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Francesca Michielin, aspettando Sanremo…Nice to meet you

Sarà disponibile da venerdì 15 gennaio in pre-order in esclusiva su iTunes, Nice to Meet You Acoustic Live Solo (Sony Music), l’EP che uscirà ufficialmente il 30 gennaio tratto dall’autobiografia musicale itinerante di Francesca Michielin, in gara alla 66ma edizione del Festival di Sanremo.

Francesca Michielin

Francesca Michielin

Dal 15 gennaio con il pre-order, si sbloccheranno 2 tracce: L’Amore esiste, il brano certificato doppio platino in una nuova versione live e una particolare cover di Tanto³ di Jovanotti. In occasione della tappa torinese del tour, il 22 gennaio si sbloccherà la terza traccia, Lontano, mentre l’ep uscirà ufficialmente il 30 gennaio, ultima data del tour a Brescia. L’EP conterrà 7 speciali tracce registrate live, completamente riarrangiate per gli spettacoli di Nice to meet you, che dopo il grande successo di Roma, portano Francesca a cantare sui palchi dei club italiani suonando ben cinque strumenti: pianoforte, tc helicon, basso, chitarra e timpano. Per la sua prima incredibile esperienza live, ha scelto di esibirsi sul palco da sola per valorizzare il contatto con il pubblico, che mai come in queste occasioni è intimo e sincero: “Ho scelto di salire sul palco da sola, ma suonando cinque strumenti perché mi sono sempre sentita una musicista molto appassionata, fin da quando ho imparato a suonare il pianoforte a 9 anni – racconta Francesca – Avevo bisogno di mostrare la mia carta d’identità: suonare uno strumento per me significa mettermi a nudo e raccontare chi sono a chi mi ascolta”. Proprio per questo, Francesca ha scritto un brano dal titolo omonimo Nice to meet you: in questo pezzo, suona alcuni strumenti che la raccontano da diversi lati, in una rappresentazione “prismatica” del suo percorso artistico: “Questo brano è particolarmente autobiografico –dice– perché parla della partenza verso una nuova avventura. Ho deciso di sperimentare, di mettermi in gioco e accettare questa sfida, perché penso che cantare e suonare da sola davanti al pubblico per il mio primo tour sia un’ottima palestra per riuscire a portare il mio piccolo messaggio in musica alle persone che mi ascoltano”.  Il 15 Francesca sarà a Pordenone (Il Deposito Concert Hall) per la terza tappa di Nice to meet you, organizzato e prodotto da Live Nation Italia, il 22 gennaio a Torino (Hiroshima Mon Amour), il 28 gennaio a Salerno (Modo) per chiudere il 30 gennaio a Brescia (Latteria Molloy)

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Rakele racconta il suo diavolo gentile!

Rakele ha vent’ anni, è di Napoli e quest’anno ha partecipato per la prima volta a Sanremo nella sezione Nuove Proposte. Il 7 aprile è uscito il suo disco d’esordio, Il diavolo è gentile, dieci brani inediti tra cui anche Io non lo so cos’è l’amore, brano con cui Rakele ha partecipato alla 65ma edizione del Festival. L’abbiamo intervistata.

