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Rocco Hunt: “Canto A Verità per la mia terra e per i giovani”

“A Verità” è il nuovo album di Rocco Hunt. Il rapper rivelazione dell’anno, vincitore del 64° Festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte, canta l’orgoglio campano, descrive e denuncia i problemi che da tempo devastano la sua terra e la sua gente, certo che, nonostante tutto, una rivalsa sia possibile. Molte delle canzoni di questo 19enne, cresciuto tra le case popolari di Salerno, sono nate dalla collaborazione con artisti del calibro di Eros Ramazzotti, Tiromancino, Clementino, Enzo Avitabile ed Ensi. Ecco l’intervista a Rocco Hunt.

 

Rocco Hunt

Rocco Hunt

Come vive questo momento di successo?
Ancora devo mettere a fuoco tutto ciò che mi è accaduto, dalla vittoria di Sanremo in poi. Devo confessare che, anche se avessi perso la gara al festival, sarei stato felice allo stesso modo perché il mio disco sarebbe uscito comunque.
Un album impreziosito da tante importanti collaborazioni.
La cosa che mi rende più orgoglioso è che queste collaborazioni sono nate spontaneamente, in modo umano e naturale, già prima di Sanremo. Quello di Eros Ramazzotti è stato un regalo stupendo. L’incontro è avvenuto a L’Isola, il suo studio di registrazione. Stavo lavorando a un brano di Edoardo Bennato, “Un giorno credi”, per rivisitarlo e proporne una versione inedita. Già trovarmi in uno studio vero, per uno come me, abituato a registrare usando come filtro un calzino sopra a un microfono, è stato un sogno! Quando poi ho saputo che Eros era lì, mi ha sentito cantare e ha voluto assolutamente partecipare al progetto, cantando il ritornello di quella che poi è diventata “Credi”, mi ha fatto scoppiare il cuore di gioia!
Nel disco canta “A Verità”, una verità talvolta scomoda e pungente. Qual è il messaggio che vuole lanciare?
Le regioni del sud Italia sono molto arretrate rispetto a quelle del nord. Ci sono enormi problemi e situazioni gravissime, a livello sociale, politico, ambientale. Mi spiace che la Campania sia vista solo come la Terra dei Fuochi. I rifiuti non sono stati messi dai cittadini, ma dai politici e dagli industriali. Attraverso la musica cerco di descrivere queste situazioni e di spronare soprattutto i giovani a prendere coscienza e a reagire. Il disco contiene pezzi di denuncia come “Nu Juorno Buono”, “A Verità”, il brano che mi rappresenta di più, e “Devo parlare” in cui dico chiaramente che i camorristi diventano assessori e lo stato mi fa schifo perché se ne frega delle famiglie.
Però parli anche di speranza e di riscatto per il tuo territorio.
Certamente. Basta ascoltare “Vieni con me”, “Senza chance” e “Non rimpiango niente”, canzoni nelle quali dico che non ho perso la speranza, perché nessuno di noi deve perderla. I giovani non devono essere sfiduciati. Devono uscire dalla palla di vetro nella quale i genitori li hanno messi per proteggerli. Devono sperimentare, sbagliare, rischiare e avere coraggio. Se io non avessi preso quei treni, se non avessi osato, non sarei qui. Dopo Sanremo ho notato che i miei coetanei si sono interessati maggiormente alle tematiche e ai problemi legati al territorio. C’è maggior consapevolezza e speranza in loro. Sono felice di aver contribuito. La rivoluzione parte sempre dalle piccole cose.
Nel suo nuovo lavoro canti anche l’amore e le donne.
“Na Vota Ancora” è dedicata a mia madre e alla figura materna in generale, a cui dobbiamo sempre portare rispetto. In “Tutto resta” e “Replay”, invece, racconto delusioni affettive, incontri con ragazze, l’amore precocemente spezzato.
Ricordi sanremesi oltre la vittoria?
Ho conosciuto tante belle persone, stretto amicizie importanti. Però molti dei Big in gara se la tiravano! (ride, ndr).
Quanto è cambiata la sua vita?
Il mio tenore di vita è migliorato. Viaggio molto, ho cambiato città, ora vivo a Milano, ma appena posso torno al sud, dalla mia famiglia, il mio unico punto di riferimento. A livello artistico, invece, non sono cambiato. Sono sempre Rocco Hunt, il ragazzo che rappa da anni e canta in piazza e alle feste di paese. Sono orgoglioso delle mie origini. Nel disco lo grido fortemente, cantando sia in italiano, sia in dialetto. “A Verità” contiene anche foto della mia terra, immagini del mare, del centro storico, di palazzi, del mercato e della pescheria in cui ho lavorato per diverso tempo.
Cosa sogna Rocco Hunt oggi?
Di continuare a sperimentare a livello musicale, toccando anche generi musicali diversi dal mio. Sarebbe un sogno poter lavorare con Giorgia ed Elisa, fiore all’occhiello della musica italiana. E poi vorrei imparare a suonare uno strumento, il pianoforte, come mi ha consigliato Eros Ramazzotti. Studiare, fare esperienze anche all’estero, ampliare le conoscenze. E prendere finalmente la patente! (Intervista di Silvia Marchetti)

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“L’attesa” è finita. torna Giusy Ferreri

Ritorna Giusy Ferreri. L’album si intitola L’Attesa, e arriva dopo una carambola Los Angeles, Londra, Sanremo. E dopo che, l’artista siciliana ha scelto di investire su se stessa: le trasferte di lavor Oltreoceano e Oltremanica se le è pagate. La abbiamo incontrata a Milano, a pranzo, per farci raccontare il suo nuovo progetto.

