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I Nomadi e un terzo tempo lungo 50 anni: lo racconta a Note Spillate Beppe Carletti

Nomadi

Neverending tour per i Nomadi. La band emiliana, che lo scorso giugno a Cesenatico ha festeggiato i suoi primi 50 anni di storia, gira l’Italia col tour legato al loro ultimo disco di inediti, “Terzo tempo”, ma una serata con loro non è solo oltre due ore di musica ma un viaggio lungo mezzo secolo nella storia del nostro paese. Anima e cuore del gruppo è Beppe Carletti, 67 anni, uno degli ultimi signori della musica in Italia.
Carletti a cosa state lavorando?
Stiamo selezionando il materiale della tre giorni di Cesenatico.
E’ tanto?
abbiamo registrato tutto della nostra festa dei 50 anni.
Obiettivo?
Finché non abbiamo ultimato la selezione è difficile risponderle.
A parlarne sembra ancora emozionato.
E’ stata una cosa stupenda, 50 anni sono un tempo infinito. Ogni tanto ci penso, soprattutto quando sono da solo in auto.
A cosa pensa?
Rifletto tra me e me su tutto quel che abbiamo fatto, mai su quel che potevamo fare.
Nessun rimpianto?
Nessuno. Tutto ciò che è stato possibile lo abbiamo realizzato.
C’è qualcuno cui deve dire grazie?
Tanti. Ma soprattutto al nostro splendido pubblico. Ci ha dato molto e credo che gli abbiamo dato molto
Avete cresciuto generazioni di italiani.
I nostri non sono solo 50 anni di musica. Mi piace pensare agli amici che non ci sono più, a quelli che hanno scelto di percorrere altre strade.
Si sente mai stanco?
Mai. Come si fa a sentirsi stanchi in mezzo a tanto affetto? E’ il contrario, si moltiplicano le forze e si va avanti. Lo spazio per fare altre cose c’è eccome. Quando sali sul palco e ti trovi davanti duemila persone che hanno pagato un biglietto come non emozionarsi? Sa cosa ci è successo di recente?
No, dica.
Abbiamo fatto una serata a Sapri. Era una festa popolare, la piazza era piena. Alla fine siamo stati circondati da ragazzine che volevano fare la foto con noi, che potevamo essere i padri o anche i nonni. La cosa che stupisce è che noi non siamo biondi con gli occhi azzurri e dunque fa figo avere la foto da postare su twitter o facebook. Noi siamo i Nomadi, non siamo dei modelli: gli adolescenti vogliono semplicemente una foto ricordo ed è bellissimo.
I vostri concerti sono un racconto.
Esatto. Prendiamo “Noi non ci saremo”: ha 47 anni, la pubblicammo nei giorni precedenti il natale del 1966. Un testo visionario per l’epoca, era la stagione delle canzoni d’amore: finì subito in classifica. E’ una canzone con una sua epica.
Il linguaggio è sempre stato un vostro punto forte.
Se oggi siamo qui a fare concerti e dischi. A festeggiare mezzo secolo e a parlare con lei è perché abbiamo sempre privilegiato i testi.
Con cosa aprite e chiudete il concerto?
La fine è “Vagabondo”. L’inizio non ha una canzone titolare anche se da un po’ attacchiamo con “Ma che film la vita”: è un omaggio al nostro Augusto Daolio, la scrisse un anno prima di scoprire la malattia che ce lo ha portato via.
Un nuovo disco di inediti?
Materiale ce n’è, ne parliamo nel 2014. Le dirò qualcosa di più quando ci vedremo a Novellara, il prossimo febbraio, per il nostro tradizionale raduno.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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