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Con Rudeejay sotto lo stesso cielo: l’intervista

Rudeejay la scorsa estate ha collezionato 50 date in 90 giorni su 40 palchi diversi, condivisi con i DJ più importanti del panorama internazionale. Un successo che riempie i dance floor di ogni suo evento e che sul web dà i numeri, con decine di migliaia di followers. Sono queste le coordinate da cui è partito il singolo Under The Same Sky (distributed by Universal Music), che tratta il tema delle relazioni a distanza, argomento profondamente attuale se consideriamo l’elevato numero di rapporti che nascono dal flirt di una notte o sui social e che usano poi il web per tenere i contatti.

Rudeejay

Rudeejay

di Carlotta Sorrentino

Come si sta sotto lo stesso cielo? La musica può aiutare a ristabilire contatti più umani?
Assolutamente si, e credo che Under the same sky nasca per trasmettere questo messaggio e questa emozione. E’ un brano che nasce dalla dance ma ne supera i confini, cerchiamo di arrivare al pop senza tradire quelle che sono le nostre origini, così abbiamo unito sotto lo stesso cielo due generi musicali diversi da loro.
Come nasce il brano?
Nasce un’anno fa, in studio con Lili, la cantante. Questo per lei è un brano autobiografico, perché io ho scritto la melodia e mi sono occupato degli arrangiamenti, Lili ha scritto il testo ispirato alla relazione a distanza che sta vivendo da alcuni anni.
Perché un team di sole musiciste?
Per portare in un circuito mainstream come il nostro un’idea di girlband che non fosse quella che il circuito è abituato a vedere. Una girlband può essere anche una vera band di musiciste donne, spesso si creano girlband unendo una serie di modelle che in realtà non sanno suonare però hanno una bella presenza, noi invece ci siamo impegnati a trovare delle brave musiciste e si è creata una bellissima sinergia da subito.
Dieci anni al Papeete quanto formano e condizionano la carriera di un dj?
Formano tantissimo. Condizionano? No perché quello che facevo al Papeete non è quello che faccio oggi, là ero Dj resident oggi non ho più quel ruolo e sono spesso guest dj, questo mi concede l’opportunità di girare posti diversi e suonare davanti a gente diversa.
Perché l’Italia si è accorta così tardi rispetto ad altri paesi del carisma dei Dj?
Perché noi arriviamo sempre per ultimi, ed è un peccato perché nella dance siamo stati pionieri negli anni ’90 e in seguito non siamo più stati in grado di cogliere quello che era il nostro potenziale all’epoca.
Chi considera i tuoi maestri?
Tutti e nessuno, se devo scegliere un nome e basta è sicuramente Albertino, è la persona che mi ha formato, e grazie alle sue trasmissioni ho capito cosa volevo fare nella vita.
Ci sono sorprese in arrivo?
Ho sempre sorprese in arrivo, le sorprese devono essere sempre pronte, bisogna sempre avere un asso nella manica.
Quale sarà la musica che balleremo quest’estate?
Tutto il filone di Despacito, in Italia il fenomeno reggaeton va ancora fortissimo.

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Rudeejay tra Supermash e DJ set per il concerto di Jovanotti a Firenze

Rudeejay è uno dei più interessanti DJ del panorama dance italiano che il prossimo 5 luglio aprirà il concerto di Jovanotti allo Stadio Artemio Franchi di Firenze. E’ bolognese e la sua passione è nata consumando il cd della Deejay Parade di Albertino. Lo abbiamo intervistato.

