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Justin Bieber fa ballare l’IDays-Festival: notte magica per 50mila

A chiudere l’ultima serata del I-Days Festival di Monza è la star preferita dalle teenager, la popstar canadese Justen Bieber. Noi c’eravamo e vi raccontiamo la serata.

Justin Bieber a Monza

Justin Bieber a Monza

di Carlotta Sorrentino

Ad accoglierlo un pubblico di 50mila persone già pronto a far festa grazie al dj set di Martin Garrix. Telefoni con fotocamere pronte a scattare per l’arrivo sul palco della popstar canadese. Ad anticipare il suo ingresso è un video nel quale troviamo il cantante che cade tra colonne corinzie senza atterrare mai e ringraziando i suoi genitori. Finalmente appare la star elevandosi da sotto al palco sulle note di Mark my Words, brano tratto dall’album Purpose. Il pubblico inizia ad urlare “Justin Justin…” e lui risponde con il singolo Where Are Ü Now accompagnato da fuochi d’artificio, fumo e ballerini vestiti di bianco, più che cantato possiamo dire che questo pezzo è stato ballato da Justin insieme al corpo di ballo, ma il pubblico ha apprezzato ugualmente perché ha potuto scatenarsi. Prosegue cantando Get Used To It e I’ll Show You sempre estratti dall’album Purpose, al termine di queste due canzoni si crea un’atmosfera da lounge con ballerine vestite di nero e un video in cui Justin con i capelli biondo platino è circondato da ragazze. Finalmente il cantante torna sul palco con un cambio di maglietta, da quella blu del suo merchandising a una semplice t-shirt nera, per cantare Boyfriend insieme al suo pubblico che non ha sbagliato nemmeno una parola di tutto il testo. Tra un balletto e una canzone ritmata il cantante decide di dare prova alle sue fan del suo talento e chiama una chitarra acustica sul palco, mentre il pubblico intona un classico “sei bellissimooooo”. Lui risponde che non capisce ma comunque gli piace, e inizia ad intonare Cold water, Mama Dont’t Like You e Fast Car.

Finita la parte acustica canta Been You e fa gli auguri a tutti i padri, perché il 18 giugno in america è la festa del papa. A seguire i ballerini tornano sul palco senza la star che visti i continui balletti è dovuta andare dietro alle quinte a respirare per cantare più carico che mai As Love As You Love Me brano preso dall’album Believe insieme al rapper Big Sean che vediamo rappare sullo schermo dietro l’artista, che, finita la canzone si ferma e annuncia che quello che stava per accadere è il suo momento preferito del show, sullo schermo scompare Big Sean e appaiono quadrati color seppia contenenti foto del cantante mentre lui inizia a intonare Children. Prosegue cantando Let Me Love You per poi ringraziare i suoi fan. “Ognuno ha la sua storia, passa momenti difficili ma la vita va vissuta”: al suono di queste parole tutto il pubblico alza il telefonino illuminato creando un’atmosfera magica a fare da cornice a Life Is Worth Living. Tutte le luci sul palco si spengono e il pubblico si rende conto solo in quel momento che è scesa la sera, pochi secondi più tardi si illuminano gli schermi e un Justin Bieber senza t-shirt appare in video su uno skateboard, salgono sul palco i ballerini insieme ai fuochi d’artificio che illuminano il cielo.

