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Natale in Salento con il Collettivo Salentino

Collettivo Salentino è composto da Carlo “Carletto” Nicoletti e Fernando Proce, amici e colleghi di RTL 102.5, e dai fratelli autori e produttori Carlo e Nicco Verrienti. Ognuno ha un ruolo preciso: Carlo ha l’idea, Nicco scrive i testi, Carletto la musica e Fernando diffonde il tutto tramite la sua radio pugliese Talentuosi. Abbiamo chiacchierato con Carletto che ci ha raccontato il progetto.

Il Ntale in Salento del Collettivo Salentino

Il Natale in Salento del Collettivo Salentino

di Milly Abrusci

Come nasce Collettivo Salentino?
Nasce per gioco, io e Fernando facciamo insieme il programma su RTL e Carlo e Nicco sono due autori che hanno scritto per Emma, Dear Jack, Renga e tanti altri. Conoscevo personalmente Carlo, un po’ meno suo fratello. Quest’estate Carlo e Nicco sono andati a trovare Fernando in radio, in Puglia, e gli hanno fatto ascoltare una versione di quella che poi è diventata Cchiappa Lu Zinzale. Fernando mi ha chiamato subito per chiedermi cosa ne pensassi, noi già collaboriamo insieme per altre cose, e ho accettato. Ho sistemato la parte musicale e poi ho scelto il nome Collettivo Salentino perché io sono di Firenze ma di origini salentine, Fernando è di Racale ma lavora a Milano e Carlo e Nicco sono di Casarano ma lavorano a Roma. Collettivo Salentino mi sembrava il miglior nome.
Quali erano le aspettative?
Non avevamo nessuna aspettativa, era un progetto a termine che doveva chiudersi ad agosto dopo Cchiappa Lu Zinzale. Dopo la pubblicazione da parte di Universal Music, ci siamo accorti che pian piano il disco saliva fino a quando, ad agosto, hanno iniziato a scriverci chiedendoci serate. Cchiappa Lu Zinzale è diventato subito il tormentone dell’estate salentina.
Poi è arrivato Natale in Salento.
Sì, i discografici volevano fare un altro disco a settembre/ottobre ma noi non eravamo predisposti per una cosa del genere. Poi Carlo e Nicco ci hanno detto che avevano pensato di fare una canzone sul Natale e lì, sempre per caso, è nata Natale in Salento.
Il video è particolarissimo, di chi è stata l’idea?
Dopo la canzone, avremmo dovuto fare un video originalissimo ma con un budget bassissimo. Il video c’è costato 10,80€, giusto il costo della lavagna e dei gessi colorati. Silvia Lo Iacono ci ha aiutato con i suoi disegni a mano libera e io l’ho girato e montato.
Lavorare nell’ambiente musicale non vi ha aiutato a far conoscere il progetto e quindi anche le vostre canzoni?
No, perché Natale in Salento è una canzone ghettizzata, anche se poi descrive un po’ tutti i fuori sede del sud, e non è facilmente trasmettibile in radio. Ciao Belli ce la passa perché sono amici, ma dobbiamo puntare un po’ sulle nostre forze.
Avete fatto una canzone estiva e una invernale, pensate di farne una primaverile?
E’ un esperimento che va di singolo in singolo, quindi non si sa mai. Ci diverte fare un prodotto non a scopo commerciale e non con l’intenzione di vendere, quindi prendiamo tutto così come viene.
Meglio fare lo speaker o il cantante?
Se io lasciassi lo speakerato per fare il cantante sarei un pazzo, però il fatto di fare lo speaker mi permette di fare altro. Io sono uno che si annoia presto, quindi più cose faccio e meglio è.

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Montreal, situazioni di panico momentanee

I Montreal (foto Marta Boggi)Note Spillate ha intervistato per voi i Montreal, che hanno prodotto il nuovo EP “Situazioni momentanee di panico” in collaborazione con i Velvet. Direttamente in arrivo dal Sisley Indipendent Tour, i Montreal ci raccontano di loro e della loro passione per musica e letteratura.

