è la riprova che è assolutamente fattibile, e per lui non è stato neanche difficile. Non sappiamo quale fosse il suo obiettivo, ma se dovesse esser stato quello di lasciare a bocca aperta, allora c’è riuscito pienamente. In conclusione, non resta che dire che Madman non è solo il titolo del suo ultimo album, ma anche colui che non si prende cinque minuti per ascoltare, e magari scoprire, un’artista straordinario.