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Una dolce Home la casa dei Train to Roots

Nata in Sardegna nel 2004, Train To Roots è ormai una delle band più rinomate della scena reggae italiana e ha conquistato il pubblico di centinaia di concerti in tutta Europa. Caratterizzati da una maturazione costante e dai live esplosivi, nei loro cinque dischi hanno mantenuto un mix particolare di stili e lingue, in cui trovano spazio le varie sfumature della musica giamaicana e della black music con testi impegnati e divertenti in italiano, sardo e inglese.

La cover di Home dei Train to Roots

La cover di Home dei Train to Roots

Iniziano il loro percorso con l’album di debutto omonimo Train To Roots (2005), a cui segue Terra e acqua (2008) con i featuring di Sargento Garcia e Ranking Joe, e che sarà rieditato nel 2009 con due bonus track, tra cui una collaborazione con Errol Bellot. Successivamente pubblicano Breathin’ faya (2011) e Growing (INRI, 2014) che segna un punto di svolta per la band che porta un nuovo modo di lavorare e introduce nuovi stili della musica nera. Il quinto disco Home (INRI, 2016), distribuito globalmente attraverso VPAL, vede la partecipazione dei connazionali Clementino, Madh, Levante e Lion D, oltre agli spagnoli Aspencat e Auxili. Racchiude i primi 10 anni della band, a base di roots rock reggae con sporadiche strizzatine d’occhio a sonorità e beat dell’underground elettronico moderno e arricchito da una importante presenza di cori in pieno stile 70 revival. Dal roots di matrice britannica che contraddistingue le produzioni iniziali, i Train To Roots hanno incorporato alla loro musica numerosi elementi contemporanei in una crescita continua, nutrendo le loro solide radici con la forte passione per la musica senza limiti che li caratterizza.

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Mama Marjas, quando il sound non ha confini

Arriva dalla Puglia una delle più internazionali delle nostre artiste. Mama Marjas accantona, almeno per ora, il reggae e vola verso nuovi sound. Lo racconta nel suo disco Mama e io lo racconto in questa intervista a Maria Germinario, come si chiama quando scende dal palco e si spoglia della musica.

