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Chiara Galiazzo emoziona col tour più piccolo del mondo

Un palco piccolissimo, una platea di alcune decine di persone e altrettante sugli spalti in galleria, un pianoforte, poche luci d’effetto. La scenografia che fa da cornice al Tour più piccolo del mondo sembra una casa di bambole e anche l’atmosfera che si crea fin dai primi minuti tra artista e pubblico è intimistica e familiare.

Chiara Galiazzo

Chiara Galiazzo

di Federico Moia

Stiamo parlando di Chiara Galiazzo. La cantante veneta che pubblicherà nei prossimi mesi il suo nuovo album, ha deciso di imbarcarsi in una tournée sperimentale, dalle premesse molto particolari ma che non delude. Dopo le poche date in giro per l’Italia – e anche qui torna il tema del “piccolo” – Chiara sale sul palco del Teatro Gerolamo di Milano, per lo show finale, in presenza di molti fan, ma anche della sua famiglia, del suo fidanzato e dei suoi producer, per un’atmosfera ancora più amichevole e diretta. Accompagnata al pianoforte – unico strumento presente – dal bravissimo Elio di Nardo, Chiara quasi timida e imbarazzata, di fronte a quello che lei stessa definirà “il suo pubblico più difficile”, intona L’esperienza dell’amore, con cui scioglie il ghiaccio (come se ce ne fosse stato!) e regala subito l’emozione della sua voce. La minuscola cornice rende il tutto ancora più fatato, con le piccole luci che cambiano colore per
sottolineare il mood e l’andamento dei pezzi. Finita la canzone, saluta, ringrazia, riconosce volti e amici tra il pubblico e quella piccola insicurezza dei primi momenti scompare come se non fosse mai esistita. Si instaura subito un rapporto genuino e diretto che – complice anche la location mignon – permette al pubblico di rispondere alle battute e dialogare con l’artista in maniera naturale e disinvolta. Poche parole tra un pezzo e l’altro per introdurre i vari brani, che sono anche i momenti più magici e quelli che sicuramente ricorderò con piacere più a lungo. Probabilmente, in qualsiasi altra location, tutto ciò sarebbe stato impossibile e non ci sarebbe stato il modo di apprezzare la simpatia e la spontanea genuinità di Chiara, così come il suo irresistibile accento veneto che emerge simpaticamente di tanto in tanto. L’umanità e la storia personale di Chiara, poi, vengono raccontate anche e soprattutto dalla musica e dalle canzoni sincere, dirette e personali in cui l’artista si racconta senza vergogna e senza nascondere nulla. Dopo due respiri, la cover del celebre pezzo Somewhere over the rainbow, che Chiara reinterpreta in maniera personale e sentita, quasi sussurrando le parole al microfono. Il pubblico/complice apprezza e non è ancora finita la canzone che gli applausi arrivano come uno scroscio di pioggia. La scenografia semplice e minimal si arricchirà solo di una piccola nuvola di cotone fai-da-te realizzata dalla stessa Chiara. Un’aggiunta un po’ kitsch, forse un po’ ingenua ma sottolinea nuovamente quanto la cantante non abbia paura a mettersi in gioco e a mostrare il suo lato più infantile e capace di meravigliarsi. Si stupisce come un bambino di fronte al giocattolo quando riesce finalmente ad accendere il piccolo led viola all’interno della sua costruzione. Con questa nuova “aggiunta” alla scenografia, il concerto prosegue saltando dai classici  della musicista padovana ai nuovi pezzi come il nuovo singolo Pioggia Viola, scritta con J-Ax, accolta da un applauso calorosissimo. Quasi più forte e vigoroso di quello riservato alle super hit Un giorno di sole o Nessun posto è casa mia. L’encore ci riserva una grandissima sorpresa. Dopo L’ultima canzone del mondo e Stardust, sale sul palco Michele Bravi dopo un silenzio artistico di molti mesi, dopo la tragedia stradale che l’ha coinvolto a novembre e in cui ha perso la vita un motociclista. Un duetto semplice ed emozionante su Grazie di tutto. Poi Chiara abbraccia l’ex “collega” di X Factor e i due salutano il pubblico tenendosi per mano. Un bellissimo gesto e una profonda dichiarazione di amicizia con cui si chiude il sipario. L’esperimento è riuscito e sarà un’esperienza che ricorderò a lungo.

