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Olafur Arlands, l'alchimista dei suoni venuto dal Nord

Olafur Arnalds in concerto a Roma

Atmosfera suggestiva e unica per questo live capitolino di Olafur Arlands che con il suo piano,tre archi e suoni elettronici stupisce un pubblico silenzioso ed estasiato. I brani di Olafur Arlands sarebbero la colonna sonora perfetta per quei film dal cui finale non sai se aspettarti una delusione o il trionfo dell’amore. Così chiudi gli occhi e ti fai trasportare in luoghi, immagini scenari che nemmeno credevi esistessero veramente nella realtà. Note Spillate lo ha visto in concerto nella cornice della chiesa Evangelica Metodista romana e lo ha intervistato. Chi ama la musica dovrebbe assistere almeno una volta nella vita un suo live. Nell’attesa gustatevi il suo ultimo lavoro in studio, “For now I am a winter”. Quando si dice viaggiare rimanendo immobili, trovando l’Islanda nella propria camera.

Fondere la musica elettronica con quella classica è possibile, e Olafur Arnalds lo sa bene. Islandese classe 1986, dopo aver suonato la batteria nei Flighting Shit e nei Celestine, dopo un tour con i Sigur Ros, Olafur pubblica i suoi dischi solisti dalle sonorità suggestive e intimiste.   A Febbraio esce il suo ultimo album ” For now I am Winter” in cui per la prima volta compaiono dei testi, affidati alla penna di Arnór Dan Arnarson. Ecco l’intervista di Note Spillate.

Si dice che il suo ultimo lavoro, uscito lo scorso febbraio, ” For now I am Winter” sia l’album della svolta.
Lo spero! Ho lavorato molto duramente a questo album e volevo provare un cambiamento nel mio stile musicale.
Come nasce la sua idea di fondere la musica classica con la musica elettronica?
In realtà non nasce come una decisione, è successo. E’ successo per caso, e ho trovato la cosa molto stimolante.
Ha composto la colonna sonora per il film di Sam Levinson “Another happy day”. Com’è il suo rapporto col cinema?
Dopo quell’esperienza ho lavorato a qualche altro film, è una cosa che mi piace, trovo molto interessante il mondo del cinema.
E’ stato facile considerato il suo background musicale lavorare a questo progetto?
E’ sempre una sfida relazionarsi con cose nuove, si impara molto. Io l’ho fatto e credo che mi abbia migliorato molto.
Ha suonato con i Sigur Ros. Quanto l’ha segnata questa esperienza?
Lavorare con i Sigur Ros è stato molto divertente ed emozionante. Sono delle persone fantastiche oltre che dei musicisti ispiratori. Senza dubbio collaborare con mi ha insegnato molto, e ha dato tanto alla mia carriera.
Quali sono le sue più grandi ispirazioni musicali?
Sicuramente grandi compositori come Chopin o Bach. Ma anche molti musicisti moderni come Nils Frahm, Max Richter e Hauschka.
L’Islanda è un paese di grandi esperienze musicali. Quanto è stato importante per lei crescere in questo paese?
Credo che qualsiasi paese sia importante per la propria crescita, si può trovare l’ispirazione ovunque per ciò che si decide di creare. L’Islanda è sicuramente ispirante, come qualsiasi altro paese.
La sua scelta di comporre brani strumentali nasce dall’idea di lasciare immaginare a chi li ascolta le parole?
Assolutamente. Mi piace pensare che chi li ascolta sia libero di interpretarli come meglio crede.
Ci sono degli artisti italiani che le piace ascoltare?
In realtà molte canzoni natalizie o canzoni pop anni Ottanta islandesi sono “rubate” al repertorio italiano. Quindi probabilmente, senza saperlo, si, ascolto musica italiana.
Le sue canzoni sono molto intime e toccanti, perfette per la location particolari come la chiesa Evangelica a Roma. Qual è la sua location ideale per i suoi concerti?
Mi piace suonare in teatri intimi o sale da concerto. Amo particolarmente i luoghi in cui il pubblico non è troppo lontano da me, ma anche  posti tecnologicamente avanzati in cui l’acustica sia buona.

(Recensione e intervista di Irene Zambigli)