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Foto di Pura Gioia: una preziosa antologia per celebrare i 30 anni degli Afterhours: L’INTERVISTA

Dopo l’uscita del singolo Bianca con Carmen Consoli gli Afterhours annunciano una antologia che raccoglie 30 anni di carriera della Band. Intitolato Foto Di Pura Gioia, Manuel Agnelli con gli Afterhours festeggiano i loro 30 anni di carriera con l’uscita di un album analogico, il 17 novembre, composto da 4 dischi contenenti 76 tracce e un libro scritto da Federico Fiume che accompagna la versione deluxe dell’album e che raccoglie interviste e immagini ancora inedite.

Afterhours

Afterhours

di Carlotta Sorrentino

“Qualche mese fa -raccontano- è andato a fuoco il capannone con la nostra sala prove, nel riordinare le varie macerie abbiamo trovato tantissimo materiale ancora inedito in ottimo stato, foto, articoli e brani inediti che troviamo in questo album”. Poi Manuel Agnelli continua: “Ho trovato vari nastri con registrati pezzi precedenti agli Afterhours e non ho riconosciuto la mia voce, è stato Paolo Mauri a identificare i pezzi”. La compilazione di questo album è stata fatta in ordine cronologico, sono stati inseriti i pezzi che per la band sono i più importanti e non solo i più conosciuti dal pubblico, Manuel racconta che durante il loro percorso musicalmente molto coerente ci sono brani che raccontano al meglio il loro immaginario anche se minori. Ma le sorprese non finiscono, il 10 aprile 2018 vedremo gli Afterhours esibirsi in un concerto evento al Forum di Assago (MI), unica data per celebrare il lavoro che è stato fatto con uno spettacolo che vuole essere un’evento unico per il gruppo di musicisti e i loro fan. Ci saranno sicuramente tanti ospiti e momenti speciali:. “Cercheremo di emozionare la gente, siamo musicisti, è questo quello che dobbiamo fare”. I biglietti per questo evento sono in vendita su Ticketone, la data è organizzata da Vertigo. Sarà un’occasione irripetibile per festeggiare i 30 anni di carriera di una band che ha scritto un pezzo importante della storia della musica italiana. Per la band questo trentennale non è un’arrivo, ma u passaggio intermedio, gli Afterhours hanno ancora molto da raccontare sia di nuovo che trovato tra quelle macerie.

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Gli Afterhours e la paura del buio: una grande notte romana e Note Spillate c'era

Un momento di "Chi ha paura del buio"

Un progetto che guarda all’Europa, a quei festival tanto amati e invidiati nel nostro paese. Così nasce, da un’idea degli Afterhours, “Hai paura del buio”. Una location che ben conosce i festival, quella dell’Auditorium Parco della Musica, un cast di artisti protagonisti delle più disparate espressioni artistiche,dalla musica al teatro, dal cinema al fumetto, dalla pittura alla poesia, dalla danza alle arti visive. Questa la giornata interamente dedicata al festival che sbarca a Roma dopo la prima tappa a Torino (la terza è prevista per Milano).

L’intento di Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours, è quello di dare vita a un fermento culturale che sia in grado di mescolare diverse espressioni artistiche tra loro, che alzi l’asticella dei movimenti italiani che esistono, anche se poco visibili.  I musicisti sono per lo più amici, suonano insieme, dividono il palco della Cavea modulato per ospitare istallazioni e performance su più fronti. Qui si ritrova il pubblico dopo le esibizioni della sala Petrassi, Blastula, Chamber Trio e tanti altri.

E’ il clima, l’aria che si respira a dare un senso diverso alle cose. Gli artisti si mescolano al pubblico, interagiscono testando i pareri della gente al fine di migliorare questa prima edizione che, sicuramente, ha dato un segnale ma ha bisogno di crescere ancora. Manuel Agnelli sa di aver tirato un amo, creato interesse intorno ad un’idea che vuole proseguire e dare spazio a nuove manifestazioni artistiche.

Lo spettacolo inizia alle 17 e sono proprio loro, gli Afterhours ad inaugurarlo. Si prosegue tra istallazioni, esposizioni pittoriche e video. Ma anche reading come quello di Pierpaolo Capovilla che, prima di suonare con il suo Teatro degli Orrori, si cimenta in un’emozionante lettura.

Gli Afterhours tornano ad esibirsi in serata, dopo uno spettacolare Enrico Gabrielli che con l’Orchestrina di Molto Agevole fa ballare il pubblico, accogliendo sul palco il giovane cantautore Vasco Brondi,  noto come Le luci della centrale elettrica. E’ un set elettrico che ripercorre in scaletta i pezzi che hanno fatto la storia della band milanese, il pubblico è lì, vicinissimo al palco e Agnelli lo lascia cantare al posto suo. Siamo in dirittura d’arrivo e gli Afterhours lasciano il posto ad un emozionante Niccolò Fabi, mentre nella sala Petrassi c’è il set elettrico del Teatro degli Orrori. E qui bisogna scegliere,non abbiamo il dono dell’obliquità. Non me ne voglia Niccolò Fabi, ma raggiungo qualche centinaio di persone per l’ultimo concerto che chiude il festival.  E non me ne pento. Nei cinquanta minuti (intensi) sul palco intervengono Marina Rei prima e gli Aftehours dopo, per le ultime battute della giornata.