Come mai “Montreal”?
Lo definiamo, ironicamente ma non troppo, un “luogo dell’anima”, un nome che evoca sensazione malinconiche, lasciando quel tanto di indefinito… che spinge a far domande!

Dove nasce il titolo dell’EP?
“Situazioni Momentanee di Panico” è una frase tratta da un verso di “Montecristo!”, il secondo pezzo dell’EP, un brano che amiamo molto suonare dal vivo per l’interpretazione che richiede e l’impatto, soprattutto a livello di sound, che ha sul pubblico.

Siete stati scelti per suonare sul palco del Sisley Indipendent Tour.
E’ stata un’ottima occasione per ripartire con le esibizioni dal vivo, dopo un bel periodo dedicato al lavoro in studio per realizzare l’EP. È stato un set “diesel”, siamo migliorati brano dopo brano, chiudendo con “Fino in fondo”, il classico brano di chiusura dei nostri live.

Come è stato lavorare con i Velvet? Com’è il vostro rapporto?
E’ stata un’esperienza preziosissima sia in termini professionali che umani. Ci ha insegnato molto, dai piccoli dettagli apparentemente insignificanti, che poi si traducono in miglioramenti sensibili dei brani, al prendere confidenza con le dinamiche di studio, e a molto altro, fuori e dentro la musica.

Ci ha colpito una frase del comunicato stampa: “Si balla, si pensa, si vola: in tempi di crisi, ci salverà un’emozione semplice”. Che tipo di emozione, secondo voi?
Un’emozione in cui ci si possa riconoscere pienamente.

C’è un filo rosso che collega le tre canzoni dell’EP?
Sono tre brani scritti in tre momenti diversi, addirittura con formazioni diverse: avendo cambiato otto bassisti in quattro anni, era il minimo!. “Ti farà piacere” è una risata con lo sguardo serio; in “Montecristo!” tramite la metafora del protagonista si fa il punto su una situazione di cambiamento ed evoluzione. “Fino in fondo” è l’unico brano autobiografico del disco, è una riflessione forsennata sul rimpianto per un amore non corrisposto.

C’è una delle tre canzoni alla quale siete più legati?
Personalmente (è Gianluca, il cantante della band, a parlare, ndr) non c’è un brano favorito rispetto agli altri, ognuno ha le sue peculiarità che ci affascinano, per questioni personali sono particolarmente legato a “Fino in fondo”, che è anche la prima canzone che abbiamo scritto in italiano, a fine 2009, dopo un primo periodo dove cantavamo in inglese.

Nell’album ci sono molte influenze letterarie. Nel primo brano “uomini che odiano le donne”, si riferisce a Stieg Larsson? In “Montecristo”, c’è un chiaro riferimento a Alexandre Dumas e nell’ultimo brano a Guido Gozzano. Come mai?
Ci fa davvero piacere l’attenzione riservata ai nostri testi, in cui le influenze, letterarie e non, sono il frutto di quanto assorbiamo personalmente e da chi ci sta intorno. Per il verso “uomini che odiano le donne”, la citazione è voluta, ma in un primo tempo dovuta a esigenze di memoria e di metrica: mi era venuta in mente la melodia, e avevo bisogno di una frase per fissarla, ho scelto poi di conservarla, visto che era la parte che la gente ricordava di più. Il riferimento in “Montecristo!” è ovviamente a Dumas, il cui eroe è visto metaforicamente come l’emblema di un superamento dei problemi, verso un miglioramento. Infine, il protagonista di “Fino in fondo” cita Gozzano quasi come consolazione, non può che ammettere che “solo le rose che non colgo quelle contano per me”.

Tre aggettivi per il vostro EP?
Brutto, orrendo, inascoltabile.

Tre aggettivi per i Montreal?
Magnifici, straordinari, fenomenali.

(Intervista di Barbara Giglioli)