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Red Canzian, il testimone del tempo: l’INTERVISTA

Red Canzian pubblica Testimone del Tempo, il suo primo album dopo la fine dell’avventura dei Pooh. Il disco è composto da 13 canzoni scelte in una rosa abbastanza grande perché, come ci ha detto lo stesso Canzia <ho scritto moltissimo, è quel genere di album che rimane dentro in ebollizione tutta la vita. E’ stato formato da mille spunti di una musica vissuta in un tutta la mia carriera. Ho cercato di mettere tutto insieme alla vecchia perché penso che le emozioni che può dare un musicista, anche con delle imperfezioni, non possono essere date dalla musica elettronica”. Riguardo al tour l’ex Pooh spiega che “sarà un viaggio attraverso la storia della musica che ho vissuto durante tutta la mia vita. Inizierò con quella che è stata la prima canzone Tutti i frutti, per poi raccontare la grande musica del mondo, i cantautori italiani, la musica di protesta straniera e italiana degli anni ’60, il periodo del flower power. Durante il secondo tempo tratterò la musica italiana con solo alcune canzoni dei Pooh e porteremo a termine il racconto che è un viaggio nella musica”.

Red Canzian (foto di Alessandro Carlozzo)

Red Canzian (foto di Alessandro Carlozzo)

