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Domenico Imperato, il suo secondo album è una…Bellavista

Domenico Imperato, cantautore del mondo, ci fa viaggiare con il suo ultimo album Bellavista uscito per Lapilla Records/Ponderosa Records.

Domenico Imperato

Domenico Imperato

di Irene Venturi

Se nostalgici state cercando in soffitta un bel vinile da rispolverare di De Gregori, De Andrè, Lucio Dalla, Tenco… sappiate che anche le nuove tecnologie e i giovani possono regalare una nuova e bella declinazione del cantautorato. Su Spotify e Youtube c’è un mondo cantautorale sommerso da scoprire e Domenico Imperato è uno dei nomi da cercare e ascoltare con molta attenzione. Classe ’81, nato a Pescara ma cittadino del mondo. La sua musica nasce dalla contaminazione dei suoi periodi romani, portoghesi e brasiliani regalando un mappamondo di suoni diversi quanto armoniosi. É così che il cantautorato italiano si mescola con i suoni tropicali e con l’elettronica fondendo tradizione e freschezza. Questo album si presenta come una panoramica delle vite di personaggi ai margini, esclusi e sconfitti, osservati alla lente di ingrandimento. Nostalgia, essenzialità testuale, sensibilità ed empatia i quattro punti cardinali di Bellavista, album che trova l’esplosione nella carica delle percussioni, e la leggerezza nei fiati e nei violoncelli. “É un denso cubo rosso con dentro undici storie-canzoni” racconta il cantautore piacentino, per definire il suo secondo disco come un altare da dove godere, appunto, di una bella vista. Sono 11 canzoni da ascoltare con molta attenzione, di quei testi che necessitano del vostro tempo e il vostro tempo necessita di loro. Il cantautore premio de Andrè, al suo secondo album, ha realizzato un bel progetto, da poter ascoltare ed alternare ai nostri vinili senza alcun peso. Il singolo Del Mondo il canto, brano che apre il disco, è una preghiera danzante dal ritmo sincopato e dal testo poetico. Il video, con la regia di Diego Gavioli, racchiude l’essenza dell’album incentrato sulla ricerca del cubo rosso quale chiave per uscire dal nostro orticello e guardare oltre. Sonorità interessanti, ricercate e ben studiate Bellavista è un disco che vi consiglio di ascoltare almeno una volta. Domenico Imperato, il cantautore metà uomo e metà chitarra, lo potete ascoltare su iTunes > https://itunes.apple.com/it/album/bellavista/1301228400 Spotify > https://open.spotify.com/album/4QWD20N5duvXuMbPoTG5bZ

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Misfatto, l’uomo dalle 12 dita e il nuovo rock

Trent’anni di carriera, molteplici collaborazioni e opening, i Misfatto hanno calcato i più grandi palchi d’Italia e il 19 gennaio sono tornati per ricordarci che il rock, in Italia, non è morto.

Misfatto

Misfatto (foto di Nikka Dimroci)

di Irene Venturi

In un garage dai suoni punk rock due ragazzini di 15 anni, Gabriele Finotti e Alessandro Chiesa, fondano i Misfatto, band hard Rock che proprio nel 2017 ha compiuto 30 anni di carriera. La band piacentina esordisce poi con il primo album di inediti, La Fine del Giorno, disco classe ’97 che preannuncia l’entrata in scena di una nuova piccola rivoluzione che sta crescendo. Nel 2000, con l’album omonimo, vengono definiti trip rock, che per chi non sapesse è una forma di alternative rock che nasce dalla fusione del rock psichedelico con i suoni elettronici anni ’90 e con il dark sound. Carriera in salita, evoluzione, rivoluzione… i Misfatto sono quella band che, nonostante non abbiano riscosso un successo disarmante a livello nazionale in 30 anni di carriera, rimangono una conferma. Ministri, Irene Grandi, Lacuna Coil, Dik-Dik, Nomadi, Morgan.. questi alcuni nomi degli artisti che hanno voluto la band come opening. Il 19 gennaio è uscito il nuovo album di inediti per Orzorock Music dal titolo “l’uomo dalle dodici dita“, che vede la partecipazione di Dargen D’Amico nel singolo “Ossessione Baudelaire“.