Giusy Ferreri

Giusy Ferreri


Giusy Ferreri partiamo dal Festival di Sanremo: ha presentato “L’amore possiede il bene” e “Ti porto a cena con me”.
Quando col mio staff abbiamo scelto di giocarci la carta Festival, eravamo d’accordo che quelli fossero i due brani top per l’Ariston, firmati da Roberto Casalino.
Ripensandoci oggi?
Forse avrei difeso qualcosa di diverso per essere più valorizzata come cantautore.
Perché non ha insistito?
Mi piaceva l’idea di andare a Sanremo con due brani con caratteristiche vocali particolari. Era un modo per stupire non con l’eccesso come a volte in passato è accaduto ma con raffinatezza e pulizia.
Esaminiamo qualche brano dell’album, partiamo da “Victoria”.
E’ la storia di una acrobata che vede il mondo a testa i giù.
Una metafora?
Victoria vive un mondo di troppe distrazione e noi stessi siamo circondati da un mondo caotico e frenetico.
Il messaggio?
L’idea che Victoria vedesse un mondo normale, abitato da persone ferme e non itineranti. Racconto le diversità di una vita normale incrementata dalle mie sensazioni.
Uno spunto autobiografico?
Fin da adolescente ho sempre seguito una via ribelle. Ho sempre vissuto in provincia, ho sempre manifestato ritrosia verso la città, soprattutto Milano che è frenetica. Ma non ho mai soffocato la mia curiosità né mai ho pensato di e ridimensionarmi.
Curioso il titolo “Neve porpora”.
E’ nata sulla scia della profezia del 12/12/12. E’ un viaggio visionario che traduce una tragedia nel rinnovo di un’era.
Ne “L’attesa” non manca l’amore.
Mi piace credere che il sentimento nasca da un incrocio di destini e non dalla rete.
Il mistero dove sta?
Nel perché due persone, proprio quelle due, si incrociano.
E’ andata a Los Angeles da Linda Perry.
Ero curiosa di spiare la mia artista preferita: volevo comprendere la sua professionalità e capire come nascono le sue canzoni.
Differenze trai due paesi?
Il budget. Da noi c’è una crisi con la quale bisogna confrontarsi. Mi sono auto-finanziata questi viaggi.
Ha fatto anche una sua cover.
Durante il nostro primo incontro, nel 2011, mi aveva regalato il suo disco “8 songs about a girl” che conteneva “No one wakes me up like you”: ne ho fatto una versione piano e voce.
Piaciuta?
Ha detto che si è inorgoglita ascoltandola. E ancora di più quando le ho confessato che da ragazzina cantavo tutto il tuo repertorio

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Il tempo reale di Francesco Renga

La vera sfida è saper vivere nel tempo reale. Per vincerla bisogna essere abituati ai confronti con se stessi. Francesco Renga, reduce dall’ultimo Festival di Sanremo con a “A un isolato da te” e “Vivendo adesso”, non teme alcuna sfida e l’ultima si chiama Tempo reale. E’ il suo sesto lavoro in studio. Renga sarà in concerto il 19 maggio a Milano e il 21 a Roma, il tour vero sarà in autunno.

La cover di "Tempo reale" di Francesco Renga

La cover di “Tempo reale” di Francesco Renga

Francesco Renga tutti fuggono dalla realtà lei ci si tuffa.
Avevo voglia di cambiamento.
Perché?
Ero invaso dal bisogno di mettermi di nuovo in gioco ma in maniera corale.
E’ stato possibile?
Ho potuto farlo accettando le novità entrate nel mio lavoro, in primis una nuova casa discografica. Così dopo quattro anni di scritture riparto con modalità mie, molto artistiche.
Anche la scrittura ha nuove radici.
Ho scritto in luoghi nuovi: Berlino, Londra, Brasile, Messico, Miami. Questo movimento ha innestato linfa nuova nella scrittura.
Ha affidato la produzione a Michele Canova
E’ riuscito a tirarmi fuori cose che già sapevo, ma non ammettevo.
Ad esempio?
Mi ha spinto a ripulire il mio canto, un tabu che mai nessuno ha messo in discussione. Mi sono presentato da lui con 76 canzoni mie e se ne sono salvate quattro.
Le altre non erano brutte?
No ma erano il passato, tra modo di cantare e parole. Da lì la decisione di trovare autori nuovi e dare una lettura nuova alla mia musica.
Alcuni testi sono molti sintetici.
Siamo nell’era di twitter, bisogna adeguarsi entro certi limiti. Tempo reale significa essere connessi subito e con tutti.
L’amore che racconta è ruvido, in alcuni momenti sofferente.
Io cerco di inquadrare sempre i rapporti d’amore. L’impersonalità è la parte più difficile perché passa per internet.
I social sono il pericolo più grande?
Oggi amore è perdere la fisicità. La condivisione e la ricerca della felicità non dovrebbero passare per una tastiera.
Ha da poco pubblicato un album in spagnolo, “Mi voz”.
Sono stato a lungo in Sudamerica e ci tornerò.
L’Italia vista dall’estero è un paese fermo, quasi disperato. C’è l’urgenza di un cambiamento.
Consiglio?
Fare squadra, da solo non riesci a cambiare nulla.