di Chiara Pedà

In questo nuovo disco ci sono molte cose nuove e diverse rispetto ai testi che scrivevi per i Pooh. Queste tue propensioni non entravano nel mondo dei Pooh per una tua scelta o perché le hai sviluppate successivamente? Avverti nelle persone una mancanza, un vuoto di Pooh?
Sicuramente i Pooh un pò mancano al pubblico, ma ci si sta abituando alla loro assenza come è giusto che sia. Quando scrivevo per i Pooh sapevo di scrivere per i Pooh quindi cercavo di adattarmi a quello che era lo stile del gruppo. Successivamente le tracce venivano un filino adattate dal resto del gruppo aiutandoci a vicenda. L’autore era quello che partoriva il pezzo, ma poi la versione finale era frutto di un lavoro collettivo. Adesso che sono da solo ricerco quelli che sono stati i miei primi stimoli, quelli che mi hanno fatto innamorare di questo mestiere.
Con che criterio hai usato per la scelta degli autori? Sai che sarà dura uscire da un teatro senza fare Tanta voglia di lei o altri pezzi simbolo dei Pooh?
Non rinuncio ad alcune belle cose che ho fatto con i Pooh, ma credo che alcuni pezzi debbano rimanere solo dei Pooh. Non vorrei più paragoni e confronti. La scelta degli autori: Ermal Meta è un ragazzo forte che ha vissuto molto dolore che riesce a interpretare. Ruggieri aveva già scritto per me ed è un caro amico e lui era giusto per il pezzo per le donne. Ilacqua mi ha affascinato perché è un uomo della terra, mi ha invitato a Varese e mi ha portato a vedere il suo campo, un  uomo che ama le cose così vere e che mi somiglia, l’ho voluto conoscere e ha interpretato benissimo il testo.
Quando hai iniziato realmente a pensare a questo progetto?
L’ho fatto perché avevo voglia di farlo. Oggi 45 anni fa iniziavo a cantare con i Pooh, oggi 3 anni fa stavo morendo. Nel periodo in cui sono stato male ho realizzato la fortuna che avevo avuto di stare sempre bene fino a quel momento, ho sperato di poterlo riavere e ho montato la coscienza del ricordo della musica. Quando abbiamo deciso che il 2016 sarebbe stato l’ultimo anno con i Pooh ho iniziato a pensare realmente a cosa avrei voluto fare dopo, ma ho avuto bisogno di aspettare un anno prima di essere pronto a ricominciare.
Che differenze hai trovato tra il Festival del ’90 e quello di oggi? Come hai vissuto il Festival di quest’anno?
Nel ’90 non mi è piaciuto perché c’era troppa tensione. Quest’anno forse perché io sono una persona più serena, ma me lo sono goduto molto di più. Ho trovato un bel gruppo di persone che respirano la stessa aria, che intendono la musica in modo simile. Probabilmente è stato merito di Claudio Baglioni riuscire a selezionare le persone giuste. Ho avuto la sensazione che nessuno stesse sgomitando per cercare di arrivare un pò più avanti degli altri.
Perché hai deciso di recuperare un brano che era già presente in un tuo vecchio lavoro?
Tutto si illumina aveva avuto una musica troppo ricca e ho voluto spogliarlo per rendere un quadretto giusto per le parole di Fossati.
Vedi un linguaggio diverso tra gli autori di età diverse che hanno partecipato alla scrittura dei tuoi testi? Che linguaggio hai deciso di utilizzare durante lo spettacolo?
Le persone che hanno fatto parte di questo disco sono tutte fatte della stessa pasta: amano la musica e un certo tipo di musica. Non mi è sembrato che i giovani fossero diversi dai più grandi, ma erano tutti sul pezzo e sullo stesso tipo di pronuncia musicale. Lo spettacolo sarà una storia della musica tutta suonata, sarà faticoso ma è una storia talmente bella che non posso che essere felice di farlo.
Credi che sia ancora possibile scrivere testi e fare dischi suonati e non al computer?
Si perché io l’ho fatto. Non bisogna porsi il problema di farli piacere a chi deve promuoverli come le radio o gli sponsor, ma deve piacere a me. I dischi si possono ancora fare, ma bisogna essere liberi dagli schemi. Ogni emozione può essere un singolo e Adele dimostra che si può raggiungere la testa delle classifiche con voce e piano.
Gli inediti del disco sono tutti di scrittura recente? In Meravigliami ancora quanto c’è di tuo?
Nel testo c’è molto di mio, non come autore ma come interprete di una vita che somiglia molto a quello di Ruggeri. L’assemblaggio di questo disco è tutto recente, ma alcune tracce sono state scritte anche dieci anni fa, poi magari le ho modificate e sistemate al momento. Questo disco l’ho scritto in un anno, ma ci ho messo tutta la vita a crearlo dentro di me.
Cosa hai capito delle donne?
Ho capito che sono molto più forte di noi e conviene tenerle buone. Sono l’interpretazione più bella della vita, ci offrono la possibilità di migliorare tenendole vicine.
Credi che i vinili avranno un futuro?
Avranno il futuro che hanno le cose preziose. Si tratta di un mercato di nicchia, non è per tutti, ma le nicchie vanno rispettate perché è lì che nascono cose meravigliose.
Come sei arrivato alla scelta della foto della copertina?
E’ stata scattata in un negozio che vende cose importate vicino casa mia. E’ una foto vera e spontanea. Volevamo creare il sapore di quello che è il disco, un viaggio nel tempo.
Per riuscire a mantenerti in forma fisicamente per poter cantare ti alleni o fai meditazione?
Sono vegano e mangio bene, faccio north walking tempo permettendo. Vado in bicicletta anche se adesso un po ‘meno. Mi piace respirare e faccio esercizi per questo.
Cosa ti aspetti da questo secondo tempo della tua carriera? Ci sono ancora desideri da realizzare?
Mi aspetto ancora qualsiasi cosa, di scrivere la canzone più bella della mia carriera, di fare un super duetto e di cantare in nuovi posti meravigliosi. Ma non si tratta di una rivalsa. Mi aspetto una vita serena nella quale convivere, mi basta poco per essere felice.
E’ possibile che manchi la cultura per ricostruire la musica che anche tu hai raccontato in questo lavoro?
La comunicazione oggi è molto veloce e non da la possibilità di soffermarsi sui particolari. Ma ci sono dei buoni segnali, abbiamo una scuola di musica con bravissimi insegnanti e tanti ragazzi. Ci sono dei mezzi per imparare e conoscere il passato della musica che alcuni giovani vanno a cercare.

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Sanremo 2018, Renzo Rubino (in)canta con la forza delle parole

Renzo Rubino porta a Sanremo 2018 il brano Custodire. E alla sua terza partecipazione al Festival. Il brano è prodotto da Giuliano Sangiorgi. Sarà vestito da Missoni, nella sera dei duetti sarà affiancato da Serena Rossi. Al suo fianco il maestro martinese Marcello Faneschi. Lo abbiamo intervistato.