Rakele

Rakele

di Milly Abrusci

Rakele è il suo nome d’arte, all’anagrafe è Carla.
I miei genitori sono sempre stati indecisi tra Rachele e Carla. Alla fine hanno scelto Carla ma Rachele mi è sempre piaciuto. Quando ho deciso di trovare un nome d’arte, ho subito pensato a Rakele.
Com’è Rakele e com’è Carla?
Rakele è il riflesso di Carla. Carla è la realtà, Rakele è il mondo interiore particolare. Entrambe convivono e procedono parallelamente.
Com’è stata l’esperienza sanremese?
Una bella esperienza che mi ha fortificato tanto. A diciannove anni salire su quel palco è una grandissima emozione, ho conosciuto tanti artisti diversi e ragazzi giovani come me che amano la musica. E’ stato anche un modo per condividere questa nostra passione e, indipendentemente da come sia andata, sono soddisfatta perché mi ha dato la possibilità di far conoscere il mio progetto.
Tutti ricordiamo la gaffe di Carlo Conti nel momento del verdetto: ha alzato il braccio di Amara ma ha pronunciato il suo nome lasciando tutti perplessi. Che cosa ha provato in quegli istanti?
Sicuramente in quei momenti c’è stata molta confusione e ho pensato di passare il turno, ma poi mi sono subito ripresa. Siamo esseri umani e capita a tutti di sbagliare, ma ho superato alla grande. Certo, speravo di andare avanti, non mi aspettavo di vincere, ma va bene anche così. E’ uscito il mio disco e il mio obiettivo era proprio questo.
A proposito del disco, come mai la scelta del titolo è caduta su Il diavolo è gentile?
Ho venti anni e non ho molta esperienza alle spalle, sono parecchio istintiva e passionale. In questo brano mi sfogo, il diavolo gentile potrebbe essere una persona che ci delude, che si mostra in un modo e poi si dimostra in un altro.
Alla stesura dei testi e agli arrangiamenti musicali ci sono Bungaro e Cesare Chiodo, già autori per le voci femminili più importanti del panorama italiano, come Laura Pausini, Fiorella Mannoia e Malika Ayane. Che effetto le fa?
Sono grandi professionisti e mi sento molto fortunata perché ho solo da imparare da loro. Ogni giorno imparo qualcosa e apprezzo la loro presenza artistica e il loro aiuto professionale. Siamo una squadra, siamo compatti e sono davvero contenta.
Nel disco c’è una cover, si tratta di Magic dei Coldplay.
I Coldplay sono una band che mi accompagnano nella mia crescita musicale e personale. Tempo fa ho fatto ascoltare questa mia versione ai miei produttori che hanno apprezzato e che hanno voluto inserire nell’album. Io li ascolto sempre, quindi è un omaggio.
C’è un brano che più degli altri la rappresenta in modo particolare?
In realtà no, sono nati tutti con me e quindi non ce n’è uno in particolare.
Come definirebbe il suo disco?
In molti lo definiscono elettro-pop e, in effetti, è così. Ogni brano è diverso dall’altro, ma è legato l’uno all’altro.
C’è qualche artista italiano con il quale le piacerebbe duettare?
Jovanotti perché mi piace tantissimo come artista. Lo trovo sempre originale e mai banale.
Live in programma?
La band è prontissima ed io anche. Le date non sono ancora uscite, ma questa estate ci divertiremo tanto.

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Donato Santoianni: pochi anni, “Poche ore” ma tanto talento

Da Castrocaro a Ti lascio una canzone, fino a sfiorare Sanremo con il brano Poche ore, secondo estratto dopo il singolo Parte di me e disponibile in digital download, sulle principali piattaforme streaming e in rotazione radiofonica. Dopo aver reinterpretato i grandi successi della musica italiana e internazionale in chiave Jazz e Swing con l’EP Swinging pop, ha voluto svelare la sua vera natura artistica da cantautore. Donato Santoianni ha solo ventidue anni, ma ha un talento indiscusso. Lo abbiamo intervistato.

La cover di "Poche ore" di Donato Santoianni

La cover di “Poche ore” di Donato Santoianni

di Milly Abrusci

A quindici anni ha partecipato al Festival Nazionale di Castrocaro Terme. Che ricordo ha?

