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Ciao Mango, chef dei sentimenti

Credo che avrebbe scelto due soli modi per andarsene così all’improvviso, lasciandoci sbigottiti: su un palco o in cucina. Perché se tanti lo conoscono come artista pochi sanno che era chef e gourmet. Ha scelto di andarsene sul palco. Con la sua musica e facendo circolare le sue emozioni. Ma chi, come me, ha avuto modo di conoscerlo negli anni forse ama di più ricordarlo in cucina. Ora sarebbe facile lasciarsi andare ai ricordi ma poi si rischia di scivolare in ambiti scontati e allora, brindando a lui, lo saluto con la nostra ultima intervista, di pochi mesi fa, quando ha presentato il suo ultimo lavoro di interpretazioni, “L’amore invisibile”.

Mango

Mango

Mango rilegge Fabrizio De André. Grazie a un sogno. E alla sua capacità di stravolgimento creativo. Perché Giuseppe Mango quando mette mano nel repertorio altrui la prima cosa che fa è cancellare dalla mente il concetto di cover. Poi parte alla ricerca delle canzoni con le quali vuole giocare. Seguendo questa filosofia sono nati “L’acchiappanuvole” nel 2008 e ora “L’amore invisibile”, un rosario di interpretazioni e tre inediti <scelti tra gli ultimi scritti ma anche tra le centinaia che ho nei cassetti>. E anche in questa nuova avventura compare Fabrizio De André: <Mi avvicino a lui sempre col più grade rispetto. Lo avevo già fatto nell’”Acchiappanuvole” con “La canzone dell’amore perduto”. Questa volta ho scelto “Amore che vieni amore che vai” ma la dinamica è stata curiosa. Premesso che lui è un grande mito per me, mi è accaduta la stessa cosa che capitata circa vent’anni fa con John Lennon: una apparizione. Lo ho sognato e mi ha invitato ad ascoltare questa canzone. E io mi sono alzato e ho ubbidito, mi sono lasciato assorbire dal suo vocione e dalla sua chitarra. E’ un testo di una grande violenza interiore che gradualmente si trasforma in bellezza. Ci sono alcuni passaggi che mi ricordano Manu Chao. Per prepararmi all’esecuzione ho ascoltato più volte le sue versioni ma nessuna rifatta da altri. Cosa che per altro non faccio quasi mai. Lui andava sempre oltre. Pensiamo ancora oggi all’attualità de “Il cantico dei drogati” che è inserita nel suo primo disco “Tutti morimmo a stento” del… Faber è stato un precursore e lo è ancora oggi. Come anche Lucio Battisti>.

Mango definisce casuale la scelta delle canzoni. Ma oltre a una visionaria “Una giornata uggiosa” di Battisti ci sono due brani che non finiscono per caso in un disco, si tratta di “Heroes” di David Bowie e “One” degli U2 che l’artista stesso definisce <i miei amori invisibili. E qui un sogno lo avrei io: sapere che ne pensano i due autori della mia versione>. Anche perché per “One” si è ispirato in primis a una versione orchestrale fatta da Peter Gabriel mentre “Heroes” ha un qualcosa di mistico, un gioco di voci che si rincorrono e valorizzano le intuizioni vocali dell’artista molisano. Pochi in Italia sono stati sperimentatori come lui e la conferma è la sua longevità: per altro in questo 2014 ricorrono i 30 anni di “Oro”, forse la sua canzone più celebre. La celebrerà in tour, come sempre: <Niente di celebrativo, un tour tradizionale ma sempre più faticoso per via di un repertorio vasto. Di questo “L’amore invisibile” eseguirò live  4, 5 brani di più non posso: la gente vuole ascoltare i miei successi, se non li faccio mi aspettano fuori >.

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Ricordando Lucio Dalla

E’ tutti i giorni il momento per ricordare Lucio Dalla. Con un pensiero, una frase, una canzone. Anche non sua. Ma ora si fa qualcosa di concreto. Mentre ancora polemiche ci sono su quel che lui avrebbe voluto e non sarà, c’è chi pensa a celebrarlo come più gli sarebbe piaciuto: con i fatti.

Lucio Dalla

Lucio Dalla

Si comincia il 2 marzo quando durante il programma Quelli che il calcio, condotto da Nicola Savino,  ci sarà un collegamento con Bologna per ricordarlo. Sempre il 2 marzo alle ore 21 all’auditorium teatro Manzoni di Bologna va in scena Sogni, variazioni sinfoniche su temi di Lucio Dalla a cura dell’orchestra Dalla Classica. Lo spettacolo nasce da un progetto di Beppe D’Onghia. Continue Reading

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Ligabue ricorda Bertoli, dieci anni dopo

La cover di un best of di Bertoli

A dieci anni dalla suo scomparsa, Luciano Ligabue ricorda l’amico Pierangelo Bertoli, ricordato lo scorso 22 settembre a Campovolo, in occasione di Italia Loves Emilia, con l’esecuzione corale di tutti gli artisti di “A muso duro”.

di Luciano Ligabue

Incontrare Pierangelo voleva dire ogni volta assistere a una incredibile lezione di forza. Forza morale, intellettuale e, nonostante la sua disabilità, forza fisica. Tutto questo lo si poteva (e lo si può) sentire nella sua voce netta, decisa, potente, perentoria e consapevole. Nella seconda metà degli anni ’80 quando insieme al mio amico Maioli cercavo una strada per poter incidere dischi e fare concerti, trovammo il suo nome sull’elenco telefonico. Lo chiamammo per sentire se ci poteva aiutare e lui, con una disponibilità che ci sembrava impossibile, ci invitò a casa sua. Dopo alcuni mesi avrebbe registrato due mie canzoni in due suoi album (cosa che, si immaginerà, fu una enorme iniezione di fiducia sulla mia precaria autostima di allora) e mi avrebbe fatto conoscere il suo manager che, sempre dopo poco, sarebbe diventato anche il mio: il compianto Angelo Carrara.
Sia a Pierangelo che ad Angelo devo tantissimo.
Sono particolarmente contento, dunque, che in un concerto come quello fatto per aiutare la sua amatissima regione io e gli altri dodici cantanti di “Italia Loves Emilia” abbiamo potuto omaggiarlo e cercare di onorarne la memoria cantando tutti insieme la canzone che fra le sue, più di tutte, lo ha raccontato per come era fino in fondo:  la bellissima “A muso duro”.