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Beata Beatz parte alla conquista dell’Italia. Al suo fianco Gue Pequeno

Direttamente dalla Germania, arriva Beata Beatz. Per iniziare la sua avventura in Italia, la bellissima e biondissima Beata Beatz ha deciso di partire duettando con Gue Pequeno, mescolando il pop con l’hip pop. La abbiamo intervistata.

Beata Beatz

Beata Beatz

di Milly Abrusci

Beata Beatz è una cantante e modella tedesca molto conosciuta in Germania. Canta in Svizzera, Austria, Spagna, Polonia, e per inserirsi anche in Italia ha scelto di farlo duettando con uno dei rapper più famosi del nostro Paese, Gue Pequeno. Partiamo proprio da questa collaborazione: “Al mio manager ho espresso il desiderio di espandere la mia musica e farla conoscere anche in Italia, in cui mi sono esibita diverse volte. Lui mi ha proposto Gue Pequeno, io non lo conoscevo ma mi sono subito informata ascoltando i suoi brani. Mi è piaciuto subito, ha un grandissimo talento, e così abbiamo chiesto a lui cosa ne pensasse di questa collaborazione. La conferma è arrivata mentre ero a Stoccolma. Gue era a Londra e quindi l’ho raggiunto lì per incontrarci e registrare il brano. Facciamo parlare la musica mi ha detto, e così è stato”. Il brano è Speed of Light e “unisce due generi musicali, il pop con la mia voce e l’hip pop con quella di Gue. Non è una novità, ma è molto vera e interessante. Inoltre, ho voluto unire anche due lingue, quali l’inglese e l’italiano -racconta Beata- questa canzone parla della forza dell’amore. Noi donne siamo drammatiche quando amiamo. Quando siamo innamorate facciamo di tutto per non far scappare il nostro partner”. Seguirà un album che uscirà a giugno e che vedrà un’altra collaborazione italiana, con I Desideri, un gruppo napoletano. Appena il disco sarà concluso, saranno programmate le date del tour italiano.

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MarraGuè, il racconto di un tour trionfale…e a luglio si riparte!

Si conclude all’Alcatraz di Milano, Santeria live, il tour di Marra e Gué che ha fatto il giro d’Italia e termina con una terza data a Milano.

Marracash e Gué Pequeno

Marracash e Gué Pequeno

di Carlotta Sorrentino

Alcatraz sold out, come molte altre tappe del tour, per concludere al meglio questa loro avventura. Durante lo spettacolo gli artisti si esibiscono in tutte le canzoni dell’album Santeria,  scherzando con il pubblico e con immagini ironiche e irriverenti, proprio come i due protagonisti. Ad arricchire i pezzi ci sono i video che introducono le canzone: Emoziona, e un po’ commuove, un piccolo album di foto dove vediamo i due rapper da giovani, amici da una vita. A seguire le performance dell’album Santeria MarraGuè tornano rispettivamente Marracash e Gué Pequeno e inventano un concerto nel concerto nel quale si esibiscono singolarmente con i loro successi.

Scenografie e luci impeccabili, accompagnano i racconti dei cantanti. Il pubblico pronto a seguire ogni parola dei testi non si è tirato indietro nemmeno per un secondo, dalle urla per vedere quante ragazze erano presenti, allo “sgasare” con le mani durante il brano “scooteroni” molto amato dai fan. Dalle canzoni più “rappate” a quelle più melodiche gli artisti sono riusciti a tenere il palco come due veri campioni, trasformato la loro ultima data in uno show privato per gli amici.

Il tour congiunto di Marracash e Gué Pequeno riparte:
13 luglio 2017
ROMA – POSTEPAY SOUND ROCK IN ROMA

14 luglio 2017
MILANO – CARROPONTE

27 luglio 2017
SOVERATO (CZ) – SUMMER ARENA

29 luglio 2017
GALLIPOLI (LE) – SOTTOSOPRA FEST – PARCO GONDAR

Annunciati i primi nuovi appuntamenti live in estate per MARRACASH e GUÈ PEQUENO, che porteranno l’album Disco di Platino “SANTERIA” sui palchi di importanti festival italiani tra cui, dopo le migliaia di presenze registrate con le tre date soldout all’Alcatraz, il Carroponte a Milano. Si conferma anche dal vivo, con il grande successo di pubblico del recente tour tutto esaurito, la combinazione vincente di due delle più figure più carismatiche della scena rap italiana. Santeria Live è un tributo al loro stile e gusto musicale, nei suoni, nelle immagini e fotografa il momento più alto delle loro carriere. La scaletta del live, la cui scenografia e visual sono come per l’album curate da Armando Mesias, vedrà una serrata performance di brani dal loro primo progetto discografico tra cui: MONEY / SENZA DIO / SALVADOR DALI / MALEDETTO ME / CANTANTE ITALIANA / INSTALOVA / PURDI / SCOOTERONI / NULLA ACCADE etc., prendo alle loro singole produzioni, così a comporre il loro intero percorso artistico.

