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Bello sapere che si può ancora credere nello Stato Sociale

Ero tra quelli che, insieme ad altre diecimila persone, era al Forum di Assago a sentire Lo Stato Sociale. Il concerto, a suo modo, vista soprattutto la genesi, è stato un evento unico.

Lo Stato Sociale (foto di @emmi_emme)

Lo Stato Sociale (foto di @emmi_emme)

di Marco Liuzzi

Ho scoperto Lo Stato Sociale tramite la condivisione sui social, Facebook e Instagram in primis, da parte di un gran bel po’ di amici di belle immagini di frasi dei loro testi. Incuriosito dal passaparola e sempre più innamorato delle loro parole, ho iniziato a seguire i cinque ragazzi di Bologna. Poi a San Valentino hanno proposto la formula “2 biglietti al prezzo di 1” per la data del Forum e mi hanno definitivamente conquistato: oltre a essere una bella idea in sé, quella del 2×1 è stata una grande genialata a livello di marketing. Sempre a San Valentino, è uscito il video di Vorrei essere una canzone brano diventato ben presto uno dei loro biglietti da visita privilegiati e che ha contribuito a farli conoscere ancor di più presso il grande pubblico. Qualche riga più su ho definito il concerto un evento più unico che raro, cosa che anche Lodovico, il biondo riccioluto del gruppo, ha sottolineato con un post su Instagram la mattina del concerto: la data del Forum ha rappresentato una grande (e molto rischiosa) scommessa, “fatta così, senza multinazionali, senza grandi ospiti, autoprodotto e con prezzi popolari…e se vogliamo pure senza alte rotazioni e partnership radio”. A naso direi che la scommessa l’hanno abbondantemente vinta.

Lo Stato Sociale (foto di @emmi_emme)

Lo Stato Sociale (foto di @emmi_emme)

Ma veniamo al concerto. L’idea di fare un concerto di sabato sera, nel bel mezzo di un ponte di primavera, in un palasport facilmente raggiungibile con tutti i mezzi da praticamente ogni parte d’Italia è stata, ancora una volta, una grande idea. Io che abito a un tiro di schioppo da Milano, se il concerto non fosse stato al Forum avrei storto un po’ naso, sono onesto. Come gran parte del pubblico, a parte gli irriducibili del parterre, sono arrivato piò o meno alle nove. Fin dalla metro è stato subito chiaro l’identikit dell’ascoltatore tipo de Lo Stato Sociale: giovane, istruzione medio-alta, occhiali tondi e Converse (o Vans) ai piedi, moderatamente di sinistra. Devo essere onesto: mi sono sentito un pochetto a casa.Tramite i miei canali social ho potuto constatare la presenza di almeno una decina di amici. Il concerto è iniziato poco dopo le nove e mezza, con tre brani: “Sessanta milioni di partiti”, “La Rivoluzione non passerà in TV” e “Buona fortuna”. Subito dopo Lodo ha presentato l’evento, riprendendo quanto scritto prima e ha fatto capire, ancora una volta, che a loro Salvini non sta per nulla simpatico, scatenando un lungo e convinto applauso da parte di tutto il Forum. Il concerto è proseguito con altre sei o sette canzoni sapientemente distribuite tra nuove e “storiche”. Il pubblico ha sempre risposto ”presente!”, dimostrando un forte attaccamento alla band e una conoscenza quasi enciclopedica dei testi. È toccato poi al momento medley/karaoke, con il trittico “Amore ai tempi dell’Ikea / Quello che le donne dicono / Magari non è gay ma è aperto”, dove il wall sul palco, quasi parte integrante della band, l’ha fatta da padrone, trascinando anche i fan meno estremi. Dopo “Sono così indie” ed “Eri più bella come ipotesi”, c’è stato un piccolo break con il momento Lercio: dieci minuti di lettura di notizie irriverenti, tratte dal noto sito umoristico, dove si sono presi di mira, strano a dirsi, Salvini, Trump e la Corea del Nord, senza risparmiare qualche frecciatina a qualche collega della band un po’ più manistream. Superata la metà del concerto, i brani più iconici della discografia, tra cui “Amarsi male”, “Mi sono rotto il cazzo” (con Nikki di Tropical Pizza alla chitarra) e “Abbiamo vinto la guerra”, hanno preso il sopravvento. Dopo altre quattro canzoni, tra cui la cover di “Ingiusto” di Bello Figo, cantata in mezzo al pubblico, il concerto è praticamente finito: c’è stato il sentito (e doveroso) ringraziamento al pubblico, la presentazione della band e poi i ragazzi sono usciti di scena. Che fosse una finta era ovvio, mancava all’appello “Vorrei essere una canzone”: una volta ritornati sul palco l’hanno cantata, seguiti da tutto il pubblico, anche dai più insospettabili.

