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Louise Lemon, The Queen of Death Gospel, porta in Italia l’album Lifetime of Tears

L’affascinante cantautrice svedese Louise Lemon, astro nascente della musica europea e mondiale con il suo death gospel unico, sarà in Italia per pochissime ed esclusive date a fine luglio organizzate da Vrec Booking. Nell’occasione presenterà il suo  terzo lavoro discografico “Lifetime of Tears” prodotto da Randall Dunn (già producer di BjorkAlgiers, Anna Von Hausswolff).

Louise Lemon

Soprannominata “The Queen of Death Gospel” ha girato l’Europa in tour e la sua musica è apparsa in programmi su Netflix e ABC, oltre a numerosi film. Dopo aver ottenuto ampio consenso continentale con i suoi primi due dischi “Purge” e “A Broken Heart is an Open Heart”, con il terzo lavoro arriva la definitiva consacrazione dei media con le copertine di riviste come Metal HammerRevolver e Kerrang. Lo show che porterà per la prima volta in Italia sarà in formazione trio e toccherà le seguenti location:

25/07/24 ore 21:30 Cockney London Pub (PD)
26/07/24  T.B.A.
27/07/24 ore 21:00 Serravalle Rock (PT) – opening act Silky Hearts
28/07/24 ore 21:30 Nomad Hostel (TV)
Tutti gli eventi saranno ad ingresso libero.
Info: booking@vrec.it 

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Within Temptation, l’intervista a Sharon den Adel

di LUCREZIA VITTORIA NATALE

Una ricerca della giustizia, un elogio alla democrazia e una condanna delle bugie della propaganda russa: questo è “A Fool’s Parade”, l’ultimo singolo della band olandese Within Temptaton, pubblicato lo scorso 5 aprile. Riconosciuta come una delle band più influenti nella scena symphonic e gothic, i Within Temptation racchiudono in questa canzone il loro impegno per continuare a creare consapevolezza sulla questione della guerra in Ucraina. Lo fanno anche attraverso collaborazioni con artisti provenienti da questo paese, come il produttore Alex Yarmak. Il famoso regista Indy Hait ha diretto il video musicale di “A Fool’s Parade”, girato con Sharon den Adel, frontwoman del gruppo, a Kyiv. Inoltre, attraverso la partecipazione ad iniziative come la fondazione Ukraine Aid OPS, i Within Temptation mostrano solidarietà alla causa Ucraina. L’uscita del singolo precede l’atteso Bleed Out Tour che toccherà anche l’Italia l’1 dicembre 2024.

Within Temptation

Come avete deciso di creare una collaborazione con professionisti ucraini come Indy Hait, regista del video di “A Fool’s Parade”, e il produttore Alex Yarnak? Come vi siete interessati alla drammatica situazione in Ucraina?
Quando la guerra è scoppiata eravamo in studio. Abbiamo molti fan sia in Russia che in Ucraina e avevamo suonato in entrambi i paesi di recente. È stato chiaro fin da subito che la Russia avesse attaccato l’Ucraina. Essendo stati in Ucraina varie volte, abbiamo avuto modo di osservare questo paese: l’Ucraina vuole democrazia, vuole far parte dell’Unione Europea, ha un grande desiderio di risolvere problemi come la corruzione. Ho visto una grande voglia di cambiamento e di duro lavoro per raggiungerlo. Questo attacco è un’ingiustizia contro un paese che è stato trascinato in una guerra che non ha mai voluto. Mi ferisce vedere come i media possano spostare
l’attenzione velocemente ad altre questioni. È giusto interessarsi ad altri problemi, ma non dovremmo mai dimenticare cosa sta succedendo in Ucraina.

Che conseguenze pensi che questa guerra stia avendo non solo sull’Ucraina ma anche nel resto del mondo?
Se questa guerra dovesse essere persa non perderemmo solo un paese che cadrebbe in una dittatura: la Russia minaccia anche le altre democrazie e l’Europa. Sta diventando sempre più difficile tenere unita l’Europa. Se vivessimo in Russia, non potremmo pronunciare queste parole: saremmo messi a tacere.

