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Benvenuti a Rubinoland, tra squilibrio e delicatezza vi aspetta Renzo Rubino

Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con “Custodire brano prodotto da Giuliano Sangiorgi, Renzo Rubino presenta un nuovo spettacolo con due concerti il 21 maggio a Roma, all’Auditorium Parco della Musica (Sala Sinopoli), e il 24 maggio a Milano  al Teatro Dal Verme.

Renzo Rubino

Renzo Rubino


Ma vallo a spiegare a tutti che sono del segno dei pesci, innamorato della lentezza, se decido di perdermi mi basta una carezza” queste  le parole che Renzo preferisce del disco  “Il Gelato dopo il Mare” (Warner Music)  uscito il 9 febbraio e prodotto da Taketo Gohara.

Ho sempre considerato la musica uno dei migliori mezzi disponibili per perdersi, lasciarsi andare, ubriacarsi e uscirne intatti. Ed è cosi che sarà questo tour, una favola, un varietà, un viaggio nella mia dimensione” racconta RubinoTra la testa e la pancia, ci sono le montagne russe e una ruota panoramica, attraverso la quale, si potrà fare un giro e osservare dall’alto quelli che sono stati i paesaggi più importanti del mio percorso artistico. Non solo il palcoscenico ma l’intera platea diventerà protagonista dello show. Dal Postino fino all’ultima Custodire si affronteranno le diverse stagioni della mia musica colorate da giochi, momenti assurdi, ironia, ilarità e frammenti più intimi.”

Per la prima volta Rubino avrà l’opportunità di tornare indietro e raccontare una storia che inizia quando, all’età di 19 anni, suonava in un night club mentre le signorine si spogliavano, quando il suo ruolo era quello di intrattenere un pubblico inferocito. Quando ha aperto un concerto di Albano Carrisi senza che lui lo sapesse, quando si finse pianista di strada mascherato per ingannare suo padre, all’epoca organizzatore dell’evento, per farsi dare una piazza in cui esibirsi.  Quando il suo legame con la musica era generato dall’inconsapevolezza e la follia. 

Non solo musicisti e cantautori” continua Rubino “tra i miei idoli ci sono Andy Kaufman, Fiorello, David Letterman, Pippo Baudo. Personalità forti che in qualche modo hanno condizionato il mio modo di essere sul palco. Immagino dunque Rubinoland come un vero e proprio show che avrà come canovaccio il percorso che dal disordine, dal caos e dalla Margarita, attraversa gli amori impossibili fino a giungere alla redenzione e alla ricerca della serenità”.  

Sul palco , insieme a Renzo Rubino (voce e piano) ci saranno: Fabrizio Dottori (Legni e tastiere) Matteo Vagnarelli (Ottoni) Andrea Beninati (batteria, percussioni e violoncello), Fabrizio Convertini (Basso, Synths, Chitarra elettrica ).

Il tour di Renzo Rubino  è organizzato da OTRlive e i biglietti dei concerti sono disponibili da oggi in prevendita su www.ticketone.it.

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Sanremo 2018, Renzo Rubino (in)canta con la forza delle parole

Renzo Rubino porta a Sanremo 2018 il brano Custodire. E alla sua terza partecipazione al Festival. Il brano è prodotto da Giuliano Sangiorgi. Sarà vestito da Missoni, nella sera dei duetti sarà affiancato da Serena Rossi. Al suo fianco il maestro martinese Marcello Faneschi. Lo abbiamo intervistato.

Renzo Rubino

Renzo Rubino

di Carlotta Sorrentino

Sappiamo che per lei questa non è una canzone prettamente d’amore, è ciò che vorrebbe si dicessero i suoi genitori che oggi non  si parlano più.
Avevo 7 anni quando hanno smesso di parlarsi, subito dopo ho iniziato a fare teatro. È difficile raccontarlo, farlo comprendere al grande pubblico.
Arriva a Sanremo dopo un periodo di pausa: è tornato a Martina Franca e ha fatto un po’ il pensionato.
Il nonno è la faccia del mio ultimo periodo ed è sulla cover del mio ultimo disco Il Gelato dopo il Mare. Ho fatto il pensionato per un po’ sul serio.
C’è tremore nelle sue parole.
Questo mondo mi ha fatto paura perché non era ciò che me lo aspettavo. La paura è arrivata, ho creduto che non avrei più fatto musica. Ero convinto fosse finita. Stavo pensando di fare altro.
Tipo?
Comporre colonne sonore! Ma poi sono tornate le canzoni.
Come nasce Custodire?
L’idea di questo brano mi è arrivata una notte di settembre, avevo visto un film terribile, c’era questo bambino abbandonato dai genitori. Lui aveva una grande potenzialità artistica e decide di diventare un direttore d’orchestra per poterli ritrovare. Diventare il più bravo di tutti per far sì che loro lo ascoltassero. Da lì ho scritto questo brano è mi sono chiesto: perché faccio musica?
Risposta?
Mi sono psicanalizzato perché nella vita di tutti i giorni sono insicuro mentre sul palco no.
Sul palco dell’Ariston, Renzo si fa aiutare da Giuliano Sangiorgi, che ha prodotto il brano.
Per me contaminarmi è un nuovo nella sua carriera musicale, il sound è di Giuliano mentre la liricità è mia. Si sono unite le due cose e rappresentano un nuovo me.
Questo è il suo terzo festival: come lo vive?
E’ un festival molto variegato, diverso dai precedenti, spero sia un festival poetico.

