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Laura Pausini, tre notti all’Arena di Verona: il racconto

Tutti sold out all’Arena di Verona per Laura Pausini. Il tour che sta tenendo occupata l’agenda dell’artista da ormai qualche mese ha visto una triplice tappa in uno degli anfiteatri più ambiti dai cantanti. Ecco il racconto dell’evento

Laura Pausini all'Arena di Verona

Laura Pausini all’Arena di Verona

di Chiara Gatti

Come ci aveva anticipato Laura sui social, alle 20.30 inizia l’opening act con Tony Maiello, cantautore importante per la carriera dell’artista. Con le sue note coinvolgenti scalda le voci del pubblico con una performance di tre brani. Salutando i presenti augura un buon concerto ed esce dalla scena gridando un grande grazie a Laura. Ora l’atmosfera c’è, è tutto pronto, la sua gente la sta aspettando e inizia a chiamarla. A impreziosire lo scenario e ad aumentare l’adrenalina pre-concerto un cielo limpido con la sua luna quasi piena che brilla proprio sopra al palco. È tutto perfetto, si sente l’emozione che sale tra i presenti, ragazzi, ragazze, mamme e figlie, papà, innamorati e coppie. Una serata che riunisce tutti, che fa tornare con i piedi per terra, sul continente, anche coloro che navigano con il cuore su isole lontane. Qualche minuto di ritardo rispetto alla tabella di marcia, ma eccola sbucare da sotto un telo nero che cade a cascata sul palcoscenico: abiti scuri e una giacca ricoperta di led bianchi, che permettono di intravedere i suoi lineamenti anche a luci ancora semispente. Laura è pronta a intrattenerci per due ore e mezzo di canti, balli, ed emozioni di ogni genere. Dalle prime note il pubblico ha già capito con cosa si inizia, le luci esplodono e ci troviamo a cantare tutti insieme Non è detto. Qualche attimo per dare a Laura tempo di togliere la giacca luminosa e indossare un completo nero ornato di paillettes, ed è la volta di E.sta.a.te: ecco entrare in scena il suo coro in abiti neri e rosa. Al ritornello di questo singolo che ha conquistato le radio italiane negli ultimi mesi si vede esplodere una pioggia di coriandoli argentati. Un inizio con il botto. Il clima si fa più raccolto per introdurre un tuffo nel passato con Primavera in anticipo e La mia risposta, pezzi troppo “grandi” per stare seduti al proprio posto: tutta l’Arena è ora in piedi a cantare insieme a lei. Segue Le cose che vivi, e qui i protagonisti sulla scena diventano due, Laura e Paolo, che si mette al centro per un grande assolo di chitarra. “Fatevi guardare bene; siete voi le cose che vivo ed è bellissimo ascoltarvi.. siete pazzeschi” dice Laura con il tuo tipico accento romagnolo che fa sorridere i presenti. “Non mi piacciono le cose lasciate a metà, mi piace buttarmi come un toro, come il mio segno zodiacale, mi piace andare oltre la paura. Le cose si fanno al momento giusto e il mio è qui stasera con voi”, è questa la frase che fa da premessa al pezzo imminente Frasi a metà. Cambia la scenografia e i toni si fanno caldi sul rosso arancione per Incancellabile, pezzo che si chiude a sorpresa con un improvviso scoppio di fuochi artificiali. Incitando il pubblico a battere le mani a ritmo di musica si passa a Simili. La sintonia creatasi con il pubblico è massima, per questo Laura non si ferma mai. Eccola ora a cantare Il coraggio di andare, che conclude con un forte insegnamento, gridato fortissimo: “ricordate, niente può rubarvi il futuro”.