La continua contaminazione anche in questo album regala una fusione tra rock e rap. Versatili ma anche attenti all’importanza dei testi, scritti da Gabriele Finotti, autore e chitarra della band, regalano live alternati da momenti rock e momenti riflessivi e coinvolgenti. Il nuovo disco, che li ha visti al lavoro per ben 12 anni, contiene 12 inediti che gridano la diversità fisica ed estetica, diversità che è rappresentata da un nuovo sound, risultato di un maggior contributo elettronico e una preproduzione che lo rendono attuale. Album dalle atmosfere scure, pungenti e… semplicemente rock!

Per ascoltare Gabriele Finotti, Alberto Zucconi e Melody Castellari alla voce, Simone Cavallaro al basso, Andrea Farinelli alla batteria, e le chitarre ritmiche di Marco Cosenza qui le prime date in continuo aggiornamento.
26.01 – Baciccia – PIACENZA
10.02 – In Disparte – BERGAMO
17.02 – Officina Bar Dante – ACQUI TERME
01.03 – Muntà – PIACENZA
31.03- The Wall – PIACENZA
05.04 – Ligera – MILANO
06.04 – Little Italy Live Music – GENOVA

 

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Metallica, da Morricone a Master of Puppets omaggiando Lucio Dalla: IL CONCERTO DI BOLOGNA

Le luci si spengono, come tradizione, su The Ecstasy of Gold di Ennio Morricone e la festa inizia con HardWired: i Metallica fanno ballare per la seconda sera Bologna, una festa lunga quasi due ore e mezza e 18 canzoni, cui si aggiunge un omaggio a Lucio Dalla, in una Unipol Arena strapiena, che ha abbracciato il palco, per una volta centrale, che sembrava un’arena gladiatoria.

Metallica a Bologna

Metallica a Bologna

Anche chi non ama, o conosce poco, i Metallica, super band nata nel 1981 e che ha venduto oltre cento milioni di dischi, dovrebbe assistere, una tantum, a un loro. Molti fan erano gli tessi della prima data di Bologna, per stare vicino James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett e Robert Trujillo: un palco che, posto al centro del palazzetto, dava una parvenza di normalità. Ma non è stato così, anche se le grosse sorprese sono arrivate dall’alto, attraverso decine di cubi giganti, che ricordavano i televisori di una volta, che si univano, dividevano, scomponevano e ogni volta si illuminavano o mostravano immagini che commentavano le canzoni. Dalla pancia del palco, elevato di oltre un metro, sui fan, sono apparsi piccoli droni, che hanno creato un effetto aureola e lucciola vagante molto suggestivo. Non sono mancate le fiamme, ma soprattutto non è mancata la musica.

Le fiamme dei Metallica

Le fiamme dei Metallica

A Torino, sabato 10 febbraio, i Metallica hanno omaggiato Vasco Rossi, lunedì 12, nella prima data bolognese è arrivato Volare di Domenico Modugno, nell’ultima data italiana, ancora nel capoluogo dell’Emilia Romagna, il tributo è andato a Lucio Dalla con le note di Caruso. Il pubblico ha apprezzato, è partito anche qualche fischio, va detto, perché si è scelto ti sfidare la sacralità di un artista intoccabile a…casa sua. Forse si poteva ricordare Dalla con una canzone meno impegnativa, non sarebbe stato difficile, visto il suo ricco e intenso repertorio.

I droni volano sopra i Metallica

I droni volano sopra i Metallica

Il concerto decolla davvero al terzo brano, Seek & Destroy: qui il pubblico oscilla come un’onda lunga in un mare ventoso e ci sono i primi accenni del pogo, che, sul finale diventerà più intenso, coinvolgendo alcune zone del parterre, come tante macchie di leopardo. Now That We’re Dead è una forza della natura, con tutti è quattro i Metallica alle percussioni, quattro parallelepipedi usciti dal nulla e che avevano le sembianze di forni a induzione. Dal nulla escono anche i droni: si aprono quattro botole sul palco e appaiono questi oggetti volanti identificati di piccole dimensioni, di dispongono prima ad aureola, poi come impezziti, vagano sulla testa della band. Per rientrare, educatamente, nel ventre del palco. Intanto si susseguono, tra le altre, Confusion, Fuel e Moth in Flame. Ormai la folla è incontenibile, oscilla e canta, e i Metallica, con le loro chitarre e il basso che sembrano indemoniati li accompagnano verso un finale fatto di One, Master of Puppets, Spit out the Bone, una straordinaria Nothing else matter per salutare trionfalmente con Enter Sandman.

Le "televisioni" dei Metallica

Le “televisioni” dei Metallica