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Omar Pedrini, io e poi Giuliano Sangiorgi, Renzo Rubino, Beppe Carletti e Massimo Ghiacci: incontro col futuro

Non capita tutti i giorni di incontrare il futuro. O meglio: capita tutti i giorni di pensarci ma di trovarselo davanti, o a portata d’orecchio, è assai raro. E’ capitato a me e Omar Pedrini, al mio fianco tutta la sera, e altri quattro amici con i quali abbiamo chiacchierato al telefono, davanti a una platea di studenti, docenti e genitori dal cuore rock: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Massimo Ghiacci dei Modena City Ramblers, Beppe Carletti dei Nomadi e Renzo Rubino. L’occasione è stata un incontro organizzato, a Cesano Maderno, dall’Istituto di Istruzione Superiore Iris Versari per parlare della musica al tempo del web.

Omar Pedrini, io e un po' di futuro

Omar Pedrini, io e un po’ di futuro

Omar è arrivato da Padova, tre ore di macchina, lui cuore d’oro, per incontrare i ragazzi del Iris Versari. Una chiesa sconsacrata, due studenti tra Bob Dylan e il metal a fare da delicata (e un po’ Prog) colonna sonora, e la voglia di raccontare che la musica è un flusso di molecole che si appoggia sulla nostra anima e la fa vivere. Omar è bravo a trasmettere emozioni ed emotività. La vita ha provato a sgambettarlo più volte, lui ha barcollato oltre e con la chitarra la ha domata. E ora pubblica il suo nuovo disco Come non ci fosse un domani. E andrà in tour. E sarà sempre lo Zio Rock. Parla ai ragazzi di musica elettronica e dell’Urlo di Allen Ginsberg, di Nanda Pivano e poesia…poi, al telefono, Omar ed io, chiacchieriamo con Beppe Carletti, storica anima dei Nomadi, che racconta quanto la musica sia cambiata in mezzo secolo, dalle balere alle trappole della rete. Cita Augusto Daolio, quanto ci manca, e ricorda che i ragazzi di Novellara hanno mille vite, sempre sono rinati, sempre hanno raccontato l’Italia. Dopo l’estate torneranno con un nuovo disco.

L'incontro nella chiesa sconsacrata

L’incontro nella chiesa sconsacrata

Restiamo in Emilia…il telefono squilla e dall’altra parte del filo c’è Massimo Ice Ghiacci dei Modena City Ramblers. Da poco usciti con l’album Mani come rami, a piedi radici, i MCR sono una delle band socialmente più impegnate. Insieme a Omar portano avanti una battaglia per salvare un quercia nel piacentino che poteri aridi vorrebbero abbattere per lasciare spazio a qualche opera viaria. Ci hanno fatto una canzone insieme e portano avanti un ideale. I MCR sono tra i pochi, oggi in Italia, che raccontano a chi è giovane adesso, per dirla col maestro Guccini, cosa sia stata la Lotta Partigiana e quanto, ancora oggi, gli siamo debitori. Nel nuovo lavoro di Massimo e soci c’è un featuring con i Calexico: un gemma preziosa.La serata popola questa chiesa sconsacrata, che il comune di Cesano Maderno ha mirabilmente trasformato in luogo di incontri, di parole e idee. Il bello delle collaborazioni dal vero e il brutto (ma anche l’opportunità) di quelle in mp3. La poetica di Dylan e De Gregori, i nuovi eroi del teatro canzone creato da Giorgio Gaber. Uno è Renzo Rubino, che ammiro, stimo e seguo dal suo primo Sanremo (fu scelto proprio da Omar Pedrini, in commissione ai tempi, che ha dimostrato ancora un fiuto speciale): il nuovo disco si intitola Il gelato dopo il mare ed è come sfogliare un album di fotografie. Ogni canzone una storia in musica. Il suo messaggio agli studenti, ai ragazzi che lo ascoltavano? Di non temere di affrontare la via più difficile, perché porta sempre a un risultato migliore. Credo che anche i grandi ne abbiamo fatto tema di riflessione.

Omar Pedrini, io e i due musici che ci hanno accompagnato

Omar Pedrini, io e i due musici che ci hanno accompagnato

Ultimo al telefono, perché in studio a lavorare sul nuovo disco, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro: lo ho detto subito, negli ultimi dieci anni è il solo gruppo che ha segnato il tempo, che ha saputo affrontare il futuro mettendosi in gioco. E lui, Giuliano, cui andrebbe assegnata una laurea honoris causa come masterchef di primi piatti, ci ha raccontato un po’ della magia che ha saputo donare insieme ai suoi compagni di viaggio. Giuliano ha detto che ancora oggi ascolta i Timoria, la band di Omar Pedrini che negli anni Novanta ha rivoluzionato il rock in Italia, Omar ha ribattuto che era certo che loro avrebbero fatto un solco più profondo nella storia della musica italiana. Omar credo abbia ragione. Ma queste non sono sconfitte, questo è crescere. E Omar ed io, in quella serata di primavera fredda, umida e piovosa, abbiamo visto davanti a noi tante molecole di futuro. E i nostri amici Beppe, Massimo, Giuliano e Renzo spero lo abbiano percepito.

La locandina dell'incontro

La locandina dell’incontro