Dopo un intermezzo rock con Resta in ascolto l’atmosfera torna a farsi intima. Laura esegue in coda una all’altra Lato destro del cuore e Non ho mai smesso, eseguita tenendo per mano uno dei suoi coristi. È proprio durante questo pezzo che Laura si accorge di una proposta di matrimonio tra due persone in platea, e non può fare altro che augurargli il meglio per ogni cosa. L’amore, quello vero, è in primo piano. L’amore che lega chiunque, anche chi è distante in maniera palindroma. Riprendendo la scena per sé Laura sale su un cubo sopraelevato ricco di led mentre sullo schermo dietro di lei scorrono immagini di lei all’età di diciotto anni: è la volta di La solitudine. C’è commozione tra il pubblico per questo pezzo “must”, per questo pezzo così toccante. Il concerto della Pausini è questo, un caleidoscopio di emozioni. Laura spezza la serietà con una battuta; “Benedette le corna di Marco che mi hanno portata qui dove sono stasera”, a cui segue una grande risata del pubblico. Il ritmo torna nelle vene ed è tempo di ricominciare a ballare con Fantastico. Arriva il momento del primo pit stop, ma la scena non rimane di certo vuota; a farci compagnia sul palco il coro si esibisce con un medley inaspettato e originale: Sorry di Justin Bieber, Shape of you di Ed Sheeran e Can’t stop the feeling di Justin Timberlake. Il battito è alle stelle. Poco dopo un grande cubo luminoso si solleva e Laura riappare in un lungo abito nero spezzato da uno sgargiante cinturone oro. Seduta su una bianca sedia di design che crea dei giochi di luci incredibili è il momento di La soluzione. Si procede a ritmo sempre più incalzante con Come se non fosse stato mai amore, per poi passare a un susseguirsi di pezzi che decide di dedicare “a voi che come me avete sofferto per un amore”. I brani sono L’ultima cosa che ti devo, Ho creduto a me, Il caso è chiuso ed Emergenza d’amore, eseguiti con meravigliosi giochi di luci e fumo. Un nuovo attimo di raccoglimento per Tra te e il mare, l’illuminazione è rivolta tutta su di lei e sul pianoforte, tutto il resto al buio. Le note bianche e nere accompagnano dolcemente e delicatamente le parole della canzone, ma ecco tornare con il ritornello il ritmo, quello travolgente, quello energico. Non si smette di ballare, i piedi sono sempre in movimento. Suonano le prime note di un nuovo pezzo, “ve la ricordate?” chiede Laura. All’energico “sì” dei partecipanti invita a cantare tutti insieme E ritorno da te, a cui segue subito Le due finestre, il pezzo preferito del suo fanclub, e quindi ad esso dedicato.

Altro pit stop, ma questa volta senza uscire di scena. Laura scherzando con un addetto alla sicurezza dice che il suo pubblico è fatto di gente brava, “la mia gente” dice, e per questo vuole andare in mezzo alle persone. Si siede in mezzo a un gruppo di ragazzi e interagisce con loro chiedendo i loro nomi e la loro provenienza. Tornando sul palco si raccoglie vicino ai suoi musicisti Nicola Oliva e Paolo Carta per intonare alcuni pezzi forti: Limpido, Benvenuto, Un progetto di vita in comune e Strani amori. Quest’ultimo pezzo non viene concluso perché Laura viene distratta da una persona del pubblico che tiene in mano un grosso mazzo di fiori. È Padre Damiano, un prete della bassa veronese che, probabilmente dopo aver studiato le mosse dell’artista durante i concerti precedenti, non vuole passare inosservato. Laura spiega infatti che a quel punto del concerto è solita chiamare affianco a lei una persona per cantare insieme un pezzo importante. Un attimo dopo Laura lo fa salire sul palco e insieme cantano Non c’è. Risate (e forse un pizzico di invidia) tra i presenti. Laura prende ora in mano il microfono e dà sfogo a una grande riflessione. “ Non sono qui per insegnare niente a nessuno, ma voglio dirvi una cosa. Non è essenziale essere speciali per tutti ma per una persona si, noi stessi. Dobbiamo farci sentire da noi stessi. Sono stanca di sentire cosa dobbiamo dire e cosa no, cosa dobbiamo indossare e cosa no. Perché si giudica sempre senza possibilità di essere noi? Io a volte passo oltre ma altre volte non sono capace… stasera però sono qui per dirvi che non è giusto cambiare per piacere agli altri. Mai.”