Siete legati all’Ucraina anche a livello personale, avendo molti fan in questo paese.
Sì, ma si tratta anche di qualcosa di più importante. Infatti, forse abbiamo più fan in Russia che in Ucraina. Il punto è che possiamo agire, possiamo fare qualcosa. Non siamo una band importantissima, non siamo gli Iron Maiden. Ma possiamo comunque fare la nostra parte e influenzare le persone. Anche se non raggiungiamo molte persone, anche poche possono fare la differenza. Dobbiamo mostrare un quadro più ampio: l’importanza di questi avvenimenti per la democrazia e per l’Europa.

Quanto è importante continuare a mantenere l’attenzione alta su questa guerra?
Molti non si rendono conto della portata di questi eventi e sono stanchi di sentir parlare di guerra, un tema così deprimente. Purtroppo, però, gli ucraini non hanno il lusso di poter smettere di combattere per la loro libertà. In Ucraina i cittadini hanno una forza incredibile dentro. Quando un coffee shop è stato bombardato, le persone hanno tirato fuori le macchine da caffè e hanno continuato a fare caffè per strada tutti insieme. C’è un modo di pensare diverso.

Hai girato il video di “A Fool’s Parade” a Kyiv. Come puoi descrivere l’atmosfera che hai percepito in quella città?
Gli ucraini vedendoti nella loro città si interessano molto a quello che stai facendo ma non ti chiedono aiuto. Sono molto riconoscenti quando ricevono aiuto ma non lo pretendono. Nessuno li salva: si salvano con le proprie mani e non si aspettano niente dagli altri. La vita a Kyiv continua. Gli ucraini non si fermano. Bisogna anche dire che la situazione cambia
da città a città. Kyiv non è tra le città più pericolose anche se la guerra si combatte anche lì. La città ha un buon sistema di difesa e le persone vengono ferite, più che essere uccise. Questo succede a causa di piccoli pezzi di razzi e spari da droni. Tutti hanno un’app per rimanere informati su quello che succede in base alla regione della città in cui ci si trova. L’app ti avverte sul tipo di attacco sta per essere lanciato e sul tempo che si ha per raggiungere un rifugio. Di solito le persone hanno un po’ di tempo, dato che la difesa sa esattamente di quale tipo di attacco si tratta e dove è diretto. Gli ucraini hanno anche un grande senso dell’humor. Hanno creato vari meme divertenti che hanno addirittura stampato sui francobolli. Riescono a rendere un po’ più leggera questa situazione. Quando scrivevo le canzoni con Alex volevo scegliere con attenzione le parole per non ferire gli ucraini ma Alex era il primo a proporre delle battute pesanti. Ha rotto il ghiaccio. Questo è il lo spirito degli ucraini: hanno uno spirito combattente che io ammiro molto.

Nel vostro ultimo album Bleed Out avete trattato vari temi come la situazione in Iran e in Ucraina. Quanto è importante secondo te per un artista e per un musicista portare l’attenzione su temi come la guerra e la giustizia sociale? Credi che sia uno dei “compiti” dell’artista?
Siamo sempre stati impegnati politicamente. In passato abbiamo usato metafore ma oggi credo che il mondo vada a fuoco e dobbiamo immediatamente fare qualcosa. In passato abbiamo per esempio usato metafore con la Seconda guerra mondiale, ma si tratta di avvenimenti successi prima della nostra nascita. Oggi il mondo si è fatto più piccolo, anche grazie a Internet, e
sappiamo immediatamente tutto quello che succede a livello globale. So che tutti sono impegnati nel loro lavoro e semplicemente a sopravvivere ma dobbiamo parlare della situazione pericolosa che l’Ucraina sta attraversando. Dovremmo essere chiari sul nostro punto di vista e la nostra opinione. Dobbiamo unire le nostre forze in questo e in molti altri ambiti come il cambiamento climatico, i diritti delle donne, i diritti della comunità LGBTQ+, e per molte altre cause. Dobbiamo abbracciare la democrazia e aiutarci l’un l’altro.

