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Sophie Auster, quando poesia e parola diventano musica

Il cognome pesa ma la sua arte va oltre. Sophie Auster è figlia di Paul, uno dei massimi scrittori americani, e della scrittrice e poetessa Siri Hustvedt. In questi giorni è in Italia in tour: racconta l’album Dogs and men e anticipa il nuovo Next Time, in uscita nelle prossime settimane. La abbiamo intervistata.

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di Carla Budri

Sophie la scelta del titolo: perché Next Time?
 L’album si chiama “Next Time” e lo sento come il culmine degli altri album fatti finora. Per quanto riguarda le tematiche, parlo ugualmente d’amore e di perdita, con la differenza però che adesso mi sento più rincuorata. Non penso avrei potuto fare questo album se non avessi imparato a conoscermi con gli altri. È per questo che il titolo mi sembra così appropriato.
La parte sognante della vita sono i cani mentre l’amore sono gli uomini, nel bene e nel male: in generale, oggi cosa le provoca dolore?
Un sacco di cose, ad esempio non sentirsi compresi o essere incompresi è doloroso.
E’ figlia di uno scrittore e di una poetessa: che rapporto ha con loro? Il libro che preferisce di suo padre e la poesia di sua madre? Ha mai pensato di mettere in musica le poesie di sua madre?
Entrambi i miei genitori sono scrittori. Mia madre non è una poetessa, ha pubblicato un solo album di poesie ed è stata nominata per il premio Booker: ha scritto sei romanzi e sette libri di saggistica. Del lavoro dei miei genitori mi piace particolarmente “What I loved” di mia madre e l’ultimo libro di mio padre, “4321”.
Quando ha incontrato la musica? nella sua musica ci sono molto influenze degli anni 60 e 70: derivano dagli ascolti da bimba con i genitori oppure la ha scoperta dopo?
Il mio primo album mi è stato regalato da mio zio ed era di France Gall. Amavo quell’era della musica pop da bambina, perciò ho continuato a chiedere musica come quella ai miei genitori, i quali hanno iniziato a regalarmi album di gruppi femminili anni ’60 tanto che, alla fine, ho iniziato a vagabondare per il negozio di musica della zona e scegliere artisti come Joni Mitchell, Carol King, Roberta Flack, The Who, The Beatles e altri.
Se dovesse descrivere il legame tra musica e letteratura?
Per me le parole sono molto importanti nelle mie canzoni e penso che scrivere una canzone necessiti di una semplicità che non sempre è impiegata in letteratura. I libri hanno la loro musica. Quando trasformi le parole in musica ci sono alcune consonanti e vocali che non suonano molto bene, ed è per questo che un sacco di parole vengono ripetute più volte nelle canzoni: ti fanno “arrotolare la lingua” molto bene. Per quanto mi riguarda, cerco sempre di essere semplice e creativa allo stesso tempo.
Come nascono le sue canzoni? Prima la musica o le parole?
Dipende. A volte ho in mente una melodia e scrivo le parole in un secondo momento, a volte ho in mente una frase o un’idea che mi ispiri la musica.
Come si trovano le parole giuste per raccontare uno stato d’animo?
E’ una domanda difficile perché alcune canzoni sono perfette nella loro onestà e semplicità, mentre altre sembrano piatte e possono sembrare scontate e banali. Penso che le parole giuste siano quelle che ti fanno trovare l’equilibrio perfetto tra musica e parole, anche se trovare un modo onesto per esprimerti è sempre il modo migliore.
In Bad Manners racconta le pene d’amore: esistono ancora ai tempi di internet? lei si è mai resa ridicola per amore?
Credo che ognuno di noi si sia messo in imbarazzo almeno una volta per amore, se non c’è rischio non c’è guadagno.
Nella vita c’è sempre una next time: la sua quale è?
E’ una riflessione sugli errori del passato e un modo di guardare al futuro per correggerli. Per me quest’album è la mia Next Time.