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Beppe Carletti fa la compilation del I maggio per Note Spillate

Il primo maggio è un giorno speciale, ammantato di tante valenze politiche e sociali. E’ un giorno in cui, più di altri, ci si ferma a riflettere. Si cerca di capire in che direzione va il mondo e se noi la seguiamo oppure lottiamo per deviarla e dargli una strada più umana. E’ anche una occasione per (ri)scoprire canzoni che magari non sentiamo da tempo. Oppure le sentiamo spesso e non vogliamo separarcene mai. Ci ha fatto una sua speciale tracklist Beppe Carletti, anima, mente e sorriso dei Nomadi, da poco usciti col nuovo disco “Nomadi 50 + 1″.

I Nomadi

Beppe Carletti al centro con i Nomadi

Leggi l’intervista a Beppe Carletti per il disco “Nomadi 50 + 1″

La tracklist di Beppe Carletti per il primo maggio:
La locomotiva di Francesco Guccini
Dio è morto dei Nomadi
Io vagabondo dei Nomadi
Musica ribelle di Eugenio Finardi
Certe notti di Luciano Ligabue
Viva l’Italia di Francesco de Gregori
Samarcanda di Roberto Vecchioni
Il giorno del dolore che uno ha di Ligabue
Lilli di Antonello Venditti
Come potete giudicar dei Nomadi

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Pino Daniele, la sua vita, la sua Napoli…"tutta n'ata storia"

Pino Daniele (foto di Roberto Panucci)

Arriva il 22 Gennaio ” Tutta n’ata storia – vai mo’ – live in Napoli”, il cd con dvd del grande concerto a Piazza Plebiscito con cui Pino Daniele festeggiò i 30 anni di carriera. Un racconto, una storia, quella di un grande artista, quella di una grande città. Dopo sei date sold out nelle scorse festività natalizie, l’artista tornerà a Piazza Plebiscito il 12 Luglio, con il concerto evento “Napule è – Tutta n’ata storia” insieme a Enzo Gragnaniello, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Joe Amoruso, Rino Zurzolo e grandi artisti della musica italiana. Note Spillate ha incontrato e intervistato Pino Daniele a Roma.

Pino Daniele oggi ci si diverte e quanto una volta?
Oggi siamo sicuramente più maturi, ci divertiamo con una consapevolezza diversa, allora era una cosa di costume, c’era un successo discografico straordinario. Poi ognuno di noi ha fatto un percorso, e ci siamo ritrovati ora, più contenti e più maturi. Di divertimento ce n’è stato e ancora ce n’è tanto, se non ti diverti la gente non si diverte.
Anche le nuove generazioni la paragonano a Maradona che per loro è una fede. Com’è cambiato negli anni il suo rapporto con Napoli?
Ho vissuto a Napoli tanti anni fa. Oggi con la consapevolezza delle cose vivo la città, vivo l’impegno delle cose belle che ho scritto in passato. Per me oggi è come avere un rapporto con Napoli nel mondo, cerco di portare questo mio modo di cantare, di suonare nel mondo, come napoletano e come italiano. Portare il nome della mia città all’estero, questo è il mio impegno.
Una curiosità: nel dvd pezzi storici come “Napule è” non sono stati inseriti. Come mai?
Abbiamo molto materiale, probabilmente ci sarà un altro progetto. Si tratta fondamentalmente di una scelta, esistono molte compilation di quei brani, volevamo riproporne altri stavolta.
Ha mai sentito la responsabilità di dover raccontare Napoli anche nelle sue evoluzioni sociali, culturali e musicali?
Credo non bisogni cadere nell’idea di dover fare a tutti i costi la telecronaca di quello che succede in una città. Un artista fa quello che sente di fare, e in quello fa venire fuori una certa sensibilità. Io scrivo della vita, sono uno istintivo.
Quanto è difficile la collaborazione con altri artisti e con quale artista italiano le piacerebbe collaborare?
Collaborare con un altro artista significa confrontarsi, è una cosa stimolante e permette di migliorarsi. Io sono sempre disponibile, ho sempre cercato emozioni per arricchirmi. Ho collaborato con tutti in Italia: Vasco, Battiato, Giorgia, Zucchero e anche col Maestro Luciano Pavarotti.
E’ vero che il concerto del 12 Luglio a Piazza Plebiscito sarà trasmesso in diretta televisiva?
Al nostro progetto si è unita Ballandi Entertainment, ne stiamo discutendo. Sarà una prima serata e ma non saremo legati agli schemi televisivi.
Ci parli dei due inediti del disco.
Volevano essere due pezzi completamente diversi e lo sono. Sono stati realizzati e prodotti con Phil Palmer. Volevo lavorare con lui, è un chitarrista che stimo e mi piace il suo modo di lavorare, molto vicino al mio. E’ stato un esperimento, due canzoni realizzate esclusivamente con chitarre dal colore rock che tanto ci piace.
Crede che oggi, di nuovo, in Italia non ci sia nulla?
Non e comunque credo sia una cosa soggettiva. Le cose sono diverse, c’è un nuovo modo di fare musica; per alcuni è rumore, ma in realtà ci sono moltissimi esperimenti nuovi ed è sempre interessante venirne a conoscenza. Bisogna essere positivi, si possono creare cose nuove avendo come riferimento il passato. Ci sono artisti che secondo me ci riescono, come Raiz o Antonio Onorato.
Si è parlato della partecipazione di Eric Clapton per il concerto del 12 Luglio…
E’ una notizia falsa. Non è in programma per ora una mia collaborazione con Clapton, ma abbiamo qualcosa in cantiere per il 2014.
Prima diceva che si può unire il vecchio e il nuovo. Quindi sicuramente guarderà Sanremo, dove ci saranno Albano e Cotugno, ma anche Mengoni, Chiara e Annalisa.
Sanremo è un palinsesto televisivo, dà più spazio all’intrattenimento, ha obiettivi e regole televisive. La musica fa parte di Sanremo ma ci sono anche tantissimi artisti famosi che non vi hanno partecipato.
Cosa pensa dei talent?
E’ un nuovo modo di proporre musica, ne fanno soprattutto un fatto tecnico. E’ un concetto di gara importato dall’America e dall’Inghilterra. Il fenomeno One Direction testimonia un cambiamento del concetto di musica: la canzone non è più legata al contenuto ma a uno studio. Personalmente ho lavorato con Emma e Alessandra Amoroso e le ho trovate straordinarie, a loro agio sul palco. Ecco, vedere questa sicurezza nei giovani, mi dà coraggio.
Le hanno mai proposto di fare il giudice in un talent?
Non ne sarei capace. In televisione bisogna essere scaltri, accattivanti, io non ne ho voglia. Non sono un intrattenitore.
Quali sono i tre dischi italiani che porterebbe sempre con sè e con chi le piacerebbe fare un duetto, che non ha mai fatto.
Io amo Battiato, Morgan, Fossati, Guccini, Ligabue, Ramazzoti. Molti artisti, è difficile, sarei imbarazzato a dire tre nomi solamente. Il duetto per me è lo scambio di emozioni, ricordo che  una sera a casa mia venne Antonacci, cenammo e prendemmo le chitarre, e così nacque un brano. Per non nasce il duetto, ma uno scambio, una voglia di fare qualcosa insieme, in sintonia.
Darete al concerto del 12 Luglio un orientamento benefico?
Abbiamo fatto con Clapton un concerto a Cava De’ Tirreni il cui incasso è stato interamente devoluto, stiamo considerando altre iniziative simili, ma quella di Piazza Plebiscito è una cosa diversa. Parliamo di venticinque artisti, di costi molto alti, sarà una cosa grossa.
Scelga un duetto, anche  impossibile, come emblema della cultura musicale italiana, chi sceglierebbe?
Sicuramente Paoli o Fossati. Sono molto legato a Genova, alla Liguria, a quella che è stata la scuola genovese. Penso anche a Guccini. Grandi artisti e grandi penne.
C’è un riferimento cinematografico, un film anche legato alla sua città, che le sta particolarmente a cuore?
A parte quelli di Troisi? Mi piacciono molto i film degli anni di De Sica, le commedie di Eduardo, sono un cultore di quel periodo.
In tutta questa “ata storia” appunto, si riesce a vedere una Napoli del futuro? Lei dove si colloca?
Non so se c’è una Napoli del futuro in questo. Io sto lavorando sul mio repertorio, facendo una ricerca musicale. Sto cercando di fare un concerto di canzoni nuove intervallate a pezzi storici. E’ un esperimento azzardato, poi il risultato si vedrà. Ci sono dietro mesi di lavoro e mi sto entusiasmando alla cosa.

