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Gué Pequeno, disco di platino e tour

Raggiunge lo status di disco di platino, il secondo lavoro di Gué Pequeno Bravo ragazzo, posizionandosi nella classifica annuale FIMI GFK appena diffusa al 23° posto e confermandosi uno dei dischi rap più venduti del 2013.

Guè Pequeno

Guè Pequeno

Bravo ragazzo è un album particolarmente curato nella linea melodica e nella ricercatezza del suono,  registrato e concepito tra Milano, Parigi, Amsterdam, Londra e New York. E’ stato pubblicato il 4 giugno 2013 da Universal Music, raggiungendo in sole tre settimane il Disco d’Oro. Continue Reading

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Gue Pequeno, il bravo ragazzo del rap

Gué Pequeno

Melanconia e speranza firmati Guè Pequeno. Il membro dei Club Dogo esce con un album solista che si intitola “Bravo ragazzo” e ospita, tra gli altri, Fabri Fibra, Arlissa, Fedez, Emis Killa, Marracash, Jake La Furia, un altro Dogo, Ensi, Ntò, Julia Lenti, Caprice e Tormento. Note Spillate ha incontrato Gué Pequeno negli uffici della Universal, la sua etichetta discografica.

Un bravo ragazzo costruito in un anno…
E’ il tempo che ci ho messo. Non dimentichiamo che lavoravo in contemporanea all’ultimo lavoro dei Dogo.
Soddisfatto, almeno?
E’ il kolossal del rap italiano.
Una sorta di enciclopedia?
Tipo. Accoglie canzoni dalla fisionomia più nota e criticabile, più tamarra e scorretta, con le rime forti e costellate di parole forti ma ci sono anche canzoni più autoriali.
Quali sarebbero le più profonde?
“Rose nere” ha una base triste ma armoniosa. “Ruggine e ossa”, con Julia Lenti, è più introspettiva.Scappati di casa” ha l’impatto di una fiction emotiva. In “In orbita”, con Fabri Fibra, riprendo i Verdena.
Il rap è il genere che più si concede collaborazioni.
E’ una logica famigliare, ovunque ci si scambia i favori. Molte sono una restituzione di favori ma ci sono pure quelle che si originano da una stima reciproca. Siamo più spontanei del rock.
Non ci sono duetti pop. Non dimentichiamo che i Dogo furono tra i primi a infrangere il tabù col featuring con Biagio Antonacci.
Ci tenevo a chiudere un pezzo con una cantante italiana per una radio-edition ma l’operazione non è saltata.
Chi?
Non lo dico.
Il rap è ancora oggi identificato con donne seminude, collane d’oro e macchinoni.

La cover di "Bravo ragazzo"

E’ un fenomeno italiano perché c’è la tendenza a colpevolizzare. Io sono attratto da Snoop Dog, dai Rage against Machine, sono attratto film peggiori ma in tutto questo c’è anche del romanticismo.
Che intende?
Direbbe mai a Quentin Tarantino di escludere il sangue dai suoi film? All’estero il rap è più normale, in Italia è ancora mainstream. Nelle mie liriche non predominano i messaggi negativi ma ammetto che non riesco a muovermi con misura..
Il disco in una frase?
Sono 19 tracce un po’ black e nulla è nazional popolare.
In alcune canzoni si è affidato alla produzione dell’americano Beat Freakz: eppure da Oltreoceano arrivano suoni uguali.
Meglio una musica uguale che viene dagli Usa che dall’Italia.
Le cover rap italiane fuggono le collanone e le belle ragazze che dominano negli Usa.

Io non mi nascondo, ho sempre utilizzato collanoni e video con belle ragazze. Non scimmiotto ma mi piace fare scalpore e ci tengo a una estetica non tamarra ma mixata. Mi dà gusto provocare il piattume italiano. Si è ancora troppo schiavi del provincialismo. Io tutto quel che faccio lo…faccio divertendomi.
Ora si divertirà in tour?

Con i live si inizia a ottobre, ma in estate farò dj set e suonerò in qualche occasione speciale, tipo al Festival del film di Giffoni e in un’altra circostanza con i Crookers.
Lei ha anche una sua etichetta.
Si chiama Tanta Roba.
Perché anche a questo giro nessun rapper è andato a Sanremo?
Non so, ci vuole del tempo. Però Amici può essere più pericoloso. Si mette un giovanissimo con capacità ma che viene su dall’anonimato, sale su grande carrozzone.
Contrario?
Non sono contro…non sono un purista. Nei talent stranieri il rap c’è da anni.
Perché niente Sanremo come Club Dogo?

Nessuno in realtà ce lo ha mai chiesto: le grosse occasioni si sfruttano, il rap è musica popolare.
Ad Amici è andato, però.

S’, con i Dogo: pubblico in delirio e tutti giovani. Sanremo è visto più come un nemico. Il rap ci ha messo tanto a crescere perché Sanremo lo ha frenato. Oltre la mentalità deve anche cambiare il Festival. Finchè i più bravi, tipo Andrea Nardinocchi e il Cile vengono mandati subito a casa, non c’è lo stimolo a partecipare.