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Carver, Pessoa…Ludovica Manzo li mette tutti in jazz in “Scraps”

Frammenti, istantanee, musica, fantasia, elegia…a volte gli aggettivi non bastano. E’, Scraps di Ludovica Manzo, un disco di straordinaria intensità, come non se ne sentivano da tempo. Lei, napoletana trapiantata a Roma, lo racconta.

Ludovica Manzo

Ludovica Manzo (foto di Cristina Vatielli)

Ludovica lungo percorso quello di Scraps.
E’ una storia vecchia, almeno come idea, nasce insieme ad altri progetti e come la marea un po’ si avvicinava per poi riallontanarsi.
Perché?
Non sono mai stata soddisfatta del sound. E’ un buon motivo?
Se i dubbi si traducono nel risultato sentito: ottimo. Poi che è successo?
Che ho scritto nuovi brani, ho messo mano agli arrangiamenti: nella nuova veste mi piacevano e il disco è finalmente uscito.
Una capolavoro di razionalità.
Il disco è indubbiamente ragionato ma contiene canzoni nate con la pancia.
Come nascono i suoi brani?
La musica quasi sempre prima. Poi entra il testo. Talvolta questa regola non funziona.
Un esempio anomalo?
Lisbona è nata di getto in un pomeriggio.
Considera Scraps una svolta?
In un certo senso sì. E’ un lavoro lungo e condiviso che dà il segno di un percorso. Lo dim0stra il fatto che nei miei live li propongo con la stessa formazione, se ci sono altri musicisti raramente i brani di Scraps entrano in scaletta.
A proposito di concerti…
Con calma ma arriveranno. In autunno e nei club. Intanto uno dei più attesi è quello estivo in Calabria al Peperoncino Jazz Festival.
Voglia di estero?
Ci ho pensato ma per ora non è una priorità.
Bella la sua musica…
Non è per le masse. Ci sono pochi posti dove suonarla ma a me piace!

 

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Scraps, l’immaginario musicale di Ludovica Manzo

L’artista di origini campane fissa finalmente su disco un progetto in cantiere da molti anni assieme al suo quintetto composto da Marcello Giannini alla chitarra elettrica, Riccardo Gola al contrabbasso, Ermanno Baron alla batteria, Beppe Scardino al sax baritono e clarinetto basso e Gino Maria Boschi alla chitarra classica. Sarà in concerto giovedì 28 maggio a Roma, Casa del Jazz, e venerdì 29 a Napoli, Ex Asilo Filangieri.

Ludovica Manzo

Ludovica Manzo

Scraps sono i frammenti, le istantanee di momenti, immagini e atmosfere che appartengono all’immaginario musicale di Ludovica, che ha attinto soprattutto all’universo letterario dal quale ha tratto gran parte delle proprie suggestioni. Un disco, quello della Manzo, che fa della propria eterogeneità un tratto distintivo, puntando a un eclettismo che ne rivela le doti di interprete raffinata e mai banale. Ciascun brano è come finestra sul mondo musicale di Ludovica, ricco di riferimenti al pop nordeuropeo e al cantautorato d’avanguardia, passando dall’elettronica al jazz fino ad arrivare alla tradizione di musica improvvisata della scena europea contemporanea.

Accanto a questo emerge con forza anche la personalità delle scelte armoniche insieme a una spiccata propensione per le sperimentazioni timbriche: tutti elementi che fanno del cantato della Manzo un interessante mix di audacia e amore per forma canzone più classica. È il caso di brani come Lisbona, libero adattamento da The Mad Fiddler, poesia di Fernando Pessoa, nel quale la Manzo predilige le armonie semplici e una melodia molto cantabile. In Sweet Volcano la musica ha invece un ruolo preponderante: ispirata dal romanzo di Luigi Pirandello Uno, nessuno e centomila, ne riflette appieno la complessità attraverso scelte melodiche originali. Decisamente più elettronico, nonché episodio tra i più sorprendenti del disco, è Ayl, brano che si avvale di diverse sovraincisioni di voci ed effetti e che sfocia in una seconda parte tutta dedicata all’improvvisazione.

In Mesigi ritornano le suggestioni letterarie, stavolta ispirate dai racconti di Raymond Carver. Dello scrittore statunitense Ludovica riesce a riprendere in musica la capacità dicreare, attraverso immagini minime e spunti quotidiani, metafore potenti. Il brano ha un andamento morbido, sospeso, nel quale si sviluppa un testo che condensa in poche battute l’esatta proiezione di uno stato d’animo. Sonorità più oblique si scorgono in composizioni come Country Fair, su liriche del poeta contemporaneo Charles Simić, mentre in Con Fusione Ludovica abbandona per un momento la forma canzone e sceglie di utilizzare la propria voce come un vero e proprio strumento musicale cantando in sezione con gli altri musicisti. Completa il disco una splendida versione di Any Old Wind That Blows, brano ripreso nella versione di Johnny Cash qui reinterpretata alterandone l’andamento ritmico e variandone l’armonia.