0

Il mondo sul filo prima o poi rischia di cadere

La cover dell'album di Lino Blandizzi

Dall’esordio negli Aedi molte cose sono cambiate per il cantautore napoletano, ma una cosa è rimasta invariata nel cuore di Lino Blandizzi ed è la grande passione per la musica, il poter comunicare tramite il suono i valori in cui crede. C’è molto di lui nei brani del nuovo album “Il mondo su un filo”, che percorre temi di grande attualità come il razzismo, l’amore , l’importanza dell’acqua come bene comune e la nascita. La sua musica è essenziale, chiara e di grande impatto.

La sua passione per la musica nasce in giovane età, vero?

Avevo 12 anni quando mi hanno regalato una chitarra e così da piccolo ho incominciato a imparare i primi accordi, sino a che, più grandicello, ho sentito il bisogno di prendere lezioni di pianoforte. Ma la mia vera palestra è stato il coro parrocchiale.

Chi sono gli Aedi?

E’ il nome del gruppo che io e altri amici del quartiere abbiamo fondato da ragazzini. Tra di noi c’era anche Adriano Pennino. Ricordo ancora la nostra prima esibizione, nel teatrino parrocchiale, dove non c’era la possibilità di far trasportare tutti gli strumenti e allora noi, armati delle nostre carrette li abbiamo trasportati fino all’oratorio, per le strade di Napoli. Che bei ricordi!

Lei ha conosciuto il grande Sergio Bruni, vero? E’ stato suo maestro?

Sergio prima ancora che maestro era mio amico. Lui diceva che ero il suo “figlio spirituale”. Il nostro è stato un incontro casuale, ci siamo conosciuti al Circolo Nazionale della stampa di Napoli. Lui  non sapeva che io suonavo, solo in seguito lo è venuto a sapere. Abbiamo chiacchierato molto quella sera ed è stato così che mi ha invitato alla sua mostra di pittura allestita al Maschio Angioino. Dopodiché mi ha portato spesso con lui, anche al Roxy Bar di Red Ronnie. Diciamo però che il nostro sodalizio musicale fu incoronato dal duetto ” Ma dov’è”.

Il tema della precarietà dell’esistenza  è forte nella canzone “Funambola”.

Quel brano è la metafora della vita, che è abituata a stare sempre in bilico, in un finto benessere, in una serenità falsa. Questa canzone poi credo fotografi al meglio la situazione che l’umanità si trova a vivere ora, una condizione di precario equilibrio. C’è la voglia estrema e intima di incontrare l’altro per riuscire a salvarsi insieme.

“Il mondo sul filo” affronta temi molto delicati, come per esempio “Acqua”.
Il problema del “tesoro azzurro” è estremamente attuale. Durante il referendum per l’abrogazione della legge sulla privatizzazione dell’acqua, Padre Zanotelli l’ha eletta come colonna sonora per le sue battaglie.

Un altro tema affrontato è il razzismo.

Sì, ne parlo in ” Quelli del calcio” riferendomi ai molteplici casi di violenza e di cori vergognosi negli stadi. Parlo di tale problemi anche in “Donna del Sud” anche se in maniera più ampia.

Parla di un Sud del mondo in particolare?

Parlo di tutti i Sud del mondo anche se ultimamente ho potuto avvicinarmi personalmente alla realtà egiziana e la situazione è davvero critica. La donna è preda di maltrattamenti, la popolazione vive in condizioni disagiate e c’è un continuo incitamento alla schiavitù. Sembra che qualcosa ultimamente stia cambiando, che la popolazione stia reagendo. Speriamo.

“Azzurro pastello” parla chiaramente della nascita del suo bambino…

Esatto. Alla nascita del mio bambino ho voluto esprimere con una canzone tutto quello che avevo dentro e le mie speranze per il suo futuro. Ho voluto anche dare forma a ciò che avevo intorno, per tracciare nell’anima, con pennarello indelebile, le sensazioni che vivevo. Ho descritto minuziosamente dove mi trovavo per esempio: eravamo veramente sul mare, come dico nella canzone, dove potevo sentire la brezza marina.  Eravamo al Castello dell’Ovo.

Qual è la canzone che preferisce, che sente più vicina?
Domanda difficile, ognuna è figlia mia. Sono molto attaccato a “Sono qui” che percorre il mio cambiamento personale e sentimentale. Ci aggiungo “Vieni donna del Sud”, “Acqua”, “Funambola”…sono tutte parte di me.

Vuole ringraziare qualcuno in particolare?

Sicuramente la Clapomusic, Apl Produzioni  e Claudio Poggi. E poi Dirk Hamilton con il quale ho avuto l’onore di lavorare in “Siamo lontani”, Aldo Ferraris, poeta novarese che mi ha dato il permesso di utilizzare la sua poesia in “Chi non ha avuto perdono” e Luigi Compagnone per “Vierno Vattene”.

Per terminare, tre aggetivi per la sua musica.
Essenziale, chiara e di impatto immediato sulla comunicazione.

(Intervista a cura di Barbara Giglioli)

notespillate

notespillate

Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *