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Lali arriva in Italia col Soy Tour: concerti a Milano e Roma

Arriva live in Italia la nuova regina del pop latino Lali Esposito. Dopo l’uscita del disco “Soy” (Sony Music) a settembre e gli showcase di Roma e Milano a novembre, l’esplosiva artista argentina annuncia due concerti esclusivi del suo “SOY TOUR” nel nostro paese: il 9 aprile 2017 sarà sul palco del Fabrique a Milano e il 10 aprile all’Orion di Roma.

La mia intervista a LALI

Lali

Lali

I biglietti per i due show sono disponibili in prevendita da oggi alle ore 11.00 su www.livenation.it e sul circuito Ticketone. Cantante, attrice e influencer, Lali vanta una carriera vertiginosa, partita dalla tv: considerata dai media la “JLo latina”, è diventata nota al grande pubblico per le sue interpretazioni nelle serie tv teen create da Cris Morena, una delle produttrici televisive più importanti in Argentina. A settembre Lali ha dato il via al suo tour in Sud America con quattro concerti all’Arena Teatro Ópera Allianz di Buenos Aires, tutti sold out: una mega-produzione con luci, effetti speciali, ballerini sul palco. Lali è entrata nella top 100 Artists Chart di Billboard ed è stata proclamata “The queen of Latin Pop” dal famoso sito Perez Hilton.com, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti come Favorite Latin Star ai Kids Choice Awards del 2014 e Best New Pop Artist Album ai Gardel Awards nel 2015. I numeri di Lali sono impressionanti anche sui social con i suoi 4.370.000 followers su Twitter e i 2.800.000 followers su Instagram, e i suoi video contano milioni di views su YouTube (Asesina e Histeria hanno totalizzato oltre 11 milioni di visualizzazioni, A Bailar e Boomerang più di 8, Del Otro Lado più di 7, Unico oltre 4 milioni). Nella classifica Social 50 di Billboard ha conquistato il quarto posto, davanti a due giganti della musica internazionale come Lady Gaga e Justin Bieber. I concerti italiani di LALI sono una produzione Massimo Levantini per Live Nation. RDS è partner ufficiale del Soy Tour.

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Il talento di Briga

Briga ci mostra il suo Talento. Tredici sono le tracce presenti nella versione standard, più quattro extra nella versione deluxe, quest’ultima è inoltre arricchita da un booklet che contiene i testi delle canzoni e foto inedite. Talento, che arriva a distanza di due anni dall’album platino Neveragain, è un album differente da quello che ci si può aspettare da un artista noto particolarmente nel mondo rap. Mattia Briga con questo album, dà spazio a tutto il suo estro, producendo brani dal sapore cantautorale, con cantati intensi ed eleganti, dando forma ad un nuovo e differente Briga, che riesce però ad essere trasversale in quello che è il sottile passaggio dal mondo hip hop a quello pop.

Briga

Briga


di Carlotta Sorrentino

Perché questo titolo: Talento?
E’ sostanzialmente una provocazione, il concetto che ci sta dietro ha molto poco a che vedere, se non nulla, con la mia partecipazione a un talent.
Dove nasce?
Il mio talento arriva da un grande caos, è un talento che ha fatto in modo che io mi cacciassi nei guai ed è un talento che mi ci ha fatto uscire da essi. Inoltre è un omaggio a tutti i talenti che hanno partecipato e collaborato a quest’album.
In questo album sono presenti molte collaborazioni.
Un’episodio molto bello che mi è rimasto impresso di queste collaborazioni è il duetto fatto con Lorenzo Fragola, ci siamo trovati in studio ma avevamo poco tempo per registrare perché io dovevo andare al Coca Cola Summer Festival. Dopo otto ore quando tornai in studio lo trovai ancora lì, ha voluto partecipare a pieno a questa collaborazione e il risultato è molto bello.
A livello di produzione si è dato delle regole?
Si, questo disco è tutta “roba” nuova per me, in ogni canzone c’è uno studio dietro. Anche se una canzone più semplice, una hit estiva, non vuole dire che dietro non ci sia uno studio.
Cosa le piacerebbe fare in futuro?
Vorrei fare un disco pieno di voce. Un giorno vorrei fare un disco con un’impronta rock, perché è questa la musica che mi piace e la musica italiana, quella dei poeti.
In questi due anni come si è comportato con i suoi follower?
I seguaci dei talent sono tantissimi, il difficile è portarseli con sè al di fuori del programma, farli crescere con la tua musica.Io non posso vivere con la paura che ciò che faccio non piaccia.
Rifarebbe l’esperienza del talent?
Certo che sì, Amici mi ha dato tantissima notorietà. E’ stata una scelta azzardata per me, venendo dal rap romano, era un vero e proprio rischio.
Pensa che i rapper della tua generazione riporteranno il rap alle origini?
Assolutamente no, ora è il genere che va di moda.

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Lali, la voce di una generazione si racconta in Soy: l’intervista

Parlano i numeri. Anzi ne basta uno: i follower su twitter sono quasi 4,5 milioni. E si capisce perché Lali è un punto di riferimento per milioni di persone, per lo più giovani ma non solo, nel mondo. La ho incontrata a Milano. Un popstar semplice, per nulla supponente. Ha uno staff che la lascia libera di esprimersi e non di quelli che..e questa domanda non è opportuna e questa neanche…Credo sia anche per questa sua autorevolezza è indicata tra le dieci persone più influenti dell’Argentina oltreché ambasciatrice dell’Unicef. Il suo nuovo album è Soy.

L'incontro con Lali per l'intervista

L’incontro con Lali per l’intervista

Lali come nascono le sue canzoni?
Prima la musica, poi le parole. Siamo una equipe.
Le linee guida però sono sempre le sue.
Certo. Quando voglio comunicare una idea, ricorro a immagini che la richiamano.
Ci riesce bene visti i risultati.
Diciamo che nascono sempre buoni prodotti.
Suona qualche strumento?
Amo la batteria, ne ho una a casa e ho fatto un cameo. Ora sto studiando chitarra.
Fa effetto vedere i suoi fan che si tatuano le sue frasi?
Mi fa effetto quando si tatuano la mia faccia.
Sente responsabilità?
No. Sono cosciente di chi sono e ho molta cura di ciò che dico e faccio.
Ha una formula magica?
Cerco di essere sempre me stessa.
Visto il seguito che ha la gente lo percepisce bene.
Sono contenta quando percepiscono la mia genuinità. Dietro a quello che la gente vede ci sono ore di lavoro e non solo mie.

Lali Esposito

Lali Esposito

E’ indicata tra le dieci donne più influenti d’Argentina.
Lo so e mi fa strano. Si vede che genero empatia parlando con i ragazzi che sognano la mia vita.
Viene da una famiglia di artisti?
Vengo da un barrio medio di Buenos Aires e nessuno credeva che, non avendo agganci, potessi arrivare a fare televisione.
Una favola.
Un racconto edificante. Io non sono la legge, non sono custode di verità. Mi rende felice trasmettere il mio pensiero ma non impongo mai i miei punti di vista.
E’ anche ambasciatrice dell’Unicef.
Ho sempre pensato alle responsabilità delle persone pubbliche. Metterci la faccia è già un atteggiamento solidale. Sono una privilegiata.
Perché?
Non siamo noi che facciamo il vero lavoro, ci sono centinaia di persone operative ma noi solo con uno spot muoviamo le coscienze. Mia mamma m ricorda che con un semplice gesto posso fare grandi cose.
Ha origini italiane, a giudicare dal cognome Esposito.
I miei bisnonni erano di Ancona.
Come racconta la sua musica?
E’ un pop con molte influenze. Per essere originale la musica deve essere fusion.
I social la controllano 24 ore su 24.
Io sono tante cose, sono la mia musica e anche questa intervista con lei. Quando uno diventa famoso i fan si preoccupano anche del colore delle mutande, ma non sono io quel personaggio. Io sono una ragazza normale.
Concerti?
Nel 2017 farò tour un europeo. Ho già date in Spagna e Israele. Spero si aggiungano quelle italiane.
E’ noto il suo amore per i Queen.
E’ il gruppo per me più importante. Lo devo a mia mamma. Ci aggiungo Michael Jackson e Madonna. Mi piace l’artista che è anche showman. I mie spettacoli devono essere sorprendenti, tutto deve stupire.
Uno stadio pieno fa tremare le gambe?
Sono preparata e ci metto una grinta infinita…la risposta è no!