A questo proposito, ho anche notato che avete cambiato il vostro modo di pubblicare la musica. Ora siete più aperti a pubblicare singoli piuttosto che interi album nel modo più tradizionale.
Prima della pandemia volevamo già farlo. È per questo che ci siamo staccati dalla nostra etichetta: avendo tante band non poteva permettere a ognuna una grande flessibilità. Però, quando qualcosa succede bisogna immediatamente scrivere, produrre e pubblicare. Questo ci aiuta a trattare i temi che sono più vicini a noi. Adoro pubblicare album ma è anche importante
pubblicare singoli. Alcuni tra il pubblico si lamentano di questa modalità, ma altri ne sono felici. È anche un modo di accontentare tutti allo stesso tempo, noi compresi.

Pensi che potrete mai tornare a suonare in Russia e Ucraina?
Non credo che suoneremo più in Russia. Non so quanto tempo ci vorrà per la fine della guerra, ma credo che ci vorranno anni. Credo che potrei suonare di nuovo in Ucraina ma non sono sicura per quanto riguarda la Russia. Quest’anno compirò cinquant’anni e se la situazione non migliora entro 10 anni non ho molta speranza di poter suonare in Russia. Non credo che sia un posto sicuro, soprattutto dopo che come band ci siamo esposti così tanto. Molte persone sono indottrinate e ci vorranno anni ed anni perché si rendano conto delle bugie che gli sono state dette.

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Vasco Brondi in concerto a Roma: tre momenti da ricordare

DI LUCREZIA VITTORIA NATALE
Dopo l’uscita del suo ultimo album, Un Segno di Vita, Vasco Brondi fa tappa nei club delle principali città italiane. Seguendolo ormai da diversi anni, dovrei essere abituata alla sua musica e ai suoi concerti. Eppure, riesce a sempre a stupirmi. Anche il 16 aprile a Roma è stata un’esperienza straordinaria. Ogni concerto è un rituale in cui viene celebrata la vita. Sebbene sia difficile catturare e racchiudere la grandezza di questo cantautore, posso provare a sintetizzare la serata nei suoi tre momenti più memorabili.

Vasco Brondi

Il primo momento indimenticabile è senza dubbio stato l’ingresso sul palco di Vasco Brondi, segnando l’inizio del concerto sulle note di Illumina Tutto, canzone di Un Segno di Vita. L’attesa è stata interrotta da un applauso che racchiudeva tutta la sincera devozione che il pubblico prova per il cantautore, e da urla che non mi sarei aspettata. I presenti hanno cantato a squarciagola tutte le canzoni, rimanendo invece in un silenzio di rispetto e ammirazione durante le parole che intervallavano e accompagnavano le canzoni. Si rimane incantati, incollati sulla sua figura quando recita poesie, come se ogni parola pronunciata fosse una verità sacra che merita di essere ascoltata. I brani stessi trascendono la dimensione della canzone e arrivano alla poesia, invitandoci ad esplorare dentro noi stessi e dentro all’umano.

Il secondo momento è stato durante “A Forma di Fulmine”, brano che apre
l’album Terra del progetto Le Luci della Centrale Elettrica. Sicuramente una delle canzoni più apprezzate dal pubblico di Vasco Brondi, rappresenta un inno alla resilienza umana, alla capacità di sopravvivere, vivere, andare avanti nonostante le avversità. È stato magico ascoltare le frasi centrali della canzone cantate e urlate da un pubblico che le sente proprie: “Possiamo crescere ma ricordare per sempre la tua piccola cicatrice a forma di fulmine poi continuare a vivere e non avere niente da perdere”.

Il terzo momento è stato quando Vasco Brondi è sceso dal palco per avvicinarsi al pubblico, immergendosi nell’entusiasmo della folla. Così, con Nel Profondo Veneto, la serata si è chiusa. Questo gesto ha dimostrato la capacità del cantautore di stabilire un legame autentico e intimo con il suo pubblico, creando un’atmosfera di connessione profonda. Allo stesso tempo, è emerso il profondo rispetto che il pubblico nutre nei confronti dell’artista:
nonostante l’euforia generale, il suo spazio è stato sempre rispettato e non è stato invaso fisicamente dalle persone.

Insomma, Vasco Brondi ha dimostrato ancora una volta di saper toccare nel profondo ognuno dei presenti grazie all’intensità delle sue parole e alla naturale empatia che stabilisce in modo spontaneo col suo pubblico.