Monza accoglie Justin Bieber

Monza accoglie Justin Bieber

La musica in sottofondo ci preannuncia la hit che il Justin sta per cantare, What Do You Mean al termine i fuochi d’artificio diventano rossi, il cantante ringrazia i ballerini che gli fanno da cornice per tutta la durata del concerto. Justin chiede alle sue fan: “Chi di voi vuole essere la mia Baby?” e scandita da fuochi d’artificio a ogni ritornello Justin e tutto il pubblico si scatena sulla sua hit d’esordio Baby che anche qualche genitore, presente al concerto, è riuscito a intonare. Dopo questo allegro momento revival il palco si incupisce e l’artista rimane illuminato da un’unico faro che lo segue, almeno fino a quando non si riaccendono tutti i flash dei cellulari pronti a creare una coreografia di luci per accompagnare Purpose brano che da il nome all’album uscito nel 2015, pioggia di scintille e fuochi d’ artificio rendono l’atmosfera ancora più romantica, tanto da far commuovere le fan più sensibili. A chiudere il concerto è Sorry  anticipato da una intro rock della sua band, ovviamente ogni ritornello è scandito da fuochi d’artificio pronti ad esplodere per il gran finale nel quale Justin omaggia l’Italia gridando “Pizza, Pizza, Spaghetti…” facendo capire al pubblico che dell’Italia altre al calore delle fan apprezza il cibo. Ma dagli sguardi malandrini…possiamo scommettere che apprezza di più le fan.

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Levante, come è bello farsi accompagnare Nel Caos Tour

Levante ha chiuso a Milano, all’Alcatraz, la prima parte di Nel Caos Tour, il progetto live legato al suo recente di disco Nel Caos di Stanze Stupefacenti: c’eravamo e ve lo raccontiamo.

Levante

Levante

di Marco Liuzzi

Per un pugliese e quasi trentenne come il sottoscritto, Levante, per almeno vent’anni, è stato sinonimo di Fiera. Dopo essermi trasferito vicino Milano, poi, è diventato sinonimo di vacanze al mare non tanto lontane da casa e, in ultima stanza, di una squadra di calcio spagnola, un po’ come la nostra Udinese, che tra altri e bassi è arrivata anche terza nella Liga. Tutto questo per dire cosa? Tutto questo per dire che “conosco” Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, da due o tre anni circa, soprattutto grazie a una ex collega, fan sfegatata e artisticamente innamoratissima di lei. Ammetto, colpevolmente, che all’inizio credevo fosse spagnola: solo molto dopo ho scoperto la sua verace italianità. Quando mi si è prospettata la possibilità di poter vedere Levante in concerto, nel suo Nel Caos Tour (dal titolo del nuovo album, Nel caos di stanze stupefacenti), ho subito detto sì. Sia perché è brava, sia perché è bella, sia perché ha aperto un po’ di concerti di Paolo Nutini, sia perché ha scritto un libro bellissimo (Se non ti vedo non esisti, Rizzoli), sia perché ha aperto il reading di apertura dell’Ogni volta che mi baci muore un nazista Tour di Guido Catalano, al Teatro Colosseo di Torino. Se poi ci mettete che ha cantato, insieme a Bianco, una canzone che si chiama Corri corri, capite bene che non potevo non esserci.

E ne è valsa davvero la pena, lo ammetto a cuore aperto. L’Alcatraz è un locale storico e se arrivi a suonarci, e lo riempi, vuol dire che devi essere un pochetto brava e soprattutto devi avere un gran numero di fan affezionati. Appena ho messo piede nel locale di Via Valtellina ho capito che Levante non faceva eccezione. Si è arrivati al tutto esaurito! L’età media si aggira intorno ai trent’anni, con una netta prevalenza di pubblico femminile. Il concerto vero e proprio è iniziato alle nove e mezza abbondanti, con il Caos Monologo, per poi partire definitivamente, poco dopo, con Le mie mille me, la mia canzone di Levante preferita: i numeri di Spotify non mentono. Quello che mi è saltato subito all’occhio è stata la semplicità del palco e la raffinatezza stilistica della grafica del wall: il novanta per cento delle immagini che sono passate le vorrei come tatuaggi, quindi direi che sì, la semplicità alle volte paga e non poco. Che dire di lei: bellissima, anche in versione ginnica, piena di energia e con una voce stratosferica.