Si passa a un flashback in cui l’artista racconta di quando da giovane andava a Sanremo e dietro le quinte vedeva “i famosi”, e di quanto la cosa la emozionasse. Un giorno, dice, le arrivò un fax da parte di Biagio Antonacci con su scritto “per me sei la più brava” e subito chiamò le sue compagne di classe per condividere l’emozione. Questo breve aneddoto per introdurre il pezzo imminente, Vivimi, per cui tutt’ora ringrazia il collega Biagio. Attorno a lei un affascinante gioco di bolle di sapone. Uno dei pezzi più toccanti di Laura, uno dei più forti, uno dei più veri. Uno di quei brani da dedicare a chi si ama veramente. Ormai non si dà più bado alle lancette dell’orologio, la festa continua sul ritmo di Una storia che vale, di Benedetta passione, per poi scatenarsi in un’immensità di colori con Io canto. Un altro piccolo momento di sosta per Laura e sul palco rimane Paolo Carta accompagnato dal coro che si diverte con il pubblico con un veloce botta e risposta. La si vede poi tornare con un vestito diverso, abiti e scenografia sono un tutt’uno di fiori rosa e neri, pensati per il pezzo dal ritmo ispanico. È infatti la volta di Nuevo. Poco dopo cala il buio, sul palcoscenico rimane solo una grande scatola luminosa. Non è più solo una scatola, ora è una grande vasca piena di acqua. Solo la voce pacata di Laura riempie l’aria in sottofondo, non si balla più, è arrivato il tempo di ascoltare, ascoltare e riflettere. “Respira, io sono qui, ti sento. È uno strappo nel petto, una parola e poi il dolore. Non è nulla, rialzati, perché succederà ancora; siamo anche ciò che abbiamo perso. Respira, respira. Le cose cambiano improvvisamente, qual è la direzione? Fa paura, lo so, ma tu respira. Va tutto bene. È il tuo cuore che esplode e che si prende cura di te.” Subito si riaccende la scena, al centro la scatola si apre, al suo interno Laura in un nuovo abito lungo costellato di paillettes luccicanti; è tempo di Invece no, dedicata alla nonna. Ora tutto il pubblico è in piedi, l’Arena dimostra il suo affetto con una standing ovation da pelle d’oca. Davanti a uno spettacolo tale Laura con le lacrime agli occhi chiama sul palco la sua mamma. È il loro momento, si abbracciano e si stringono forte. “Continua a fare quello che fai”, dice la mamma. Un momento molto emozionante. Ci avviamo verso la fine del concerto con un nuovo abito. Ancora qualche verso in spagnolo per Nadie ha dicho per poi passare a Innamorata. Con il finale si raggiunge il picco dei colori. Tornando sui passi di E.sta.a.te dal cielo cadono stelle filanti variopinte, mentre tra il pubblico volano grandi palloni blu. Laura ringrazia tutti quanti, presenta la sua grande squadra ed esce (ma solo momentaneamente) dalla scena. Pochi attimi dopo la si vede tornare nel suo accappatoio bianco, da tradizione, per gridare a tutti la sua frase, quella che segna la vera fine del concerto. “Fate l’amore stanotte!”.

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Voivod, il concerto: LA RECENSIONE di Federico Moia

Suggestioni futuristiche, panorami post-apocalittici, derive tecnologiche e stridii cibernetici. Ecco ciò che ci si aspettava da un concerto dei Voivod, band di culto più unica che rara nel panorama heavy metal, che ha animato il Santeria Social Club giovedì 20 settembre. Nonostante i numerosi tour europei che regolarmente raggiungono anche il nostro Paese, quello di quest’anno prometteva di essere davvero speciale: la band canadese infatti compie 35 anni di attività, un anniversario importante e tutto da festeggiare attraverso i più grandi successi del gruppo.

