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Il talento di Briga

Briga ci mostra il suo Talento. Tredici sono le tracce presenti nella versione standard, più quattro extra nella versione deluxe, quest’ultima è inoltre arricchita da un booklet che contiene i testi delle canzoni e foto inedite. Talento, che arriva a distanza di due anni dall’album platino Neveragain, è un album differente da quello che ci si può aspettare da un artista noto particolarmente nel mondo rap. Mattia Briga con questo album, dà spazio a tutto il suo estro, producendo brani dal sapore cantautorale, con cantati intensi ed eleganti, dando forma ad un nuovo e differente Briga, che riesce però ad essere trasversale in quello che è il sottile passaggio dal mondo hip hop a quello pop.

Briga

Briga


di Carlotta Sorrentino

Perché questo titolo: Talento?
E’ sostanzialmente una provocazione, il concetto che ci sta dietro ha molto poco a che vedere, se non nulla, con la mia partecipazione a un talent.
Dove nasce?
Il mio talento arriva da un grande caos, è un talento che ha fatto in modo che io mi cacciassi nei guai ed è un talento che mi ci ha fatto uscire da essi. Inoltre è un omaggio a tutti i talenti che hanno partecipato e collaborato a quest’album.
In questo album sono presenti molte collaborazioni.
Un’episodio molto bello che mi è rimasto impresso di queste collaborazioni è il duetto fatto con Lorenzo Fragola, ci siamo trovati in studio ma avevamo poco tempo per registrare perché io dovevo andare al Coca Cola Summer Festival. Dopo otto ore quando tornai in studio lo trovai ancora lì, ha voluto partecipare a pieno a questa collaborazione e il risultato è molto bello.
A livello di produzione si è dato delle regole?
Si, questo disco è tutta “roba” nuova per me, in ogni canzone c’è uno studio dietro. Anche se una canzone più semplice, una hit estiva, non vuole dire che dietro non ci sia uno studio.
Cosa le piacerebbe fare in futuro?
Vorrei fare un disco pieno di voce. Un giorno vorrei fare un disco con un’impronta rock, perché è questa la musica che mi piace e la musica italiana, quella dei poeti.
In questi due anni come si è comportato con i suoi follower?
I seguaci dei talent sono tantissimi, il difficile è portarseli con sè al di fuori del programma, farli crescere con la tua musica.Io non posso vivere con la paura che ciò che faccio non piaccia.
Rifarebbe l’esperienza del talent?
Certo che sì, Amici mi ha dato tantissima notorietà. E’ stata una scelta azzardata per me, venendo dal rap romano, era un vero e proprio rischio.
Pensa che i rapper della tua generazione riporteranno il rap alle origini?
Assolutamente no, ora è il genere che va di moda.

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Lali, la voce di una generazione si racconta in Soy: l’intervista

Parlano i numeri. Anzi ne basta uno: i follower su twitter sono quasi 4,5 milioni. E si capisce perché Lali è un punto di riferimento per milioni di persone, per lo più giovani ma non solo, nel mondo. La ho incontrata a Milano. Un popstar semplice, per nulla supponente. Ha uno staff che la lascia libera di esprimersi e non di quelli che..e questa domanda non è opportuna e questa neanche…Credo sia anche per questa sua autorevolezza è indicata tra le dieci persone più influenti dell’Argentina oltreché ambasciatrice dell’Unicef. Il suo nuovo album è Soy.

L'incontro con Lali per l'intervista

L’incontro con Lali per l’intervista

Lali come nascono le sue canzoni?
Prima la musica, poi le parole. Siamo una equipe.
Le linee guida però sono sempre le sue.
Certo. Quando voglio comunicare una idea, ricorro a immagini che la richiamano.
Ci riesce bene visti i risultati.
Diciamo che nascono sempre buoni prodotti.
Suona qualche strumento?
Amo la batteria, ne ho una a casa e ho fatto un cameo. Ora sto studiando chitarra.
Fa effetto vedere i suoi fan che si tatuano le sue frasi?
Mi fa effetto quando si tatuano la mia faccia.
Sente responsabilità?
No. Sono cosciente di chi sono e ho molta cura di ciò che dico e faccio.
Ha una formula magica?
Cerco di essere sempre me stessa.
Visto il seguito che ha la gente lo percepisce bene.
Sono contenta quando percepiscono la mia genuinità. Dietro a quello che la gente vede ci sono ore di lavoro e non solo mie.

Lali Esposito

Lali Esposito

E’ indicata tra le dieci donne più influenti d’Argentina.
Lo so e mi fa strano. Si vede che genero empatia parlando con i ragazzi che sognano la mia vita.
Viene da una famiglia di artisti?
Vengo da un barrio medio di Buenos Aires e nessuno credeva che, non avendo agganci, potessi arrivare a fare televisione.
Una favola.
Un racconto edificante. Io non sono la legge, non sono custode di verità. Mi rende felice trasmettere il mio pensiero ma non impongo mai i miei punti di vista.
E’ anche ambasciatrice dell’Unicef.
Ho sempre pensato alle responsabilità delle persone pubbliche. Metterci la faccia è già un atteggiamento solidale. Sono una privilegiata.
Perché?
Non siamo noi che facciamo il vero lavoro, ci sono centinaia di persone operative ma noi solo con uno spot muoviamo le coscienze. Mia mamma m ricorda che con un semplice gesto posso fare grandi cose.
Ha origini italiane, a giudicare dal cognome Esposito.
I miei bisnonni erano di Ancona.
Come racconta la sua musica?
E’ un pop con molte influenze. Per essere originale la musica deve essere fusion.
I social la controllano 24 ore su 24.
Io sono tante cose, sono la mia musica e anche questa intervista con lei. Quando uno diventa famoso i fan si preoccupano anche del colore delle mutande, ma non sono io quel personaggio. Io sono una ragazza normale.
Concerti?
Nel 2017 farò tour un europeo. Ho già date in Spagna e Israele. Spero si aggiungano quelle italiane.
E’ noto il suo amore per i Queen.
E’ il gruppo per me più importante. Lo devo a mia mamma. Ci aggiungo Michael Jackson e Madonna. Mi piace l’artista che è anche showman. I mie spettacoli devono essere sorprendenti, tutto deve stupire.
Uno stadio pieno fa tremare le gambe?
Sono preparata e ci metto una grinta infinita…la risposta è no!

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Giò Sada, un disco volando al contrario

Dopo quasi un’anno dalla sua vittoria a X Factor, Giò Sada esce con Volando al contrario, il suo primo album che contiene 12 tracce inedite, composte interamente da lui sia prima del programma, altre nate nel corso del tour e altre ancora composte e arrangiate dopo la fine del talent. La composizione dei brani è tutta opera di Giò e della sua band, i BariSmootSquad composta da Alberto Bovino, Roberto Calabrese, David Campanella e Sandro di Lella. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo percorso dopo il talent.

Giò Sada

Giò Sada

di Carlotta Sorrentino

Perché ha deciso di aspettare così tanti mesi dopo X Factor per far uscire il tuo album?
Abbiamo voluto rendere questo progetto discografico, un lavoro artigianale. Anche se non ero più in televisione dopo il talent le cose da fare erano molte e ci siamo voluti dedicare a questo progetto come fosse un’ulteriore inizio e non un’arrivo.
Non ha paura di non aver “colto la palla al balzo” non pubblicando un’album subito dopo la tua vittoria?
Certo, il rischio c’è sempre. Questo album è parte di una storia, se avessi pubblicato subito il mio disco non sarebbe stato di questo tipo.
Affronta il tema di essere sempre connessi, come sei riuscito a prenderti i tuoi tempi?
Per fare un disco non bastano due mesi, in così poco tempo non ti puoi rendere conto di cosa sta succedendo, è comunque stato un mettersi in gioco per tutti noi, non voglio pormi limiti. Volevo portare il nostro mondo in televisione, la musica ha bisogno di tempo.
In alcuni brani affronta un tema che è molto intimo, quello dell’amicizia, un’autore come approccia a questo argomento?
L’amicizia è molto presente nel brano “Lago” appunto perché questo brano alle spalle ha una storia d’amicizia. E’ stato composto al piano da Matteo Palieri durante la mia permanenza a X Factor, lui ha composto questa melodia e io ci ho aggiunto il testo. In generale a me è sempre piaciuto condividere, anche nel brano “Isola” dico che non c’è alcun bisogno di essere prima degli altri, nella lentezza c’è il bello.
Che consiglio da a chi vuole scrivere un’inedito?
Ora si punta molto a cantare in inglese per piacere ad un pubblicopiù vasto, ma si vede che non ci appartiene a pieno quel mondo, io consiglio di cantare in italiano. Nasci in un luogo che ti da una determinata identità culturale, l’italiano ha molto da esprimere.
Ora che è uscito l’album parliamo di tour?
Prima farò promozione durante gli instore in tutta Italia poi aprirò due date molto importanti:  a New York aprirò il concerto di Max Gazzè poi a Los Angeles con i Negrita. Quindi a dicembre vado alla conquista dei club.