Lo Stato Sociale (foto di @emmi_emme)

Lo Stato Sociale (foto di @emmi_emme)

A ‘sto giro i concerto è veramente finito. Che dire: il concerto è stato una figata. Dal punto di vista tecnico ci sono state alcune piccole mancanze, è indubbio, che però si possono perdonare ai cinque ragazzi di Bologna. I prezzi popolari e la promozione 2×1 hanno fatto sì che il Forum fosse pieno, cosa da non sottovalutare e non del tutto preventivabile vista l’autoproduzione… chapeau! La sapiente alternanza di canzoni nuove e vecchie ha fatto sì che venissero accontentati un po’ tutti gli spettatori, cosa sempre piacevole . I testi, beh, che ve lo dico a fare: sono poesie contemporanee d’amore contemporaneo (sì, la quasi ripetizione è voluta) e, secondo me, sono la chiave del successo del gruppo. Consiglierei un loro concerto? Sì, tutta la vita. Se non l’avete fatto, tra le altre cose, iniziate a seguirli sui social ché ne vale davvero la pena. Io, di mio, non vedo l’ora di rivederli dal vivo il primo giugno al Big Bang Festival di Nerviano, neanche a farlo apposta a tre chilometri da casa… ci si vede li?

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Andrea Laszlo De Simone: vieni a salvarmi è il nuovo singolo

Andrea Laszlo De Simone c’è. Anche se forse non esiste. Andrea Laszlo De Simone ha un nome, un secondo nome, un cognome e una faccia. Cosa che di questi tempi è quasi una rarità. Andrea Laszlo De Simone è 1, ma è anche 6. Un cantautore travestito da band. Una band travestita da cantautore.

Andrea Laszlo De Simone

Andrea Laszlo De Simone

VIENI A SALVARMI: IL VIDEO

Vieni a salvarmi è il brano che segna l’inizio della sua collaborazione con 42 Records, una delle etichette indipendenti più vitali e importanti del panorama italiano e che proprio nel 2017 arriva a tagliare il traguardo dei dieci anni di attività. Vieni a salvarmi più che un singolo è un manifesto, un’invocazione libera dalle strutture tipiche della forma canzone tradizionale (il brano dura 7 minuti e 26 secondi ed è costruito come un continuo saliscendi tra esplosioni e implosioni). Un grido d’aiuto disperato e che in realtà vuole rappresentare una resa, come evidenziato splendidamente dal video scritto e diretto dallo stesso Andrea Laszlo De Simone insieme a Gabriele Ottino del collettivo torinese Superbudda (con la direzione della fotografia di Paolo Bertino e l’aiuto di Irene Carbone). Il tentativo è quello di raccontare la distanza che intercorre fra la realtà e la nostra proiezione di essa. La realtà per come la vediamo e la percepiamo è il frutto della nostra elaborazione mentale: non a caso la narrazione si basa sulla contrapposizione fra le immagini di un naufrago cieco immerso nel bianco (Sergio Rubino) e le immagini della sua stessa soggettiva che appare Invece ricca di dettagli. Vieni a salvarmi segue di qualche mese la pubblicazione del primo singolo autoprodotto Uomo Donna. E Uomo Donna è anche il titolo dell’album che uscirà proprio per 42 Records il prossimo 9 giugno. Un disco complesso, articolato e vitale che vive in un tempo tutto suo dove convivono passato, presente e futuro.