Un ricordo particolarmente tenero perché ero davvero molto piccolo. Insieme a me, infatti, si spostava tutta la mia famiglia, principalmente il mio papà che mi seguiva in tutte le fasi di selezione. Sono legato a quel Festival perché mi ricorda il mio primo successo e la prima conferma che forse avevo un talento o, comunque, qualcosa di buono da far vedere. Fino a quel momento, a parte qualche piccolo concorso canoro di paese, non avevo fatto nient’altro.
E’ stata sua la voglia di partecipare o è stato incitato dai suoi genitori?
Sicuramente c’è stata anche la loro influenza, essendo appassionati di musica, ma è stato anche un mio desiderio. Io ero molto piccolo e mi spaventava sia esibirmi davanti ad un pubblico che la competizione che, in generale, non mi piace molto.
Nel 2010 ha partecipato al programma Ti lascio una canzone dove ha avuto modo di duettare con alcuni degli artisti più grandi del panorama musicale italiano. Chi l’ha colpita di più?
Partecipando a quel programma ho avuto davvero la fortuna di duettare con artisti giganteschi, ma avevamo poco tempo per conoscerli perché le prove duravano poco. Due artisti, però, mi hanno colpito per il modo in cui tengono il palco e per la loro professionalità e serietà anche se devono esibirsi per trenta secondi: Baglioni e Cocciante. Mi hanno lasciato il loro perfezionismo nel voler fare bene tutto senza lasciare nulla in sospeso.
L’anno precedente al suo, hanno partecipato i ragazzi de Il volo che quest’anno hanno vinto il Festival di Sanremo. Ha avuto modo di conoscerli?
L’anno in cui c’ero io al programma vennero come ospiti, avevano già iniziato la loro esperienza americana. Li ho conosciuti e mi sono sembrati dei ragazzi molto umili. Sono molto contento che abbiano riscosso questo successo mondiale e che abbiano vinto Sanremo, anche se i miei gusti musicali sono lontani dalla loro musica. Sono dei grossi talenti che ci rappresentano nel mondo e mi auguro che ci facciano fare una bella figura, come sono sicuro che sarà, anche all’Euro Festival.
Chi avrebbe fatto vincere al Festival di Sanremo?
Anche se nemmeno lui rientra nei miei gusti musicali, Nek mi ha molto colpito per come si è presentato sul palco e nel suo modo di cantare. Quando si è esibito in “Se telefonando”, mi ha sconvolto. Nella sua canzone avevo intravisto un forte potenziale discografico e un successo radiofonico, cosa che, in effetti, si sta verificando. Come prodotto avrei fatto vincere lui, ma a livello artistico mi è piaciuta molto la canzone di Malika Ayane.
Con quale cantante le piacerebbe duettare?
Io ho un sogno che non si realizzerà mai, ma la più grande cantante italiana nel mondo è Mina. Mi piacerebbe poter cantare con lei.
Il suo brano Poche ore è stato selezionato dalla Commissione del Festival di Sanremo 2015 come una delle sessanta canzoni migliori delle nuove proposte, ma poi non ha superato la fase finale che l’avrebbe portata a esibirsi durante le serate. Che cosa è mancato?
Non saprei, ma devo essere sincero: credo che questa canzone valesse il palco dell’Ariston. Rispetto agli altri anni in cui ho provato, è stata la prima volta in cui ho creduto molto nella canzone non solo per il progetto che c’è dietro, ma anche per la produzione e perché mi rappresenta in maniera decisiva. E’ ovvio che, quando si presentano tanti brani e se ne devono scegliere solo sei, diventi davvero difficile. Ho visto Carlo Conti molto concentrato nella scelta, mi metto anche nei suoi panni. Sono felice di essere rientrato tra i sessanta, è un bel traguardo. Ho accettato la decisione finale senza nessuna polemica anche perché i sei brani selezionati, a parte qualcuno che non mi convinceva, erano davvero belli.
Chi avrebbe dovuto vincere tra le Nuove Proposte?
Io sono molto amico di Amara quindi c’è anche un discorso affettivo ma, aldilà di tutto, quando canta lei, mi vengono i brividi. Abbiamo affrontato diverse selezioni di Sanremo in cui entrambi siamo stati scartati. Se dovessi staccarmi da tutto ciò, però, credo che il progetto più forte, più interessante e più solido perché alle spalle c’è Caterina Caselli, sia stato proprio quello di Giovanni Caccamo.
Poche ore è una ballad molto romantica e intensa. E’ autobiografica?
No, parlo dell’esperienza di una persona a me molto vicina e nella quale ho potuto immedesimarmi. Ciò che mi ha particolarmente stupito è che, a differenza delle altre canzoni che ho scritto, questa è uscita tutta d’un fiato sia nel testo sia nella musica.
Com’è nata la collaborazione con Gianni Bella?
E’ nata un anno e mezzo fa. Lui l’avevo già conosciuto ai tempi del Festival di Castrocaro perché era il Presidente di giuria e volle che io accedessi alla finale, quindi mi aveva già dimostrato il suo legame artistico nei miei confronti assieme a sua figlia Chiara che rappresenta la sua etichetta. Poi ci siamo un po’ persi perché ho fatto altre esperienze e preso strade diverse con Warner, e ci siamo ritrovati un anno e mezzo fa. Lui non era stato molto bene, aveva avuto un problema di salute, e quando si è ripreso, sono andato a trovarlo per riabbracciarlo. In quell’occasione, avevo portato con me un disco di mie canzoni registrate con pianoforte e voci e, nel sentirle, sia Gianni sia Chiara hanno scelto di lavorare insieme.
Quando un vero e proprio album?
Spero prestissimo. Stiamo già lavorando al progetto, ma non so dare un tempo. Abbiamo già le canzoni, abbiamo selezionato i brani e stiamo iniziando la pre-produzione. Sicuramente faremo dei concerti e dei live in cui presenteremo in anteprima qualche brano prima dell’uscita dell’intero progetto.
Riproverà a partecipare a Sanremo?
Se le modalità rimangono uguali a quelle di quest’anno e avrò una canzone, mi presenterò quasi sicuramente perché Sanremo fa sempre bene. Prima di tutto perché è un grande palco e poi perché ti dà la possibilità di abbracciare una quantità di pubblico che oggi è davvero difficile raggiungere.