Le prime canzoni sono andate via veloci, con pochissimi intermezzi parlati, usati soprattutto per ringraziare sinceramente il pubblico, senza troppo convenevoli, ecco. In realtà tutto il concerto è andato via liscio e scorrevole, con un  invisibile filo conduttore che ancora adesso non riesco a cogliere ma che sento prepotente esserci. Dopo una dozzina di canzoni, tra cui spicca Diamante, ha dato sfoggio della sua straordinaria voce cantando in versione acustica La scatola blu, Non stai bene e soprattutto Abbi cura di te. Dopo altre tre canzoni (Duri come me, Memo, Di tua bontà), Levante ha presentato la band e ringraziato, ancora una volta sinceramente, il pubblico. L’epilogo, ovviamente, non poteva che essere scoppiettante come tutto il concerto: Alfonso (che ve lo dico a fare!), Io ti maledico e Gesù Cristo sono io. Poche volte a un concerto ho visto una partecipazione così attiva e una sincera adorazione (ricambiata) verso una cantante. Levante è brava, bella, simpatica, semplice, un po’ tormentata, fa un sacco di cose e le fa tutte bene, ha una voce da far venire la pelle d’oca. Beh, non siete ancora andati su TicketOne a comprare il biglietto del prossimo concerto?

La scaletta del concerto
Caos Monologo
Le mie mille me
Non me ne frega niente
Le lacrime non macchiano
Ciao per sempre
1996
Io ero io
Mi amo
Sbadiglio
Cuori d’artificio
Diamante
Lasciami andare
Contare fino a dieci
La scatola blu
Non stai bene
Abbi cura di te
Duri come me
Memo
Di tua bontà
Alfonso
Io ti maledico
Gesù cristo sono io

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Emis Killa campione sul ring dell’Alcatraz

Il 20 aprile 2017 il palco dell’Alcatraz di Milano si è trasformato in un ring: si esibisce Emis Killa. Emis Killa era accompagnato dalla crew di Blocco Recordz e per l’occasione ha deciso di portare con sé sul palco una band tutta al femminile: Silvia Ottanà al basso, Fiamma Cardani alla batteria e Beatrice Antolini alle tastiere. Noi c’eravano per assistere a La Terza Stagione Tour e ve lo raccontiamo.

Emis Killa sul ring dell'Alcatraz

Emis Killa sul ring dell’Alcatraz

di Carlotta Sorrentino

Emis Killa sale sul ring e apre il concerto con Dal basso brano estratto dall’ultimo disco Terza Stagione uscito il 14 ottobre. Prosegue con Non era vero e Uno come me, sempre estratti dal nuovo album. Ma i fan del rapper non si limitano a conoscere e cantare a squarcia gola le ultime uscite, sono preparati su tutto il suo repertorio. Emis Killa lo sa e li mette alla prova con brani di album passati quali Erba cattiva tratto dall’omonimo disco del 2012 e Soli dall’album Mercurio uscito l’anno dopo. Il pubblico ha risposto bene, non si è trovato impreparato e ha saputo placare le ansie dell’artista che ha confessato di fare incubi in cui i suoi fan compravano i biglietti ma poi non si presentavano al concerto. Come promesso dall’artista il palco, o meglio il ring, ha ospitato tantissimi ospiti che hanno partecipato al suo disco, come Jamil in Vecchia maniera e Maruego (con l’album in uscita in estate) sulle note di Buonanotte. Tra le performance di questi due primi ospiti Emis Killa decide di far cantare fa saltare l’Alcatraz con Parole di ghiaccio. Le sorprese non sono finite e l’artista si esibisce con Vegas Jones in Gucci benz un brano di cui Emis Killa era il featuring. La festa esplode sul ring con Laioung e i suoi denti d’oro e i The RRR Mob e a seguire Coez. Gli ospiti non sono finiti ma c’è bisogno di ballare un po’ ed ecco che Emis canta Cult e a seguire Maracana dove tutto il pubblico inizia a muovere le braccia come fosse allo stadio. Sulle note di Non è facile arriva Jake La Furia, ospite speciale, osannato da Killa e da tutto il pubblico. Il finale è con Vestiti Sporchi proprio come si conclude l’album.