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Shade, una notte all’Alcatraz

Non avrà ottenuto il successo sperato al Festival di Sanremo, ma la data milanese del tour di Shade era senza dubbio uno degli eventi più attesi dalle centinaia di fan del rapper torinese. D’altronde il genere che propone il cantante è più adatto alla fruizione tramite social e piattaforme di streaming, visto che raggiunge in tal modo direttamente il suo pubblico, giovani e giovanissimi appassionati di rap italiano di qualità. E la composizione del pubblico di questa serata ne è la riprova: gli over 25 sembrano una sparuta minoranza.

Shade

Shade

di Federico Moia

L’eccitazione è visibile e poco alla volta l’Alcatraz, la venue scelta per lo spettacolo di questa sera, inizia a riempirsi. Il locale, settato in modalità B, appare a un primo sguardo pieno ma non stracolmo, lasciando un po’ di “spazio vitale” ai giovanissimi che assiepano la sala. Prima della portata principale, due piccoli antipasti, Oliver Green e Boro Boro accolti freddamente da un pubblico un po’ pigro. Alle 21,30 circa, le luci si spengono e fanno il loro ingresso sul palco i musicisti che accompagneranno il Shade, la platea dell’Alcatraz va in fibrillazione, i giovanissimi iniziano a saltare e urlare. Non sono molti gli artisti di questo genere che si esibiscono con un gruppo live, che contribuirà a rendere ancora più particolari i brani. Pochi istanti dopo aver attaccato con il primo brano, ecco finalmente il protagonista della serata che incita i partecipanti al grido di Welcome to the Show, direttamente dal suo ultimo album Truman, seguita a ruota da un altro “classicone” Mai una gioia, dal debut del 2015. Shade scherza e ride con il pubblico, creando un bel rapporto fan-artista, sincero, quasi improvvisato. Lo show continua rapidamente, con un pezzo sparato dopo l’altro in rapida successione. Severo ma giusto, Stronza bipolare, fino ad arrivare al primo dei tanti featuring che impreziosiranno la serata. Accolta da un boato, sale sulle assi dell’Alcatraz Emma Muscat, con la quale il nostro canterà la hit Figurati noi. Non c’è un attimo di pausa ed ecco il secondo ospite, addirittura J-Ax che tra un elogio e l’altro al giovane cantante, divide con Shade Tutti a casa. Tanti altri i nomi che contribuiranno a rendere la serata una e vera e propria passerella di ospiti: Fred de Palma con Se i rapper fossero noi, Giulia Penna Se mi lasci ti disso, Nitro con Le cose peggiori, e poi Ensi e Grido. Ognuno di questi ospiti è accolto con un boato e non fa altro che far alzare ancora di più il livello di adrenalina del pubblico. I giovanissimi non stanno fermi un secondo, ballando e scapocciando ininterrottamente dall’inizio alla fine. Il locale è ormai quasi in una discoteca. L’accoglienza più incandescente è riservata, prevedibilmente, a Federica Carta con cui Shade propone la hit sanremese Senza farlo apposta, che tutti accompagnano cantando in coro. Il concerto corre veloce e appassionante. Impossibile non farsi trascinare dalla grinta e dall’entusiasmo di Shade, dalla bravura dei musicisti e dalla spettacolarità della scenografia che tra giochi di luce, stelle filanti e video sui megaschermi regala una cornice perfetta all’intera esibizione. Shade appare sicuro, un vero mattatore che riesce a coinvolgere e divertire tutti i presenti, tra una Amore a primo Insta e una commovente Patch Adams, sicuramente uno dei brani più “impegnativi” del rapper. Alla fine rimane la sensazione di uni spettacolo ben collaudato, vivace, dal ritmo coinvolgente. Inutile chiedere di più. Per la qualità ripassare un’altra volta.

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Riccardo Sinigallia e il Ciao Cuore Tour: la recensione

Siamo a Bari nel quartiere Libertà, precisamente in uno spazio culturale che da un po’ di anni propone musica e varie attività che hanno un ruolo importante nella promozione di eventi in un quartiere che potremmo definire una periferia nel centro della città.