La loro festa continua all’Angelo Mai, altro teatro di manifestazioni simili. L’”hai paura del buio” riparte, riposa e  tra un mese sarà a Milano. Un segnale è stato dato, Roma ha risposto bene a questo nuovo stimolo, Roma non ha paura del buio.

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Due chiacchiere, una birra e una “Colonna Sonora Originale”: intervista a Roberto Dell’Era

La cover di "Colonna sonora originale" di Dell'Era

Non chiamatelo “solo” il bassista degli Afterhours perché Roberto Dell’Era è molto altro. E’ un musicista che abbiamo incontrato all’Angelo Mai a Roma, a un passo dal Circo Massimo: suonava con alcuni amici e poi abbiamo parlato davanti ad una birra ghiacciata, degli Afterhours, ma soprattutto di “Colonna Sonora Originale” album d’esordio in veste di cantautore che a breve porterà in giro per l’Italia per il nuovo tour estivo.

Roberto Dell’Era perchè “allontanarsi” dagli Afterhours per lavorare a un progetto così intimo come “Colonna sonora originale”?
Paradossalmente sono ancora più dentro al gruppo di prima. Ho sempre fatto cose mie “Colonna sonora originale” è solo la prima registrata sotto etichetta. Sono convinto che questo disco sia uscito al meglio delle sue possibilità, proprio perchè ho avuto tanto tempo per lavorarci.
Quanto conta per lei, essere uno degli Afterhours?

Sento di aver fatto un percorso molto diverso dagli altri Afterhours ma sono molto felice di farne parte. Sono una band molto speciale per quello che è e per quello che rappresenta nel panorama italiano. Essere un componente di una band del genere apre sicuramente qualche porta, ma dall’altra parte è controproducente, rimani nell’etichetta di “quello Afterhours”, la gente non si aspetta un progetto tuo.
Tutti fuggono all’estero, lei invece ha deciso di tornare dall’Inghilterra.

Sono tornato per una combinazione di eventi. Innanzitutto accettando l’idea di registrare chitarra e basso per un disco di Diego Mancino. Poi mi è stato proposto di fare un disco mio in italiano. Un anno dopo ho conosciuto Manuel a una cena, il giorno in cui il bassista degli Afterhours aveva lasciato il gruppo.
Al posto giusto nel momento giusto.

Come tutti i momenti “sliding doors” è stato magico. Il momento in cui ti approcci a una persona che non conosci è davvero speciale. Io e Manuel Agnelli ci siamo trovati subito bene. Qualche giorno dopo feci un’audizione con loro, dissi a Manuel che non conoscevo affatto gli Afterhours. Lui mi guardo come a dirmi “allora sei tu”.
Qual è la canzone di “Colonna sonora originale” alla quale è più legato?

Direi “La canzone di Tim e Tom” è l’unico testo rimasto in inglese. Tim o Tom è una band con la quale ho suonato in Inghilterra che poi si è sciolta. Ho un approccio indubbiamente poco cantautoriale, ho ascoltato pochissima musica italiana, sono più vicino a John Coltrane che a De Andrè per intenderci. E’ sicuramente un disco totalmente autobiografico, tutti i personaggi, tutte le storie del disco sono parte della mia vita.
Quest’album nelle sonorità ricorda agli anni 50, 60. Una ricerca voluta?

Ci sono un paio di brani volutamente retrò: “Ami lei o ami me” è la tipica canzone che potrebbe essere stata scritta per Gino Paoli e Ornella Vanoni. In realtà fuggo alla definizione retrò, se Jack White o i Fleet Foxes escono con un disco, nessuno da loro dei retrò, in Italia c’è questa propensione all’etichetta. Indubbiamente il mio retaggio musicale mi ha influenzato, la colonna sonora di American Graffiti mi ha sicuramente segnato, ma no, non definirei il mio disco un disco retrò.
Quali sono i suoi progetti futuri?

Quest’anno per me è l’anno dei grandi cambiamenti. Sto iniziando a provinare i pezzi per il nuovo disco, voglio scriverne altri che prenderanno forma in studio. Voglio fare due session, una a Milano e una a Roma, con i miei amici. Vorrei coinvolgere gli Afterhours nei miei dischi, sentire come suonano nel mio disco. Farò dei concerti in estate e ho un progetto con Enrico Gabrielli. Voglio stare aggrappato alle cose che mi rendono felice e che riescono sempre a rigenerarmi. Voglio mettermi in gioco e vedere dove arrivo.
Se “Colonna sonora originale” dovesse fare da musica a un film, a chi affiderebbe la regia?

Quando uscì il disco e mi facevano questa domanda inventavo sempre una risposta, che il film doveva ancora uscire. Mi piace molto l’aspetto cinematico delle canzoni e ho tentato di metterlo nel disco, spero si senta. Se fosse la colonna sonora di un film, Jim Jarmush potrebbe essere il regista.

(Intervista di Irene Zambigli)