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Grignani, tra punti G e prova del 9, racconta la Natura Umana

Gianluca Grignani

Il focus del nuovo album di Gianluca Grignani, “Natura Umana”, è abbastanza chiaro già dalla copertina: l’essere e non l’esistere passivamente, il bianco e non il nero o forse il nero meglio del bianco. Quello che è certo è che c’è “coincidentia oppositorum” nelle due “g” che si danno le spalle, che spuntano sotto la camicia sul suo avanbraccio. Opposti che si cercano pur allontanandosi. E così come una gravidanza inaspettata, nasce il nono album di Gianluca Grignani cullato da tutta la gioia che accompagna la sua nascita.

Cosa ha voluto dire con il suo nuovo album “Natura Umana”?
Semplicemente che ognuno di noi è un essere umano, è qualcosa di più. Nella società odierna talvolta mi pare che non sia possibile guardare alle mie spalle. La mia generazione non si è mai potuta esprimere e ora inizia a farlo. Guardando la televisione mi sento però anche io una “scimmia parlante”, è tutto standardizzato. Diciamo che “natura umana” è un incitamento alla vita, a vivere e ad essere…viventi.

Ogni tanto nel suo album viene fuori un Gianluca arrabbiato, sbaglio?
Non sbaglia assolutamente. La grinta che metto in alcune o quasi tutte le mie canzoni è una specie di ribellione: io voglio un futuro per la musica e nel mio piccolo per la mia. Me lo merito e ce lo meritiamo tutti noi amanti del suono e della poesia che vive nei testi!


Come è andata la produzione dell’album?

Molto bene, lo scoprivo pian piano che veniva creato e totalmente solo dopo averlo scritto. Ho investito molto in “Natura Umana” e mi ritengo soddisfatto del risultato.  Abbiamo usato Blue Tunes per registare la batteria, mentre voce e chitarra sul nastro. E’ stato un bel lavoro!

Sono tutti brani nuovi quelli del cd o c’è anche qulache reminescenza del disco precedente?
Diciamo è quasi tutto frutto degli ultimi sei mesi di lavoro, anche se è normale che qualche eco del lavoro precedente rimanga.

E il video del singolo?
La registe è Valentina e io come al solito sono la voce narrante, stavolta della storia tra due persone, devo dire anche abbastanza macabra, che sfiora persino l’horror. Il risultato del video è molto vicino al prodotto cinematografico, soprattutto grazie alla tecnica dei ralenti.

Legherebbe il suo nuovo lavoro a qualcuno dei precedenti?
Sì, ai miei primi lavori, a “Fabbrica di Plastica” per esempio. Avevo ventitre anni e la libertà artistica di certo non esisteva a quel tempo. Quello è stato un album epocale, di rottura, come un po’ questo.

Cosa pensa di Fossati che ha abbandonato la sua carriera musicale perchè ormai privo di contenuti consoni al mondo di oggi?Uno come lui non avrebbe dovuto abbandonare tutto, avrebbe dovuto invece combattere a colpi di musica. E’ per questo che io investo nella produzione e nella ricerca di nuovi talenti.

Ma che musica ha in programma di fare quindi?
Una musica internazionale ma con respiro nazionale. Quando ero giovane, al tempo di “Campi di pop corn” mi è stato chiesto di rimanere in America, ma la mia risposta è stata assolutamente negativa. Io voglio suonare per la mia Italia, è la mia cultura.

Lei è molto seguito anche all’estero.
Sì, in America del Sud, in Messico in particolare, e in Spagna.

Cosa pensa dei social network, servono ai cantanti?
Io mi riferisco per la mia esperienza a Facebook e credo sia “troppo furbo” come social network. Credo che per noi cantanti sia bene utilizzarlo solo per parlare di musica, non per fare politica. Almeno questo è quello che penso io.

Commenti su Star Academy?
Io devo dire di essermi divertito e che per me è stata un’esperienza molto bella e che rifarei. Mi è piaciuto tanto seguire i ragazzi e cercare di aiutarli a crescere musicalmente. L’esperienza però è stata troppo breve.

Come mai secondo lei?
Credo che ci siano stati un po’ di problemi con l’audio.

Ma se suo figlio le chiedesse di partecipare a uno di questi “reality”?
Io a mio figlio sconsiglierei proprio di fare musica, perchè talvolta la musica ti può anche fare soffrire, a me è successo, non è facile.

Prospettive per San Remo?
Ho già detto a Gianni Morandi che mi piacerebbe partecipare, ma semplicemente come ospite, anche se non so se ci saranno.

I suoi Live?
Quest’estate sono stato nelle arene, ma tra pochi giorni inizieremo a preparare il nuovo tour “Natura Umana” che partirà con l’inizio dell’anno.

Dipinge ancora?
No, mi sto dando ai racconti ora.

Cosa scrive?
Mi piace scrivere gialli, quelli con finali tremendi.

Cosa le piace leggere?
Leggo molto King, Poe e Dostoevskij. Ma non solo. Per arrivare a scrivere “Un ciao dentro a un addio” ho letto molto Montale, “Ossi di seppia” in particolare.

C’è un’artista o un gruppo al quale si sente vicino?
Ai Foo Fighters. Loro sono americani e io italiano, ma entrambi partiamo dalla nostra cultura, i nostri testi affrontano tematiche simili.

(Intervista a cura di Barbara Giglioli)

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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