Voivod

Voivod

di Federico Moia

Proprio per quest’occasione, oltre al concerto, il locale ospita anche la mostra itinerante delle opere d’arte di Away (Michel Langevin), batterista fondatore della band e autore di tutti gli artwork e delle copertine dei dischi. Una ventina di disegni in bianco e nero che evocano le suggestioni post-apocalittiche di cui parlavamo. Ma non è tutto. Il tour è anche dedicato alla nuova fatica discografica dei nostri, The Wake, che esce in tutti i negozi proprio oggi, trasformando il concerto di ieri sera in un vero e proprio release party. Ma andiamo con ordine, partendo dalle due band in apertura, i Game Over e i Nightrage. Puntualissimi alle 20,30 salgono sul palco i Game Over, band originaria di Ferrara, impegnata in un classicissimo thrash metal che pesca a piene mani dai maestri americani del genere, come Megadeth, Overkill o i primi Metallica. I quattro musicisti danno sfogo a tutte le loro energie saltando e correndo su e giù per il piccolissimo palco, ingombro delle strumentazioni delle band che li seguiranno. Il loro set dura solo 20 minuti, ma le loro canzoni rabbiose e piene di grinta colgono nel segno, nonostante l’affluenza all’interno del locale sia ancora poca.
Seguono i greco-svedesi (come loro stessi tengono a sottolineare) Nightrage, che invece propongono un death metal molto melodico, di chiara scuola svedese e che ricorda band come Soilwork o At the Gates. Tra una From ashes into stone, dal loro album The Venomous del 2017, e una Stare into infinity, a colpire è soprattutto la simpatia del cantante Ronnie Nyman, che scherza e ride con il pubblico tra battute e prese in giro. Per il gran finale scende dal palco e inizia a incitare e a “ballare” con il pubblico direttamente in platea. Esibizione divertente e convincente. Promossi!

Si arriva finalmente ai veri protagonisti della serata. Come detto in apertura, i Voivod sono legati a doppio filo all’immaginario futuristico, distopico e cibernetico che fa da cornice alle loro canzoni e che ispira i loro testi. Difficile identificarli in un genere preciso: troppo diretti per fare progressive, troppo poco “cattivi” per fare thrash, troppo melodici per il punk e troppo legati agli strumenti tradizionali per sconfinare nell’industrial. Le loro canzoni sono ricche di cambi di velocità, dissonanze, stacchi, tempi dispari che rendono la loro musica aliena, difficile da assimilare ma allo stesso tempo immediatamente distinguibile. Giocano con la strumentazione producendo effetti spaziali, cibernetici, futuristici. La voce a volte stralunata, a volte avvolgente, a volte stridula del singer Snake (soprannome di Denis Belangér, la band è famosa anche per i nomignoli con cui si chiamano i membri del gruppo) si adegua ad ogni passaggio e
sottolinea le esasperazioni e i terrori di un futuro in cui la tecnologia la fa da padrone e in cui il genere umano è impotente. Come si diceva in apertura, il concerto è allo stesso tempo una celebrazione del loro trentacinquesimo anniversario, sia un release party del nuovo disco e la scaletta salta con equilibrio tra brani recenti e classici degli album degli anni ’80 e ’90. Si parte proprio con una delle ultime novità, Post Society del 2016, con cui i circa 500 presenti in ovazione accolgono la band, per poi fare subito un salto indietro nel tempo con Ravenous Medicine, inno contro la scienza degenerata e senza regole derivante dal loro capolavoro del 1987 Killing Technology. Da dietro le pelli della batteria, il brizzolato Away sempre sorridente, come se stesse suonando per la prima volta davanti a un pubblico. Accanto ai due membri storici della band, in formazione dal 1983, i più giovani Chewy (Daniel Mongrain), alla chitarra, e Rocky (Dominique Laroche), al basso, che in ogni caso non sfigurano e conquistano il pubblico con la loro bravura e la loro carica di simpatia: impossibile non sorridere davanti alle boccacce che Chewy farà per tutta l’ora e venti di concerto. Si continua a tutta birra sempre in bilico tra i brani dell’ultimo album, tra cui Obsolete Beings, Iconspirancy, Fall e Always Moving, e i super classiconi della band come Into the Hypercube, The Prow o Order of the Blackguards. Il concerto scorre veloce in un clima rilassato e sereno. La band e il pubblico stringono subito un forte legame. La barriera tra pubblico e artisti si infrange subito. I Voivod sono estremamente cordiali e amichevoli, non rifiutano mai una stretta di mano, un “cinque” o l’abbraccio di un fan. Una vera e propria festa metal in un clima di famiglia. Prima del gran finale la band si presenta ufficialmente accennando una piccola fanfara per ogni membro del gruppo (dall’orientaleggiante danza del ventre per il sinuoso Snake fino al tema di Rocky per il membro omonimo) e chiede un’ovazione particolare per Piggy (Denis d’Amour), membro fondatore del gruppo, morto di cancro nel 2005. Il Santeria Social Club si fa un tutt’uno gridando il nome del chitarrista defunto. Il momento toccante dura solo un attimo prima che tutta l’energia esploda nella rabbiosissima Voivod, dall’album d’esordio punkeggiante War and Peace del 1984, dove il pubblico si scatena. L’encore prevede un solo pezzo, Overreaction, sempre dal capolavoro Killing Technology, al termine del quale la band scende nuovamente in platea per foto ricordo, strette di mano, abbracci e per scambiare quattro chiacchere con i fan. Tutto perfetto, quindi? Quasi. Purtroppo i suoni non sono assolutamente all’altezza della situazione. Il mixaggio dei vari strumenti è confuso e in molti frangenti la musica complessa e sfaccettata dei Voivod si trasforma in semplice rumore in cui è quasi impossibile distinguere i vari strumenti. E soprattutto copre totalmente la voce di Snake. Un vero peccato che penalizza molto l’esibizione, nonostante la bravura, la professionalità e la carica di simpatia dei quattro canadesi.