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Club Dogo, in medio stat Hip Hop

Doppia data, ieri sera e stasera, all’Alcatraz di Milano per i Club Dogo, una delle crew hip hop più amate d’Italia. Jake La Furia, DonJoe e Gué Pequeno hanno infiammato i fan. Vi raccontiamo la serata, la prima. E stasera si bissa con un altro tutto esaurito

Club Dogo

Club Dogo

di Elena Rebecca Odelli

Non conosco molto la cultura rap. Ho iniziato ad ascoltare quel genere così lontano da me, troppo tardi se consideriamo l’età media dei fruitori hip hop. Ammetto la mia ignoranza in campo e metto le mani avanti come atto dovuto. E’ la curiosità, ciò che mi ha mosso ieri ad assistere al live meneghino del Non siamo più quelli Mi Fist Tour dei Club Dogo. Che il mondo rap sia un universo parallelo, lo capisci appena entri all’Alcatraz. E’ un pianeta fatto di codici, un po’ come l’indie, l’heavy metal, il rock. E’ un luogo che implica un certo dress-code e tracotanza. Ammetto che nei miei jeans a vita altissima hipster style, mi sono sentita a disagio. Mi è sembrato talvolta di fare un tuffo nel passato quando, da ragazzina, ti confrontavi con un gabber o un tamarro D.O.C., tu una mezza punk. Ma la cultura rap va oltre lo scevro vestiario.

Iniziamo con il dire che il salto di Non Siamo Più Quelli di Mi Fist, rispetto agli album precedenti dei Dogo, è lampante anche sul palco. L’m.p.v Don Joe, fa della sperimentazione il cavallo di battaglia, un orecchio in Italia e l’altro che ascolta le frequenze oltreoceano. Jake e Guè fanno il loro tra occhiali da sole e rime provate e riprovate. Purtroppo, causa impianto audio non ottimale, chi sostava in fondo alla venue non ha potuto gustare mezza sillaba. Ecco il motivo di una non-recensione di un live, ma una riflessione generale. In primis, ho capito che c’è rap e rap. Nato tra i sobborghi o per strada, era il genere che deteneva il disagio sociale dei ragazzi, era quello che declamava slogan per una rivoluzione o solo un cambiamento.

Ecco quella forma di rap c’è ancora, forse più moderata, perché risulta assurdo parlare di povertà se giri con una collana al collo da 800 carati. A questo, per contro, si contrappone l’hip hop da passerella, quella dei brani scontati, quella di racconti che citano frasi popolari, quelli che denotano un occhio che strizza verso il qualunquismo, dove per esserci devi esagerare da un lato e ammiccare dall’altro. Si tratta di capire chi e cosa vuoi essere da grande. Un po’ come il pop o il pop-rock, c’è chi costruisce un testo e chi usa rime facili da banco elementare. C’è Battisti e c’è D’Alessio, per capirci. Si tratta di capire a chi ti stai rivolgendo e cosa vuoi comunicare. Se a live di Emis Killa ci sono bambini di sei, sette anni che cantano di pratiche sessuali e sostanze stupefacenti, beh “Huston abbiamo un problema”.

Poi, arrivano i Dogo e capisci che il compromesso esiste. Da un lato trovi PES, dall’altro ci sono le amare Lisa, Un’altra via non c’è e Soldi in cui si riflette sul lao oscuro del denaro. Nel mezzo, tra le due fazioni, il fitto punchline di Sayonara. E se il rap è il nuovo cantautorato 2.0, proviamo a pensare ancora una volta al significato della parola meritocrazia, cercando di scoprire chi ha un contenuto o qualcosa da raccontare, e chi è lì in piedi con tatuaggi in mostra un bel visino, addominale scolpito con testi spessi quanto una velina. La scena dovrebbe riflettere su che direzione voglia prendere, accettando la sfida con se’ stessa. Dall’altro lato della medaglia, i fruitori dovrebbero imparare a discernere il contenuto dalla forma palpabile. Rivisitando un brano di Jo Squillo: “oltre il tatoo c’è di più”. Generazione cosciente più che generazione boh, è questo ciò a cui auspico. I Club Dogo sono l’equilibrio su questa bilancia di rime, sanno ammiccare ma con contenuto, sperimentano collaborazioni improbabili. I Dogo spingono il bit e le parole cercando di far riflettere oltre che cantare a memoria come ripetitori di stazione, attraverso sillabe non sempre facili da digerire.