(Intervista di Irene Zambigli)

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Guccini, canzoni di notte verso l'ultima Thule

Francesco Guccini

Non è semplice scrivere di chi non ha più voglia di scrivere. Soprattutto quando per anni ti sei nutrito del suo scrivere. E’ vero solo di canzoni si tratta. Ma quanta vita c’è in una canzone? Quanto di noi c’è in Amerigo? E in quel strano personaggio che si chiama il frate e va in giro “vestito di stracci e stranezze”? E Van Loon con “i bagagli già pronti da tempo da uomo prudente”? E Keaton quel pianista che non sorrideva mai? Potrei proseguire a lungo tra pensionati e gente da osterie di fuori porta, Antenor e il suo destino beffardo e Filemazio amante del sapere, il vecchio e il bambino e Culodiritto, una favola di montagna per la sua reginetta dei telecomandi.

Insomma Francesco Guccini butta l’ancora, a forma di chitarra, nel porto immaginario dell’Ultima Thule. Lo ha annunciato pochi giorni fa ma ci pensava dagli anni Settanta. E’ un quieto inquieto, Guccini. Non usa il computer, non usa il telefonino…c’è una sua canzone che si chiama “Blackout” e racconta una notte senza elettricità in una casa dell’Appennino. Quando devi cavartela con le candele. Quando l’acqua calda non c’è. Quando senti i fantasmi degli avi che i panni li lavavano al fiume o con la cenere. Nell’ultima Thule c’è un ospite straordinario, si chiama Limentra. E’ il fiume di Pavana. Per me, per chi come me con Guccini ci è un po’ diventato grande, è più affascinante del Danubio. E pure più blu.

Ora che succederà? Che magari si rispolvera il vecchio giradischi per sentire quel brusio di sottofondo che era uno strumento aggiunto. Che i suoi dischi, anche se travestitit da cd, continueranno a girare. Perché le sue storie sono sempre fresche. E’ come rivedere “Amarcord”: ogni volta cogli un particolare nuovo, che prima ti era sfuggito. Ed è così pure in quel turbinio di versi e accordi. E allora mentre “L’Ultima Thule” gira e racconta di uomini e vita ricordiamogli che questa volta ci ha fregati davvero, Francesco. E quando picchierò la testa contro i miei perché…allora mi ricorderò di te.