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Claudio Baglioni Al Centro della Musica: recensione, scaletta e date

Per festeggiare i 50 anni della sua carriera, Claudio Baglioni sceglie uno spettacolo a 360° degno di uno dei pilastri della musica italiana. L’Arena di Verona è stata scelta come luogo di inizio per questo memorabile tour ospitando l’artista per tre serate di fila, di cui quella di sabato 15 trasmessa in diretta su Rai 1 alle ore 21:00 (regia di Duccio Forzano).

Claudio Baglioni fotografato da Angelo Trani

Claudio Baglioni fotografato da Angelo Trani

di Antea Morbioli

La grande sfida è stata quella di voler posizionare il palco al centro inaugurando così, sia per l’Arena sia per  Claudio Baglioni, un’esperienza unica nel suo genere. Tutti i posti sono quindi numerati per ospitare fino a 17 000 spettatori, dando la possibilità al pubblico di godere di una visuale totale e senza aree privilegiate. Con 450 metri quadrati e 8 pedane computerizzate, il palco fa da scenario a quello che Baglioni definisce viaggio: il percorso senza soste ma incredibilmente piacevole che ha sperimentato insieme a tutti gli organizzatori nella preparazione dello show, ma anche il ripercorrere delle tappe importanti della sua carriera insieme ai suoi fan. Difatti lo spettacolo è stato concepito come un romanzo musicale da narrare in ordine cronologico, ovvero dalla prima canzone del 1968 fino ad oggi, scegliendo 35 brani su un repertorio di 400 totali e facendo in modo che ciascun album abbia almeno un pezzo che lo rappresenti all’interno dello
spettacolo. In occasione di questo evento, esce anche il cofanetto contenente 4 CD con 50 successi del grande artista e il video musicale di Al centro (ora online), che rappresenta il vero e proprio viaggio di una folla entusiasta, mescolata a grandi volti del cinema italiano, per arrivare in Arena dove si trova Claudio.