Rudeejay

Rudeejay

di Milly Abrusci

DJ set di apertura del concerto di Jovanotti, com’è nata questa collaborazione?
Ero già in contatto con Lorenzo da diverso tempo, poi a gennaio ho realizzato un mash-up (l’unione di più tracce che compongono una canzone inedita) di “Sabato”, il successo del momento di “Lorenzo 2015 CC.“, che nel mio circuito ha funzionato molto bene (se consideriamo che il video su YouTube conta quasi centomila visualizzazioni) e questo ha fatto sì che Lorenzo si convincesse a farmi partecipare, insieme ad altri DJ emergenti, all’apertura di un suo concerto.
Il suo turno sarà il 5 luglio, a Firenze. Una delle date più importanti per Jovanotti.
Esatto, sono previste circa sessantacinquemila presenze. Credo di non essere all’altezza, sono terrorizzato. Ringrazio Lorenzo per la fiducia e spero di ripagarla nel miglior modo possibile. Sono molto felice perché una delle date del tour passerà anche per Bologna, la mia città natale, quindi per me è doppiamente entusiasmante potermi esibire giocando “fuori casa”. Sono molto stimolato perché suonare nella mia città sarebbe stato scontato e banale, sempre nei limiti di un evento di tale caratura.
Come si sta preparando all’evento?
In verità, non mi sto preparando. E’ sempre stata una mia filosofia, anche per gli eventi passati della mia carriera. Sono sempre stato uno di quei DJ che non si prepara mai nulla prima. Ho i miei dischi, so cosa andrò a mettere, ma il modo in cui andranno proposte le cose le scelgo solo ed esclusivamente quando mi trovo sul posto. Quindi, anche per il 5 luglio manterrò questo mio modo di lavorare.
Non sa cosa suonerà in quell’occasione?
Assolutamente no. Sicuramente la versione che ho fatto di “Sabato” non la proporrò, così come qualsiasi altra canzone di Lorenzo. Mi baserò a come verrò lasciato prima, perché sarò preceduto dall’esibizione di Salmo che accompagna
Lorenzo in tutte le tappe di questo tour.
Quanto durerà la sua esibizione?
Io dovrei esibirmi dalle 20:00 alle 20:40, poi ci saranno venti minuti di silenzio religioso prima dell’inizio del concerto che è previsto per le 21:00.
Da poco è uscito il suo singolo, “Supermash”.
Sì. E’ un brano pensato soprattutto per i club, per la discoteca e per la pista da ballo perché il cuore pulsante della mia attività parte di lì. In passato, quando si decideva di realizzare singoli a mio nome, cercavo sempre la canzone piuttosto che la pista da ballo, ma mi sono reso conto che è una filosofia che, se fai musica dance indipendente come faccio io, è un po’ una gara persa in partenza perché devi scontrarti con le pop star internazionali che fanno produzioni che, oramai, sono dance e, soprattutto in Italia, devi scontrarti con delle “mafiette” che in discoteca non arrivano. In “Supermash” ho cercato qualcosa che fosse il pane quotidiano del mio pubblico, che non è quello delle radio, bensì delle discoteche.
Il video è molto particolare?
E’ un’idea che è venuta a me mentre realizzavamo la canzone. Abbiamo cercato di realizzare un video tributo alla SimCity e ai fumetti realizzati da Frank Miller e, attraverso quello stile, abbiamo cercato di creare la storia del nostro Supermash che è ricercato dalla polizia per disturbo alla quiete pubblica. Il finale è inaspettato perché la rivalità si trasforma in amicizia e in una voglia di fare festa.
E’ lei Supermash?
In realtà no, io sono un uomo che sta molto dietro le quinte, non mi piace l’autoproclamazione, soprattutto nei video. Lo trovo molto controproducente.
Sabato 27 giugno sarà tra gli headliner della Molo Street Parade a Rimini.
E’ molto stimolante perché è un evento completamente a sé stante in cui ti confronti con target di tutte le età, da quello che è lì di passaggio a quello che viene diretto per ascoltarti. Questo sarà il mio terzo anno e ho degli splendidi ricordi della Molo Street Parade.
Altre date importanti da segnare?
A fine luglio sarò a Reggio Calabra al Divino Festival, un festival molto importante di musica elettronica; mentre, il 10 agosto all’evento notturno del Papeete Beach di Milano Marittima che viene fatto sulla spiaggia. Poi ci saranno delle date all’estero: tornerò in Croazia, sull’isola di Pag, a Zcer beach, alla discoteca Noa. Sarà un’estate piena di date e di nuove grandi emozioni.
C’è differenza tra il pubblico italiano e quello straniero?
C’è grande differenza. A me è capitato di lavorare diverse volte in Austria e lì devi partire convincendo il pubblico del tuo prodotto; in Italia c’è molto più calore, ma una cosa che non mi piace è l’organizzazione di diverse strutture in cui, molte volte, ho dovuto arrangiarmi e dover badare a me stesso dall’inizio alla fine della serata. All’estero c’è una vera e propria cura per l’ospite.
Come si mixa in maniera originale un brano?
Cercando sempre una cosa che non sia stata fatta da qualcun altro prima e seguendo molto l’istinto che, ovviamente, si appoggia a tanti anni di musica, di ascolto e di cultura.
Quando ha iniziato questo lavoro?
Per la prima gavetta, a casa, a quattordici anni; mentre, la mia prima volta in discoteca è stata il 21 dicembre 2002 e ne avevo sedici. Di lì, è stata un’escalation con tantissima gavetta e tanti anni da DJ di aperture e chiusure di concerti.
La serata più emozionante?
Il ferragosto del 2006 al Papeete Beach di Milano Marittima davanti a trentamila persone.