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Viva Lion…solitario

Viva Lion

Suona plurale ma è singolare. Viva Lion è un anonimo folk che sa stupire l’America. Al punto che a gugno andrà a tenere concerti Oltreoceano “perché la è più facile”. Il disco è figlio dell’amore per una donna e dunque è una declinazione di sentimenti. Note Spillate lo ha intervistato.

Come mai la scelta del nome è ricaduta su “Viva Lion!”?
E’ dovuta al fatto che non volevo usare il mio nonostante io canti da solo, senza il supporto fisso di una band. In particolare “Viva” l’ho scelto perché è una parola in qualche modo internazionale: è italiana ma viene utilizzata anche in inglese e in spagnolo.
Invece Lion?
Rimanda al mio nome di battesimo, Daniele, e alla storia del Profeta Daniele che venne gettato in una fossa di leoni ma, al posto di venir sbranato da questi, si risvegliò il giorno dopo con loro che gli dormivano accanto. Il mio nome vuole quindi essere un modo per spronare ad affrontare le difficoltà con positività.
Perché il folk?

Sono cresciuto ascoltando e suonando punk americano e indie ma essendo io voce e chitarra mi sono avvicinato alle sonorità acustiche e quindi al folk.
Ci può dire qualcosa sulla relazione con i Velvet?

Li conosco da circa 10 anni perché lavoravo con i loro ex manager e nel tempo si è sviluppata un’amicizia fraterna che si è riversata pure sul piano lavorativo: infatti loro hanno anche seguito la mia esperienza all’esterno e collaborato alla produzione del mio ultimo album.
In tutti i pezzi dell’album è presente la collaborazione con altri artisti, meno che in uno: come mai?

In “The thrill” gli ospiti sono solo a livello “musicale”, in particolare con un professionista della chitarra elettrica. Il motivo della scelta è dovuto al fatto che il pezzo rappresenta un momento di difficoltà del protagonista, che sarei io, e quindi volevo in un certo modo risaltare.
La scelta di non utilizzare la batteria si potrebbe definire “curiosa”, come le è venuta in mente?

Non avendo una band e quindi neanche un batterista ho pensato di rimanere legato al concetto originale di chitarra e voce e quindi di dare un’atmosfera casalinga.
Quanto crede nelle relazioni a distanza? E quanto è utile la tecnologia in questo frangente?

Premesso che i pezzi dell’album non sono stati scritti per far parte di un album ma come regalo per una ragazza di cui mi ero innamorato, credo nelle relazioni a distanza nella misura in cui non durano per sempre. Non bisogna usarle come scusa per farsi i fatti propri. La tecnologia come Skype può essere d’aiuto ma, essendo realista, bisogna avere il coraggio a un certo punto di fare delle scelte e quindi decidere se continuare con la relazione o porvi fine. La tecnologia va bene finché se ne fa il giusto uso, come tutte le cose.
Ha sempre cantato in inglese?

Canto in inglese da quando avevo 14 anni per vari motivi: il primo è che ho sempre ascoltato musica americana e canzoni inglesi; il secondo è che mi viene più naturale; inoltre i miei amici sono inglesi e mi piacerebbe aprirmi ad un pubblico più ampio; ultimo, ma non per importanza, questi pezzi li ho scritti per una ragazza americana quindi l’inglese era fondamentale.
Lei ha affermato che prima di partire per l’America non aveva nulla da perdere, in che senso?

Nulla dal perdere per me significa suonare ovunque, anche in mezzo alla strada se fosse stato necessario perché voleva essere una sorta di liberazione dai meccanismi più ragionati delle case discografiche, che andando avanti però diventano assolutamente necessarie. Suonare senza schemi, ad ogni modo, mi da più soddisfazione.
Ha in progetto qualche tour in Italia?

Suonare negli USA è più facile che in Italia comunque sono stato a Roma il 28 marzo e sarò li anche il 14 aprile. A giugno invece sarò in California, a Los Angeles e a San Diego.

(Intervista e fotografie di Carla Budri)

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La pornografia di Stanley Rubik

Stanley Rubik

Si chiama “Pornografia” il primo singolo della band Stanley Rubik, estratto dall’EP d’esordio “lapubblicaquiete” (Believe Digital/Cosecomuni). In questo singolo, l’idea di fondo è che siamo tutti carnefici e vittime allo stesso tempo, il piacere può provocare una sofferenza con la quale siamo disposti a convivere quotidianamente perché ci fa sentire vivi: per la band in “Pornografia” la linea di demarcazione tra lo stare bene (il piacere) e lo stare male (l’abuso) è praticamente invisibile.

“lapubblicaquiete” è composto da tre brani realizzati in co-produzione artistica con i Velvet e sarà in vendita su iTunes e nei principali digital store. Gli Stanley Rubik sono: Dario Di Gennaro (voce), Gianluca Ferranti (chitarra), Domenico D’Alessandro (chitarra) e Andrea Bonomi Savignon (batteria). La band nasce a Roma nel 2011 e richiama, a partire dal nome, le contraddizioni insite nella contemporaneità, sia a livello artistico che esistenziale. La loro musica è cinematica, carica di tensioni, risolte o meno, tuttavia descritte con un’ironia latente e un sarcasmo tragicomico di fondo che richiamano lo stile registico di Kubrik; nei testi echeggiano spesso le ossessioni, le ansie e le speranze del tempo presente, tinteggiate con colori diversi e (quasi) sempre irrisolvibili come nel cubo omonimo.