Concerto
Lo spettacolo inizia con il brano che dà nome al tour, Al centro. Un brano strumentale con un grande coro, poiché Baglioni stesso ammette di aver voluto creare una sorta di colonna sonora dedicata a tutta la sua carriera. Il palco è sfruttato pienamente: sulla sua superficie vengono proiettate immagini diverse a seconda delle situazioni e nei quattro angoli si trovano i vari musicisti, in tutto 22 e polistrumentisti. Dei ballerini camminano veloci da una parte all’altra con delle valige in mano (simbolo per eccellenza del viaggio) ma alla fine sul palco rimane solo un viaggiatore: Claudio Baglioni, che fa emozionare subito con Questo piccolo grande amore e il pubblico si illumina di lucine colorate. “Benvenuti, bentrovati e bentornati nel mercato delle emozioni e delle sorprese” così Claudio saluta le persone venute ad acclamarlo, mentre il palco si trasforma in una piazza con un via vai di ragazze corteggiate da militari sulle note di Porta Portese. Prende in mano la chitarra per Quanto ti voglio, mentre coppie di ballerini danzano leggiadre attorno a lui. Il romanticismo continua nei successivi Con tutto l’amore che posso e Amore bello dove l’Arena si tinge di rosa, per poi lasciare spazio a W l’Inghiterra, in cui Baglioni si ritrova circondato da scozzesi e ombrelli in vero stile british. Torna alla chitarra per Io me ne andrei e con E tu scalda tutti i cuori, mentre il mare  sul suolo sfiora di continuo i suoi piedi. “Ho anche corso da fermo per andare il più lontano possibile” afferma Claudio, anticipando Poster e poi a ruota Sabato pomeriggio, Quante volte e Solo. Quando è il turno di Un po’ di più delle ragazze ballano in modo molto sensuale su delle sedie e, dopo altri brani, è ora di accontentare anche il pubblico femminile con un gruppo di ragazzi euforici e atletici che si scatena con Via. Fino a ora la serata è stata un’esplosione di colori, coreografie e scenette coinvolgenti magistralmente coordinate dalla regia di Giuliano Peparini, il quale ha ammesso quanto fosse stato difficile creare uno show per qualcuno che si ammira, ma allo stesso tempo anche facile poiché le immagini uscivano spontaneamente attraverso il racconto delle varie canzoni. È quindi il momento di fare una breve pausa, come suggerisce l’entrata in scena di un pianoforte suonato da Walter Savelli, per dare tempo al protagonista di cambiarsi d’abito. Claudio rientra con una chitarra e intona Strada facendo, accompagnato unicamente dalle coriste. Anche in questa seconda parte, è un susseguirsi di canzoni senza sosta come Avrai, Uomini persi e Notte di note, note di notte, dove sembra di essere in un sogno con tanto di funambolo acrobatico. E ancora tanti brani, Baglioni non mostra nessun cenno di stanchezza e la sua voce risuona del tutto limpidissima mentre canta insieme al pubblico Mille giorni di te e di me e poi, con Acqua dalla luna, lascia spazio ai bravissimi giocolieri e circensi che condividono con lui il palco. Secondo e ultimo stacco con il pianoforte che porta alla fase finale dello show, con i brani più recenti dell’artista. Qui la situazione è meno sfarzosa di quella iniziale, forse perché Claudio Baglioni voleva arrivare al centro del suo viaggio e quindi sentire maggiormente la vicinanza con i suoi fan. Purtroppo verso la fine di Sono io inizia a piovere ma, nonostante ciò, Claudio si dimostra una tigre fino alla fine e canta gli ultimi due brani, Tutti qui e Con voi, con il pubblico rimastogli fedele anche sotto l’acqua. Lo spettacolo, prodotto da F&P Group e Bag, è stato un successo: più di tre ore filate di grandi pezzi, accompagnati da ottimi musicisti e coriste ed il tutto arricchito dall’eccellenza di oltre 150 performers, con 20 cambi d’abito in scena. Il tour si dividerà in due periodi, in modo tale da rendere possibile il lavoro a Sanremo dell’artista, e magari la tappa finale sarà proprio l’Arena di Verona come chiusura di un cerchio, di un viaggio.

TOUR “AL CENTRO”: PRIMA PARTE
16 e 17 ottobre – Nelson Mandela Forum di FIRENZE
19, 20 e 21 – Pala Lottomatica di ROMA
23 e 24 ottobre – Pala Prometeo di ANCONA
26, 27 e 28 ottobre – Mediolanum Forum di MILANO
30 ottobre – Pala Evangelisti di PERUGIA
2, 3 e 4 novembre – Pal’Art Hotel di ACIREALE (CT)
6, 7 e 8 novembre – Pala Florio di BARI

10 e 11 novembre – Pala Sele di EBOLI (SA)
13 e 14 novembre – Unipol Arena di BOLOGNA
16 e 17 novembre – Kioene Arena di PADOVA
20 e 21 novembre – Pala George di MONTICHIARI (BS)
23 e 24 novembre – Pala Alpitour di TORINO

TOUR “AL CENTRO”: SECONDA PARTE
16 marzo – Modigliani Forum di LIVORNO
26 marzo – Palasport di REGGIO CALABRIA
29 marzo – Pala Lottomatica di ROMA
2 aprile – Pala Rubini Alma Arena di TRIESTE
5 aprile – Forest National di BRUXELLES
7 aprile – Hallenstadion di ZURIGO
9 aprile – RDS Stadium di GENOVA
15 aprile – Pala Verde di TREVISO
24 aprile – Nelson Mandela Forum di FIRENZE