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Michael Bublè, una popstar tutta musica e famiglia

Michael Bublé in conferenza stampa

Michael Bublè torna in Italia a presentare il suo sesto album in studio, “To be loved” in uscita martedì 16 aprile. E’ un album maturo, scritto da un artista diventato uomo, marito e futuro padre. E’ un viaggio attraverso l’amore, quello felice, quello triste, quello vero che ognuno di noi ha provato nella vita. Con tanto swing, ma anche tanto rock, tanto soul,e soprattutto tanta felicità, Bublè è convinto sia il suo album migliore. Lo dice anche sua madre. Note spillate lo ha incontrato alla conferenza romana per la promozione dell’album.

Abbiamo ascoltato con questo album qualcosa di diverso rispetto a quello a cui eravamo abituati. Come è stato lavorare con Bob Rock?
Questo è il mio sesto album in studio, in questi anni sono cresciuto molto come interprete e come autore. Ho sentito l’esigenza di assecondare la mia creatività, seguendo quello che sentivo dentro piuttosto che la perfezione del prodotto finale, e in questo Bob Rock era la persona giusta con la quale lavorare. Siamo molto simili, abbiamo la stessa voglia di spingerci oltre, di lasciarci andare. Mi sono preso i miei rischi, ma sono soddisfatto di quello che siamo riusciti a creare, sono convinto sia il mio album migliore. Davvero.
Duetta con Reese Whiterspoon?
Sono sempre stato un suo grande fan, è stato un grande piacere sapere che aveva accettato di cantare con me “Somenthing stupid” di Nancy Frank Sinatra. Il risultato è stato davvero sorprendente, siamo entrambi molto felici. Per me è la seconda canzone più bella dell’album, per Reese è stato uno dei cinque momenti più belli della sua vita.
David Foster è stato per anni il suo produttore, in questo album il suo posto è stato preso da Bob Rock. Lo ha “rimpiazzato”?
David è un fratello per me, l’ho sempre reputato un grande genio. E’ un perfezionista, ama avere sempre tutto sotto controllo. Io ho un approccio diverso, io la musica la sento dentro, do più importanza all’emozione che alla perfezione. Abbiamo preferito, nonostante il forte legame che ci unisce, di prendere strade diverse. Già in “Christmas” avevo lavorato con Bob e mi era piaciuto molto. Sono entrambi due geni, David è un genio matematico, Bob è un genio nel modo in cui riesce a sentire le cose, con il cuore.
Per la BBC si è esibito cantando rivolto verso un pubblico di donne incinte. Pare esista un aneddoto divertente che vede protagonisti lei, sua moglie e il bambino che porta in grembo.
Sì, mia moglie è una donna con un grande senso dell’umorismo. Un giorno mi chiese se volevo cantare una canzone al bimbo che aspettiamo, per fargli conoscere la mia voce. Mi sembrò la cosa più romantica del mondo, quindi mi avvicinai alla sua pancia e iniziai a cantare. Subito dopo scoppiò a ridere, e quando le chiesi il perché mi rispose “che sciocco che sei, dopo così poco tempo i bambini non hanno ancora le orecchie”.
“After all”, ottava traccia dell’album, è cantata assieme a Bryan Adams. Com’è stato entrare in studio con lui?
Bryan era uno dei miei idoli e lo è tutt’ora. E’ stata una grande emozione sia scrivere il brano con lui che registrarlo. Abbiamo due voci completamente diverse, ma che funzionano bene insieme. E poi siamo entrambi canadesi, il suo manager è stato il mio quando avevo venticinque anni. E’ stato come se ci conoscessimo da sempre.
Ha ricordato che sono passati dieci anni dal primo incontro con la stampa, che in questi anni è cresciuto molto, anche dal punto di vista artistico. Ha voglia di uscire dagli schemi del successo?
All’epoca ero un ragazzino, stavo ancora lottando per la mia carriera, per affermarmi, per dimostrare chi ero. Sono soddisfatto di ciò che sono oggi, come artista e come essere umano, e credo di essermi meritato questo album. Canto questi brani da uomo, e ne sono felice. Non voglio essere una di quelle star che si vedono nei film che fanno carriera, si sposano, hanno dei figli e poi si guardano indietro e si rendono conto di aver trascurato la propria famiglia. Io non voglio farlo, voglio continuare a fare entrambe le cose, se possibile.
Negli ultimi tempi ha un po’ trascurato l’Italia nei suoi tour.
Mi dispiace molto di aver dato quest’impressione, faccio il possibile ma a volte è difficile stare dietro a tutti gli impegni. Ci sono poi inevitabilmente paesi in cui sono più presente; a Londra, per esempio, ho deciso di esibirmi in un tempo più concentrato davanti a più persone. Ho sicuramente deluso i miei agenti decidendo modificare il tour per trasferirmi tre mesi in Italia tra Roma e Trento con mia moglie per un film che stava girando per la Rai. Ho voluto farlo, volevo starle vicino, lei è un’attrice affermata, la sua carriera è importante per lei e lo è per me. Dalle mie parti siamo soliti dire “happy wife, happy life”.
Come vede e come ricorda Elvis al quale rende omaggio con “Have I told you lately”?
Elvis è stato indubbiamente una delle più grandi icone americane, non so oggi che impatto abbia sulla società, io ho voluto rendere omaggio ad un artista che amo moltissimo, spero di averlo fatto bene.

(Intervista di Irene Zambigli)

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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