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kuTso a Rebibbia: cantano per i detenuti

Il 20 dicembre, la band romana kuTso si esibirà nel teatro della Casa Circondariale di Rebibbia alle 16. Con l’intento di abbattere le barriere tra il dentro e il fuori e di portare un po’ di sollievo ai detenuti, aiutandoli a superare la loro prigionia anche in vista del periodo natalizio.

kuTso

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L’iniziativa fa parte di un progetto che vede la collaborazione tra l’Associazione Culturale La Ponderosa e Radio Olevano. Continue Reading

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kuTso ovvero quando "decadendo (su un materasso sporco)" è rock

kuTso

Un gruppo che merita attenzione, dissacranti e mai scontati, dotati di un sarcasmo ironico e mai banale. I kuTso raccontano a Note spillate, nella persona di Matteo Gabbianelli frontman della band, i loro progetti e il loro primo album “Decandendo (su un materasso sporco)”.

Musica e performance fuori dagli schemi, specchio di chi sicuramente fugge alle etichette e alle “inquadrature” perbeniste. Cosa vogliono i Kutso?
Non abbiamo un’intenzione precisa, sicuramente dal punto di visto testuale le nostre canzoni sono un parlare a se stessi, senza farsi sconti, con un’amara “simpatia”. La nostra è una musica solare, gioiosa in contrasto con i testi volutamente definitivi e disfattisti.
Nel vostro “Decadendo ( Su un materasso sporco )” compare come unica cover “Canzone dell’amor perduto” di De Andrè. Come mai?
Siamo gradi estimatori di De Andrè, riconosciamo che faccia parte del background di tutti i musicisti. Noi siamo contro il “deandreismo” che si è creato,  siamo molto contro corrente sotto questo punto di vista, ma quella canzone me la sono immaginata subito in chiave anni 50.  La melodia è molto importante in quella canzone, volevamo recuperare l’aspetto melodico, prendere le parole e strillarle, enfatizzarle.
Vi attende un’estate di concerti: come vi state preparando?
Al meglio con l’intento di divertirci e dare il massimo sul palco.
Parliamo dell’album, che in quanto a sagace ironia sembra avere influenze “Gaberiane”.
Assolutamente si. Gaber collaborava con Sandro Luporini, con cui scriveva i testi,  mi piaceva molto la sua schiettezza, quel realismo cinico mi ha condizionato molto a livello esistenziale più che artistico, credo sia un modo giusto di vivere.
L’Italia è il paese della gavetta perpetua. Quanto è difficile fare musica nel nostro paese?
Io sono ottimista, essendo crollato tutto l’apparato del mondo della musica, si sta creando un mercato non più legato ai dischi. Credo che adesso sia un buon momento per fare musica, un progetto come il nostro sta crescendo, come tanti altri progetti senza andare in rotazione su Mtv o nei talent show. C’è un nuovo fermento molto importante Italia, difficile da comprendere per i mass media, ma la gente lo vede e partecipa.
I vostri live sono delle vere e proprie esibizioni, con tanto di vestiti creati ad hoc, un concetto che rimanda molto allo stile dei Nobraino. Quanto sono esibizionisti i Kutso?
Io sicuramente si. Con i Nobraino siamo amici, hanno anche collaborato con noi. Non c’è il trasformismo come punto d’arrivo nella nostra musica, lo continua a fare solo il nostro chitarrista, l’unico che si traveste sul palco. A noi interessa che il nostro concerto sia una festa scomposta, ci rifacciamo molto all’idea di esibizione live di Iggy Pop, ci piace l’idea di perdere il controllo sul palco, il non sense applicato al momento del concerto.
Da quale artista (vivo o morto) avresti voluto sentirti dire “Complimenti, bel pezzo e disco”?
Io so benissimo da dove parto musicalmente parlando, ma non ho dei miti. Non sono un musicista puro, non sono un fan della musica. Penso a me stesso, sto cercando di avvicinarmi ad una comprensione della vita. Mi sarebbe piaciuto conoscere Pier Paolo Pasolini, questo sì.
Fatti una domanda e datti una risposta.
Come posso contattare i Kutso? Basta digitare Kutso su google per trovare tutti i siti che parlano di noi, contattarci e ascoltare la nostra musica.
(Intervista di Irene Zambigli)