Mama Marjas

Mama Marjas

Maria è un viaggio lontano dal reggae e verso la musica dei Sud del mondo.
Non è stata una scelta imposta le contaminazioni, ho fatto, a oggi, tre dischi e non ero autrice né produttrice, mi limitavo a scrivere il testo in base alle emozioni.
Oggi che è successo?
Sarà che mi avvicino ai 30 anni, ma ho sentito l’esingenza di fare un disco dove c’è l’Africa ma ci sono anche io che mi metto a nudo musicalmente.
Soddisfatta?
Ci sono tutti i generi che mi piacciono. Certo ci voleva un doppio disco per metterci tutto quello che amo. Non ci ho pensato più di tanto, ci ho messo quello che mi veniva in mente.
Un salto nel buio.
Ho lasciato la Giamaica e sono andata verso altri riti: la metrica per il raggamufin è strategica, mi servono basso e batteria per creare il groove.
C’è un bella vena Blues.
Abbiamo il Blues grazie all’Africa, la schiavitù ha dato profondità e visceralità estreme. Io prima del reggae ho amato il Blues, il reggae è un derivato del soul e del blues.
Ci sono limiti alle contaminazioni?
Tutte le musiche sono mescolabili. Bisogna usare l’Africa come musica non come marketing. E comunque non potevo fare un quarto disco reggae, dovevo mettermi alla prova affacciarmi su altri generi che amo tipo cumbia, damboo o rumba catalana. Il desert blues è stato una illuminazione, mi ha fatto capire quale è l’anello di congiunzione tra Africa e Blues.
E’ stata protagonista della Carmen secondo l’Orchestra di piazza Vittorio.
La considero una conferma, un chiudere un cerchio, sono dieci anni faccio reggae music. Per me fare Carmen, una donna forte, indipendentente e sola è coraggio, lei fa una brutta fine: il femminicidio ci sarà sempre, difficile eliminarlo ma bisogna combatterlo e bisogna giudicare una donna non per come balla ma per quello che è.
E’ stata un Carmen straordinaria.
Sono tutte Carmen le fiere donne del sud e lavoratrici, con la testa sulle spalle, che da casa mandano avanti una famiglia. Fare Carmen è stato notevole, Mario Tronfio mi ha definita perfetta, vera e autentica.
Insomma siete molto simili lei e Carmen.
Non mi faccio mettere i piedi in tesa da uomini né dall’amore. Al primo posto c’è essere una persona che fa cose positive.
Essere padroni della propria musica è difficile?
Oggi vivere della propria musica è sempre più difficile, la musica è sempre più un prodotto. Io ci metto il cuore. Devi però pensare a numeri, visualizzazioni. Il tour sarà divertente. Il 19 dicembre a Cassano delle Murge farò una serata per la sensibilizzazione dell’uso della canapa. Bisogna abbattere i pregiudizi. Poi un altro live sarà nella mia Taranto il 27 dicembre.
Vacanze?
Sto al Sud in questo periodo, io non vado al freddo. Adoro guardare il cielo di puglia, la amo la mia regione. Penso a Bruxelles e Berlino e il freddo mi blocca.
Chi è Mama?
Una persona molto emotiva e affettiva, parlo molto dal palco, faccio le foto con tutti, parlo con tutti. Canto per dire delle cose, dico delle verità: non sono un profeta però ho dei valori. La reggae music era one love, ora non più ma io mi sfogo. E’ brutto vedere con Facebook e twitter tutti sono liberi di dire quello che gli pare e contestano a prescindere. Questo è il ruolo pubblico poi c’è Maria Germinario che su twitter ha un profilo privato.
Nel disco c’è anche la Merengue.
Una sera acoltavo in televisione un concerto di James Brown e mi è venuto pensiero: la merengue è rythm’n’blues più veloce, che ti fa sudare. Sono collegabili, è un delirio ritmico. Il merengue come lo faceva James Brown è improvvisazione.
Ai suoi concerti si salta?
Ormai alle dancehall la gente non si fa trascinare dalla musica: sta a braccia conserte, osserva, è più chiusura che apertura: io voglio far ballare la gente! Noi con tarantelle e pizziche esorcizziamo la stanchezza e ricordiamo che la vita è bella e bisogna volersi bene. Sono per la positività.
I suoi non sono semplici concerti, sono feste.
Spesso vedo mamme che chiedono di far salire la figlia, sul mio palco faccio salire chiunque abbia una attitudine positiva, è bello vedere gente di ogni età che balla con me. L’importante è sapersi comportare e pensarla in un certo modo.
Sui social come si muove? Chi vuole seguirla che deve fare?
Mi ci sto avvicinando ma ho tutto e aggiornato. E c’è anche la Love University Records, etichetta che parla di vari fratelli.

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Crazy Power Flowers a Eataly per sfidare il limite

I Crazy Power Flowers saranno in concerto a Milano mercoledì 26 marzo in una location d’eccezione: la band di Cuneo presenterà dal vivo i brani del nuovo album “Per sfidare il limite” all’Eataly Smeraldo di Milano inaugurato in questi giorni (Piazza XXV Aprile – dalle ore 20.00 – ingresso gratuito).

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La band suonerà nel nuovo palco di Eataly, una rotonda al primo piano, sospesa, che si affaccia sull’intero locale, uno spazio creato appositamente per ospitare concerti, spettacoli e presentazioni. Il progetto Crazy Power Flowers prende vita nel 2008 per arricchirsi poi, durante il corso degli anni, della presenza di nuovi componenti fino ad arrivare ad un organico che attualmente consta di dieci elementi. Dopo una serie di importanti esperienze quali la partecipazione a Collisioni, festival ambitissimo nella Langa e la vittoria al Saluzzo Underground, i Crazy Power Flowers concretizzano finalmente il loro amore per la musica, in particolare per tutto il filone reggae (in tutte le sue contaminazioni), nella produzione di un disco intitolato “Per sfidare il Limite”, uscito nel novembre 2013.