Riccardo Sinigallia (foto di Fabio Iovino)

Riccardo Sinigallia (foto di Fabio Iovino)

di Gegé Cifinelli

Qui ho assistito al concerto di un artista a me poco noto, forse per la mia giovane età o forse per il carattere poco commerciale della sua musica, la quale attira un pubblico di nicchia e realmente interessato all’autore. Ci ritroviamo dunque all’Officina degli Esordi alle 21 in attesa dell’inizio del concerto, in un ambiente estremamente rilassato in cui le chiacchiere sono accompagnate da un calice di vino e qualcosa da stuzzicare. Il pubblico è composto quasi totalmente da trentenni con tratti comuni, un pò bohemienne al quale poco importa dei clichè sociali. In questo clima tranquillo inizia l’esibizione di Riccardo Sinigallia il quale rompe il brusio di fondo con So delle cose che so, brano che ti trasporta in una nuova dimensione grazie al lungo incipit strumentale a tratti psichedelico, subito accompagnato da quella sembra essere a tutti gli effetti una breve poesia, che ben si presta ad essere cantata, subito l’artista attacca con      Lontano da ogni giorno un suo pezzo non trai più famosi che però risulta in grado di coinvolgere i presenti. Il concerto entra nel vivo con Backliner che risulta essere un autoritratto professionale dell’artista, il quale si immedesima in questa figura tecnica ( da cui il titolo della canzone) fondamentale per la riuscita di uno spettacolo musicale. Come è stato Sinigallia per la produzione di molti artisti che sono emersi negli anni 2000, questo seguito da Le donne di destra brano che sembrerebbe descrivere la vita di tante signore piccolo-borghesi schiacciate dai luoghi comuni e dalla società patriarcale che le vede come brave mogli e brave madri, senza concedere loro una tregua da questo tipo di vita. Continua la serata con al centro di una canzone sempre una donna, si tratta di  Bella quando vuoi, canzone cantata a squarciagola e con un ritornello che subito ti entra in testa dopo averlo ascoltato anche solo una volta. Il brano successivo è Dudù che vede ancora una volta una figura femminile al centro della storia, questa risale forse a dei ricordi di Riccardo, il quale viene accompagnato in questo viaggio nel passato da tutto il pubblico presente. Piccola interruzione e Riccardo Sinigallia prende possesso del piano e via con Se potessi incontrarti ancora canzone dai risvolti malinconici e che ci racconta di una donna che ha lasciato una ferita aperta nell’autore e in chi, come lui, vorrebbe ritrovare una persona perduta. Sempre con il suo piano l’artista parla in maniera intima con il piccolo pubblico presente, se prima ci raccontava di una storia di mancanza ora ci parla di una storia di condivisione e di amore profondo con la canzone Niente mi fa come mi fai tu. Il concerto avanza e con questo anche la partecipazione degli spettatori, i quali sembravano attendono il brano Ciao cuore, da cui prende il titolo il suo album, comprendo il motivo di tanta attesa infatti mi ritrovo di fronte una canzone dal sapore agrodolce, in cui ci si lascia e ci si prende ma che alla fine termina con un addio. Amici nel tempo è il pezzo con cui si va avanti e  in questa fase del concerto il tema centrale si trasforma e diventa l’amicizia in tutte le sue sfaccettature. Improvvisamente sento provenire dal palco delle melodie a me note, ecco che Riccardo propone una sua interpretazione di La descrizione di un attimo dei Tiromancino, brano e gruppo legati con la figura di Sinigallia per il loro successo dovuto anche al lavoro del produttore/cantautore, il pubblico è caldo e allora ecco che arriva il momento di Prima di andare via dove l’autore ci racconta delle difficoltà della vita e di come forse un sorriso può aiutare a superarle, ma tali difficoltà emergono in modo tragico nelle successive canzoni Che male c’è e Per tutti dedicate al giovane ragazzo ferrarese ucciso dalle forze dell’ordine ormai più di un decennio fa, Federico Aldrovandi, e l’intensità con cui tali brani sono eseguiti è stata in grado di trasmettere a tutti i presenti la rabbia contro tali soprusi e tali ingiustizie. Il successivo brano E invece io risulta essere malinconico e riesce a creare un collegamento emotivo con il pubblico a tal punto da far scoppiare in lacrime una ragazza di fianco a me. Si va avanti con Bellamore altra canzone che mi ha sorpreso positivamente per le belle sonorità e per il bel testo, in grado di trasmettere tutta la voglia di non abbattersi e di ricominciare nonostante le sfide e le sconfitte che si è soliti affrontare nella vita. Il concerto si conclude con Una rigenerazione che sembra essere la tappa finale del viaggio durato tutto il concerto, in cui sembra quasi che l’autore voglia invitarci a vivere la vita e a farsi trascinare dalle emozioni che questa ci offre, nonostante tutto. Devo ammettere di essere stato sorpreso dalla serata e dalla bravura dell’artista, la domanda è come mai questa musica d’autore fatichi a conquistare spazi.