Renzo Rubino

Renzo Rubino

di Carlotta Sorrentino

Sappiamo che per lei questa non è una canzone prettamente d’amore, è ciò che vorrebbe si dicessero i suoi genitori che oggi non  si parlano più.
Avevo 7 anni quando hanno smesso di parlarsi, subito dopo ho iniziato a fare teatro. È difficile raccontarlo, farlo comprendere al grande pubblico.
Arriva a Sanremo dopo un periodo di pausa: è tornato a Martina Franca e ha fatto un po’ il pensionato.
Il nonno è la faccia del mio ultimo periodo ed è sulla cover del mio ultimo disco Il Gelato dopo il Mare. Ho fatto il pensionato per un po’ sul serio.
C’è tremore nelle sue parole.
Questo mondo mi ha fatto paura perché non era ciò che me lo aspettavo. La paura è arrivata, ho creduto che non avrei più fatto musica. Ero convinto fosse finita. Stavo pensando di fare altro.
Tipo?
Comporre colonne sonore! Ma poi sono tornate le canzoni.
Come nasce Custodire?
L’idea di questo brano mi è arrivata una notte di settembre, avevo visto un film terribile, c’era questo bambino abbandonato dai genitori. Lui aveva una grande potenzialità artistica e decide di diventare un direttore d’orchestra per poterli ritrovare. Diventare il più bravo di tutti per far sì che loro lo ascoltassero. Da lì ho scritto questo brano è mi sono chiesto: perché faccio musica?
Risposta?
Mi sono psicanalizzato perché nella vita di tutti i giorni sono insicuro mentre sul palco no.
Sul palco dell’Ariston, Renzo si fa aiutare da Giuliano Sangiorgi, che ha prodotto il brano.
Per me contaminarmi è un nuovo nella sua carriera musicale, il sound è di Giuliano mentre la liricità è mia. Si sono unite le due cose e rappresentano un nuovo me.
Questo è il suo terzo festival: come lo vive?
E’ un festival molto variegato, diverso dai precedenti, spero sia un festival poetico.

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Dire Straits Legacy, l’intervista a una leggenda

La super formazione fondata da Phil Palmer e Alan Clark presenta il disco Three Chord Trick. Dire Straits Legacy sono le radici dei Dire Straits. Li abbiamo incontrati e intervistati.

Dire Straits Legacy

Dire Straits Legacy


di Carlotta Sorrentino

Bella l’idea di concept band: come è nata? E perché Legacy?
Noi abbiamo creato una band che si chiama Dire Straits Legacy perche siamo parte della musica originale dei Dire Straits, ora è per noi il momento di andare avanti con un progetto originale e lo abbiamo chiamato Legacy. Questa parola ha tanti significati, tra cui quella di lasciare un’identità.
Prima i Dire Straits, ora voi, siete tra le poche band al mondo che fuggono alle categorizzazioni: quanto è difficile essere liberi oggi?
Questo progetto è nato in maniera molto naturale, è come un seme dal quale nasce un’albero, poi vedremo come si svilupperà. Per noi è facile essere liberi perché siamo noi stessi, e cerchiamo sempre di essere fedeli a noi, non copiamo nessuno. E’ anche un’impegno essere liberi, bisogna essere integri nel guadagnare denaro continuando a fare un lavoro che ci piace, è impegnativo raggiungere questa libertà.
Come ve la cavate con i social?
Phil: Ne comprendo perfettamente l’utilità e il potere, sto cercando di capire come usarli nel modo migliore perché ho un po’ paura che a volte escano notizie non corrette e chiedo spesso aiuto a mia moglie. Noi siamo un’altra generazione, va usato in giusta misura.
Alan: i social media hanno avuto un’importanza chiave per la Brexit.
Ci raccontate la storia dell’album Three Chord Trick?
Novanta per cento divertimento, dieci per cento duro lavoro. E’ stato un processo del tutto naturale loro sono musicisti e compositori e hanno deciso di far il loro album, le loro canzoni. Ci siamo trovati a Los Angeles per fare questo album. Ogni canzone è un racconto speciale.
Perché avete scelto come primo singolo Jesus Street? Quanto conta la Fede nella stagione 2.0?
Phil
: Questo diventa il singolo dell’album perche è il brano più radiofonico e trainante dell’album. E’ la storia di un mio viaggio nel sud della Spagna che dopo un a lunga camminata mi sono trovato in una strada con questo nome. Non è legata strettamente legata alla regione. Noi non abbiamo un vero e proprio attaccamento religioso, oggi la fede è essere umani pacifici con rispetto.
Alan: Ogni essere umano bene o male crede sempre in qualcosa. L’uomo ha bisogno ed è importante che creda in qualcosa.
Che musica ascoltate oggi?
Marilyn Manson, John Mayer, Ed Sheeran è molto bravo. Paolo Nutini, Radiohead.
Ci raccontate il fascino di lavorare all’antica, ovvero suonando insieme e non inviandosi mp3?
La magia è che quando si lavora insieme si crea una chimica diversa.
La vostra agenda nei prossimi mesi? Tornerete in Italia in concerto?
A gennaio siamo in sud America, iniziamo il tour da lì; in Italia dovremmo tornare a ottobre 2018.