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John Lennon, la collezione completa

In uscita il 9 Giugno, Lennon è la prima collezione completa degli studio album in vinile di John Lennon, da tempo non più disponibili sul mercato.

John Lennon

John Lennon

Ognuno degli LP contenuti nel box riproduce fedelmente le grafiche delle originali edizioni Inglesi uscite tra il 1970 e il 1984: Imagine includerà quindi la replica esatta del poster e delle sue due cartoline, Some Time In New York City avrà una cartolina e Walls and Bridges sarà accompagnato da un booklet di otto pagine ed artwork con ante ad ali apribili. Per questa edizione degli album, rimasterizzati nel 2010 dai mix originali da Yoko Ono e da un team di ingegneri guidati da Allan Rouse agli Abbey Road Studios di Londra e da George Marino presso gli Avatar Studios di New York, è stato realizzato un nuovo mastering specifico per vinili da Sean Magee agli Abbey Road Studios mentre la produzione per tutto il mondo è stata affidata alla Optimal Media, azienda tedesca universalmente apprezzata per l’altissima qualità delle stampe in vinile. Gli LP saranno resi disponibili anche singolarmente dalla fine di agosto. John Lennon è uno degli artisti più celebri di tutti i tempi: dopo la sua morte, oltre ai numerosissimi premi ricevuti, John è stato insignito di un GRAMMY® Award e di due speciali BRIT Awards alla carriera, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame e nella Songwriters Hall of Fame e nel 2008 la rivista Rolling Stone lo ha inserito nella Top 5 della sua lista dei “100 più grandi cantanti sempre”.

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Joan Baez agli Arcimboldi, che meraviglia!

Serata magica, unica, indimenticabile. Joan Baez ha raccontato, con la sua musica, quarant’anni di storia americana e non solo. Una scaletta perfetta, che ha raccolto i consensi anche dei fan più fedeli…forse la sola assente è stata We shall overcame, canzone simbolo per la conquista dei diritti civili negli Stati Uniti. Ma è un neo in una serata splendida.

La scaletta di Joan Baez

La scaletta di Joan Baez

Salita sul palco che sono da poco passate le 21 saluta con un sorriso e attacca God is God. E’ l’inizio di un sogno che è subito rafforzato da Angelina, uno dei brani più celebri della cantautrice di New York. Lei racconta e dedica le canzoni, ha dei fogli con scritte le presentazioni in italiano (e non si imbarazza quando incespica nella pronuncia) e una tazza di tè a portata di mano. La sua big band, come la chiama lei medesima, è formata due musicisti, una vocalist che è anche assistente e una ragazza che a ogni brano le cambia la chitarra.

Joan Baez è il suo team

Joan Baez è il suo team

Due omaggi all’Italia ed entrambi nella versione originale. Le canzoni sono di Gianni Morandi, la prima è Un mondo d’amore poi, nei bis, arriva C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones: qui si perde un verso e chiede aiuta al pubblico che si trasforma in un coro polifonico e lei sorride e riprende le parole. Canta Cornbread e Rising Sun, Baby Blue e Long Black Veil e chiude con la meraviglia di Gracias a la vida.
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C’è spazio per un po’ di bis, che oltre al ragazzo di Morandi comprendono Imagine di John Lennon e Blowin’ in the wind di Bob Dylan. Lei, 74 anni, suona ininterrottamente per quasi due ore. Sempre in piedi, mai un accenno di stanchezza. Alla faccia di chi ha 50 anni di meno e un’ora scarsa di autonomia. Si mormora che sarà l’ultimo tour, il farewell tour. Ma non perché è stanca di far musica bensì perché dopo 50 anni sui palchi può impegnare le sue giornate in altre attività. Non si annoierà mai, Joaz Baez. Immensa.

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Paul McCartney, notte magica all'Arena di Verona

Paul McCartney all'Arena di Verona

Se si chiama ”The McCartney live experience” un motivo c’è: è davvero un’esperienza. Sono stato all’Arena di Verona ad assistere all’unico concerto italiano di Paul McCartney ed è stato un viaggio, o meglio una esperienza, lunga tre ore in quarant’anni di sentimenti. Biglietti polverizzati da tre settimane per quella che è stata la seconda delle tre tappe europee di questa tourneé: ha debuttato al National Stadium di Varsavia il 22 giugno poi Verona e sarà il 27 all’Ernst Happel Stadion di Vienna dopodiché riprenderà il tour americano.

Sir Paul McCartney ovvero 71 anni e non sentirli. Sale sul palco alle ore 21.30, sotto un cielo che in

Una immagine di McCartney con George Harrison

suo rispetto mantiene una coltre nera ma rinuncia a piovere. Appare senza musica, una giacca lunga e una camicia bianca con una striscia verticale nera lungo la linea dei bottoni. Ha la chitarra a tracolla allarga le braccia, saluta e sorride e partono le note della beatlesiana “Eight days a week”. E’ la prima di tante magie che un pubblico innamorato, che lo vuole “imperatore” del cuore osserva cantando, ballando e ondulando le braccia. Parla la nostra lingua: “Questa sera –dice- provero a parlare in italiano ma per lo più comunicherò in inglese”. E via con “All my loving”, “Paperback writer”, poi si siede al piano per “Thee long and winding road” quindi sopraggiungono “We can work it out”, “And I love her”, “Lady Madonna”, “All together now”, “Lovely Rita”, “Eleonor Rigby”, “Ob-la-di Ob-la-da”.

Paul McCartney incanta Verona

Ci sono immagini dei Beatles che corrono sul grande schermo alla sue spalle, ci sono le dediche: “My Valentine” la ha scritta per la sua attuale moglie, “Maybe I’m Amazed” per Linda sua moglie per un lungo tratto di vita. Ma le dediche più sentite sono “per il mio amico John” e per il mio amico “George”: a Lennon tributa “Here today”, a Harrison una struggente “Something” eseguita con l’ukulele. Il concerto chiude con una pirotecnica “Live and let die”, accompagnata da esplosioni e fuochi artificiali e “Hey Jude”. Poi arrivano i bis: torna sul palco e sventola una bandiera italiana e una inglese. Attacca con “Day Tripper”, “Hi hi hi” e “Get back”. Poi altra pausa e nuovo ritorno per quello che è davvero il gran finale: “Yesterday”, “Helter Skelter”, Golden slumbers” e “The end”. Ma ci può essere fine a una magia così grande?