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Max Gazzè al primo maggio con 50 maestri d’Orchestra

Farà ballare e cantare Piazza San Giovanni con una grande orchestra di 50 elementi: Max Gazzè preannuncia un live spettacolare e sui generis per il palco del Primo Maggio.

Max Gazzè (foto di Andrea Grignani)

Max Gazzè (foto di Andrea Grignani)

Sperimentale ed eclettico, Gazzè è il primo singolo artista pop nella storia del concertone a portare in Piazza San Giovanni  un’orchestra di 50 Maestri, la Form – Orchestra Filarmonica Marchigiana. Musicista e compositore versatile, capace di spaziare dal punk al pop, fino alla composizione sinfonica (“Alchemaya”), Max torna al concertone come headliner con un set particolarissimo e coinvolgente. Dopo il live al Primo Maggio, Gazzè è atteso con la sua tournée “Alchemaya” nelle più affascinanti location d’Italia: il 5 agosto sarà alle Terme di Caracalle a Roma, il 7 agosto allo Sferisterio di Macerata, il 25 agosto al Teatro Antico di Taormina, e chiuderà con un evento spciale il 2 settembre all’Arena di Verona. I suoi testi più poetici (L’uomo più furbo, Mentre dormi), le sue composizioni più sperimentali (Il bagliore dato a questo sole, Questo forte silenzio o Colloquium Vitae), sono amati tanto quanto le sue più note ‘canzonacce’ (Una musica può fare, Sotto casa, La vita com’è).

 

In continuo aggiornamento, il cast del CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO di ROMA, promosso da CGIL, CISL e UIL e organizzato da iCompany, si arricchisce di nuovi importanti nomi! Saliranno sul palco del Concertone 2018: SFERA EBBASTA, MAX GAZZÈ & FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, COSMO, LE VIBRAZIONI, THE ZEN CIRCUS, GALEFFI, MARIA ANTONIETTA, MIRKOEILCANE, oltre ai già annunciati FATBOY SLIM, CARMEN CONSOLI, CANOVA, NITRO, CALIBRO 35, DARDUST feat. JOAN THIELE, FRAH QUINTALE, WRONGONYOU e WILLIE PEYOTE.

 

 

 

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Marla Green, la sua musica è una dolce “obsession”

Il nome è vero il cognome un mistero. Si chiama Marla Green, ha 22 anni, è romana ma soprattutto crea una musica che esula dagli schemi. Riesce a essere ai confini del folk, del pop, del rock, dell’elettronica…sfiora tutto ma non invade nulla riuscendo a essere unica.

Marla Green

Marla Green (foto di Evelyn Magrì)

Marla questo accento romano che sparisce nelle canzoni?
Mi fa piacere. Ci lavoro molto. Ascolto molto gli accenti anche dei colleghi.
La sua canzone più rappresentativa è Obsession.
E’ nata in modo strano. Facendo colazione ho iniziato a picchiettare sul tavolo e mi sono ritrovata un ritmo e un testo in un paio d’ore. La ho portata al mio mentore musicale Simone Sciumbata ed è nata Obsession.
Ne ha molte? Di ossessioni intendo.
Io le chiamo farfalline. Sì ne ho tante che volano in testa. Vorrei proporla allo Sziget Festival, chissà se mi ospitano sul loro palco.
Sarebbe bello…poi lei canta in inglese.
Ora sto scrivendo un brano in italiano ma il mio repertorio è in inglese. Ho vissuto un periodo a Londra, mi sono diplomata in canto pop.
Perché è tornata a Roma?
Sono di passaggio. Ho bisogno di lavorare qui, di crescere. Fra un anno non escludo di attraversare di nuovo la Manica ma in senso contrario.
Marla è un nome originale…
Lo ha scelto mia madre. Mio fratello si chiama Gilles. Sono nata il 17 luglio: in Italia si dice porti male, in America è il numero fortunato.

Marla Green

Marla Green (Foto di Evelyn Magrì)

Sarà che il suo destino è a stelle e strisce?
Non lo so. Posso dirle che il nome viene da una storia vera. Una ragazza vorrebbe fare la giornalista ma per mantenersi deve accettare anche di fare la modella. Un uomo le mostra interesse, lei non ricambia e lui la sfregia. E’ diventata una paladina delle campagne contro le violenze sulle donne.
Progetti per il 2017?
Serate a Roma, scrivere un bel brano in italiano da proporre per Sanremo 2018, tentare di avere uno spazio al concertone del Primo Maggio e poi Lo Sziget.
Quello torna sempre…
Il mondo che racconto è perfetto per quel Festival. Oltre a Obsession avrei anche Can’t feel my heart.
Scrive molto?
Fin da bambina. Qualunque situazione richiami la mia attenzione cerco di bloccarla su carta. Ad esempio da un sogno è nata l’idea di un concept album.
Scriverebbe per altri?
Sono molto gelosa. Ma per qualcuno sarei pronta.
Due nomi?
Elisa e i Landlord.
Ricorda la sua prima canzone?
Ho sempre masticato musica. Mio padre Adelio ha una azienda che affitta strumenti. Comunque la prima avevo 13 anni ed era dedicata al mare poi è nata Sunshine, direi la prima finita in forma-canzone.
Ascolti?
Dal babbo i Beatles. Lui vide il loro concerto al cinema Adriano di Roma. Li considero di famiglia.
I suoi?
Oggi mi intrigano gli M83 e il loro modo di usare la voce come un synth. Il mito resta Elisa. Poi ci metto Dido e Alanis Morissette. Ma anche Pink Floyd, Radiohead e Depeche Mode. Ho una canzone Anxiety che è molto nel loro stile. Credo che se cantata da un artista internazionale sarebbe da classifica.
Lei è internazionale…
Cresco, studio e tornerò all’estero.
Prima però lo Sziget.
Incrocio le dita e mi appello al 17 nella accezione americana!

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Julianora Bang, un venerdì sera On The Rox

E’ una delle figure più misteriose dell’indie italiano. Ma ora, almeno chi vive a Roma, avrà l’opportunità di addentrarsi in quel mistero che si chiama Julianora Bang.

Julianora Bang

Julianora Bang

Romani ft E.G. IL VIDEO

L’appuntamento con lei è venerdì sera dalle ore 22 all’On The Rox di Via Galvani a Roma Testaccio. Julianora Bang è la guest star di una serata che sul palco prevede anche OverSide, Giaz&Bill (Treccani), Rasmo e Jonny Snow e Zionecci. Ma di certo la curiosità è per questa imprevedibile e colorata artista, capace di creare una situazione da un pensiero e una canzone da una parola letta su un muro. Quello che la rende speciale, oltre a una voce particolare, è la grinta. Non si arrende, è capace di stare giorni su una rima o su un accordo. Ha quella cura e quella meticolosità tipica della scuola dei cantautori. Che lei rilegge col disincanto di un’età diversa e di un’epoca che pare avere la memoria corta. Ma grazie a Julianora Bang è possibile riannodare i fili della musica, oltre il tempo e lo spazio.