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Antonacci, il ruggito del rocker

Biagio Antonacci

Il gladiatore Antonacci torna nell’Arena con tre concerti che fanno registrare il sold out. Da oltre due anni non incontrava il suo pubblico ma non ci è apparso per nulla arrugginito. Anzi. Un leone in gabbia. Ha voluto un palco vuoto affinchè le immagini si potessero riflettere sui gradoni dell’Arena. Una scaletta ricca e mirata ha acceso la folla fin dalle prime battute. Poi, dopo il concerto, il relax al ristorante dove, di fronte a un filetto succulento, ci racconta che ha fatto, che fa, che farà.

Da quanto tempo era lontano dal palco?
Da due anni e per me sono tempi biblici.

E adesso?
Mi fermo di nuovo perché in estate voglio dedicarmi al nuovo disco.

Quanto dovrà attendere il suo pubblico per un tour?
Non molto o meglio di certo non due anni. In autunno è probabile un tour nei palazzetti.

Per le tre date veronesi ha scelto un palco vuoto.
L’ho voluto essenziale. Ho voluto una Arena pulita come accadeva negli anni Settanta.

Si è divertito, vero?
Ho assecondato l’istinto e ho capito che devo suonare di più.

Bel pubblico, eh?
Sono abituato a certi numeri ma non mi sarei mai aspettato una accoglienza così calda. E soprattutto ho notato sotto il palco tanti giovani, segno che c’è un ricambio generazionale.

Però non cavalca l’onda e si ferma di nuovo.
Il mio ultimo disco “Inaspettata”, con i suoi cinque singoli, ha avuto vita lunga ma tra poco inizierò a pensare a quello nuovo. Ma ribadisco che non resterò lontano dal mio pubblico a lungo: le tre serate all’Arena mi hanno arrapato, dopo così tanto tempo è stato quasi uno shock ritrovare il palco.

Il pubblico ha dimostrato grande apprezzamento per la scaletta.

Le confesso che se avessi suonato a casa mia avrei scelto altri brani ma non posso privarlo di “Angela”, “Iris”, “Pazzo di lei” e “Liberatemi”.

Quest’ultima è una delle più amate.
Ha 25 anni e le ho cambiato più volte il vestito per renderla sempre nuova.

L’album della svolta?

Proprio “Liberatemi”. Mi ero detto che se entro i trent’anni non avessi sfondato avrei fatto un altro mestiere.

E invece ce l’ha fatta.
Quel disco mi ha permesso di vivere di musica e non mi ha costretto a fare un altro lavoro per potermi regalare qualche serata di musica.

Lei è anche autore.
Mi piace scrivere per altri. Per farlo entro nel loro personaggio, mi immedesimo.

Però non fa cover.

No, ma se dovessi sceglierne una rifarei “Respiro” di Franco Simone.

Sogno nel cassetto?
Intanto nel cassetto ho circa 50 canzoni pronte. Se dovessero servire…ci sono!

Ma quella è realtà. Il sogno?
Un disco acustico.

Davvero?
Sono convinto che il primo che fa un album chitarra e voce fa il botto.

Che aspetta?

Ho ancora qualche paura a fare questo salto ma se lo facesse Vasco sarebbe un trionfo. Noi italiani temiamo l’unplugged, nessuno è mai riuscito a fare un disco come quello dei Nirvana.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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