Uomo Donna è stato autoprodotto e registrato in presa diretta in collaborazione con il fonico bolognese Giuseppe Lo Bue, successivamente post-prodotto e mixato utilizzando tecniche sperimentali a cavallo tra l’analogico e il digitale fino a creare una sorta di paradosso sonoro che parte dalla canzone italiana anni ’70 per arrivare a oggi (il disco è stato masterizzato da Andrea Suriani all’Alpha Dept. Studio di Bologna). Il mondo sonoro di Andrea Laszlo De Simone Nasce dallo scontro di classico e moderno. La canzone d’autore italiana e la psichedelia. Battisti e i Radiohead. Modugno e i VerdenaI Beatles e i Tame Impala. Il “volo magico” di Claudio Rocchi e quello “terreno” di
NONSONOUNCANE. L’album sarà presentato con una serie di esibizioni speciali in alcuni dei più importanti festival musicali italiani, prima di un tour vero e proprio che partirà dopo l’estate con la riapertura della stagione dei club. Dei live si occuperà DNA Concerti, uno dei booking italiani più rinomati e rispettati.

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L’angelo della notte si chiama Ilaria ed è (un po’) nomade

Ancora una volta la provincia tocca il cuore. Questa volta lo fa Ilaria con il brano L’Angelo della Notte. A proposito, la manda Beppe Carletti dei Nomadi. Si esibirà venerdì 28 aprile alla Partita del Cuore che si disputa a Ferentino presso la Cittadella dello Sport. Ingresso gratuito, appuntamento alle ore 10. Ilaria, 22 anni, canterà L’Angelo della Notte durante l’intervallo. Nell’attesa, ecco l’intervista.

Ilaria Creataro

Ilaria Creataro

Ilaria il suo singolo L’Angelo della Notte sta funzionando.
E’ vero, sono molto felice in questo periodo. Comincio a respirare un’aria diversa.
Che è successo?
Intanto la gente del mio comune, Boville Ernica in provincia di Frosinone, ha cominciato a guardarmi con aria diversa.
Come mai?
Bisognerebbe chiederlo a loro. Certo che avere cantato il singolo con Beppe Carletti ha aiutato.
Come vi siete conosciuti?
Cinque anni fa in occasione di un concerto. E’ nata una amicizia speciale con lui e tutti i Nomadi.
Come si è sviluppato il sodalizio?
Mi hanno invitato a Novellara a Nomadi Incontro, il loro raduno annuale. Chiacchierando siamo arrivati all’idea di un progetto discografico.
Come è arrivata a L’Angelo della Notte?
Beppe mi ha mandato alcuni testi, quando ho letto questo ho sentito i brividi: era lui.
La famiglia la appoggia?
Mio padre è un musicista, le sette note le ho nel dna. Ho partecipato a tanti concorsi e anche a Ti lascio una canzone, il programma di Antonella Clerici.
L’esperienza più formativa?
Il Cet di Mogol: lì tutti vivono della stessa passione e nascono amicizie indelebili.
Vive di musica?
In questo periodo importante mi dedico solo a lei.
Riscontri?
Parecchi. Ho ricevuto complimenti da Germania e Giappone.
E’ il momento di abbandonare la provincia.
Devo allargare il mio raggio d’azione al più presto. Sarebbe già importante arrivare a Roma ma voglio proprio uscire dai miei luoghi. Qui mi hanno visto crescere, mi conoscono.
Cosa ascolta?
Sono pop-rock: Pausini, Mannoia, Giorgia, Elisa, Queen, Tina Turner.
Come si definisce?
Con una frase di Carletti: bisogna crederci con semplicità e umiltà.
Scrive anche i testi?
No, non mi sento a mio agio. Mi sento più interprete.
Prossimi passaggi?
Un secondo singolo e spero poi un disco.
E’ social?
Ci provo. E’ il mondo di oggi.
Il sogno?
Riempire qualche stadio.