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Il bello di avere qualcosa da dire: Nicole Stella ha “Something to Say”

Nicole Stella è una cantautrice indipendente originaria del Lago Maggiore. Ha pubblicato due album, New day e Something to say. Si racconta su Note Spillate.

Nicole Stella (foto (Headliner)

Nicole Stella (foto (Headliner)

di Nicole Stella

Canto e suono chitarra e pianoforte da quando sono ragazzina. Ho studiato lirica al Conservatorio di Novara durante gli anni del liceo, poi canto jazz mentre frequentavo l’università a Pavia e ora, da circa due anni a questa parte, mi sto dedicando a tempo pieno al mio personale progetto musicale. Fin da piccola ascolto molta musica americana e, in particolare, il folk. I miei idoli includono Bob Dylan, Neil Young, Suzanne Vega e, soprattutto, Joni Mitchell. Questo amore per la musica d’oltreoceano (e la mia esterofilia congenita) mi hanno spinto a scegliere l’inglese per i testi delle mie canzoni. Ho vissuto per circa tre anni nel Regno Unito, a Londra, dove ho iniziato ad esibirmi in maniera regolare e dove l’idea di potermi dedicare interamente alla musica si è fatta lentamente strada nella mia testa. Nel 2014, quasi per gioco, ho deciso di riscuotere il regalo di laurea che mi aveva fatto il padre del mio ragazzo: un buono per una giornata in studio di registrazione. Dopo quella giornata ho capito che non avrei voluto fare molto altro nella vita, se non scrivere canzoni e registrarle. Nell’agosto 2015, in seguito ad altre giornate simili e infiniti viaggi tra Londra e il paesino in provincia di Varese dove lo studio è collocato, è nato New Day, il mio primo progetto discografico. Pochi mesi dopo ho deciso di concretizzare il titolo dell’album e lasciar davvero spazio a un nuovo giorno, rientrando in Italia e iniziando a svolgere l’attività di musicista a tempo pieno. Con New Day, un album interamente acustico e molto fedele alla tradizione folk americana di cui sono appassionata, sono riuscita a trovare una piccolissima nicchia di sostenitori, tra cui qualche speaker radiofonico inglese e americano.

Nel 2016, invece, mi sono concentrata soprattutto sulle serate dal vivo, esibendomi in diversi contesti e in diverse zone d’Italia. Tra i vari eventi a cui ho partecipato, il Buscadero Day è stato forse il più emozionante perché, nello stesso giorno, si è esibita anche Suzanne Vega. Nello stesso anno mi sono dedicata anche alla scrittura dello spettacolo “Both Sides: Conversazioni con Joni Mitchell”, un ibrido tra musica, letteratura e teatro, sulla figura della mia cantautrice preferita. Lo spettacolo è stato patrocinato dalla casa editrice romana SUR ed è stato presentato anche al festival milanese JazzMI. In questa prima parte del 2017 mi sono dedicata, invece, alla pubblicazione di un nuovo album, Something To Say, e al tour che ho organizzato per la sua presentazione. Something To Say, a differenza del mio primo album, vede la partecipazione di altri musicisti: Claudio Benvenuto (chitarra elettrica), Giorgio Campera (basso) e Davide Lepido (batterista e tecnico del suono). In esso, infatti, sperimento più generi diversi: i confini del folk si allargano per lasciare spazio al blues (specialmente in Plastic) e al rock (Something To Say, A Letter). Something To Say mi ha dato l’opportunità di riflettere in maniera più approfondita sulla tematica delle mie canzoni e del messaggio che mi sta a cuore esprimere. Tutte le canzoni dell’album, infatti, trattano il tema della libertà sotto vari punti di vista.

La traccia d’apertura, Wild Flower, tratta il tema della ricerca della propria identità nella fase di crescita. È molto autobiografica perché la protagonista della canzone è un’artista alla ricerca della propria strada e della propria libertà. Il riferimento più chiaro dell’album è forse quello a Harry Houdini, nella canzone a lui dedicata. In essa, l’escapologia è una metafora della ricerca della libertà, in particolare dai nostri condizionamenti interni. La canzone che dà il titolo all’album, Something To Say, invece, è stata spesso fraintesa. Qualcuno ha pensato che io volessi affermare qualcosa, ma in realtà la canzone è un elogio del silenzio in tempi in cui, come avviene sui social network ad esempio, chiunque può giudicare gli altri. Ho pensato che la libertà, qualche volta, coincide con l’astenersi dall’esprimere un’opinione (specie se non richiesta o se espressa in maniera aggressiva). Tra le altre canzoni più ‘degne di nota’, vi è forse A Letter, ispirata al racconto di Salinger Franny& Zooey, e Plastic, una sorta di critica alla nostra idea di successo basata sul denaro e il possesso. Il tour di Something To Say, che ho organizzato contattando in prima persona vari locali ed enti in Italia e all’estero, mi ha portato in diverse città (Milano, Bologna, Biella, Pavia,…) e negli Stati Uniti (Montauk Music Festival e diversi locali storici a New York City, tra cui Pianos e The Bitter End). A settembre, invece, presenterò l’album in Olanda. La mia decisione di lavorare in completa autonomia, cercando di instaurare un rapporto personale con le persone che apprezzano la mia musica, promoter di festival e locali, speaker radiofonici e giornalisti musicali, si spiega forse con il mio desiderio di tradurre in realtà la ricerca di cui parlo in Something To Say. Vorrei riuscire a mantenere la libertà di parlare delle cose che mi appassionano per arricchire, nel mio piccolo, la vita delle persone. Credo che dietro ogni progetto musicale debba esserci un’idea, che però va sviluppata e ricercata nel tempo, esattamente come la propria libertà personale. Non credo ci sia un modo per “arrivare” o “avere successo”, se non proseguire in questa ricerca e tentare di offrire un punto di vista personale e sincero sulla vita e il mondo.

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L’Orizzonte di Nicole Stella: guarda il VIDEO

Orizzonte tratta di abbandono inteso come fine di una relazione, carico di recriminazioni, di ferite e di sentimenti in conflitto fra loro. E’ il singolo di Nicole Stella.

Nicole Stella

Nicole Stella

ORIZZONTE: GUARDA IL VIDEO
L’abbandono come chiusura di una fase di vita, il lasciarsi alle spalle quel complesso di oggetti, luoghi, abitudini e dettagli che la caratterizzavano. L’abbandono alle proprie sensazioni più profonde, al dolore per ciò che si è rotto e che non potrà mai più tornare integro. Ma anche un abbandono positivo: un abbandono, o meglio, un abbandonarsi al futuro e alle nuove porte che esso aprirà di fronte a noi.