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Ana Tijoux e il 1977: una storia lunga una vita

Arriva dal 1977. E lo canta. E lo ha tatuato sulla mano. Arriva da un anno straordinario, quello della rivoluzione punk. Si chiama Ana Tijoux, è nata in Francia figlia di esuli cileni ma ora è tornata a vivere nella sua terra, a Santiago. La abbiamo incontrata e intervistata a Milano, dove tornerà il 18 luglio per un concerto nell’ambito della rassegna Latinoamericando.

Ana Tijoux

Ana Tijoux

Bell’anno il 1977, eh?
Magico e non solo perché ci sono nata. Ho visto un documentario girato proprio in quel periodo a New York, quando il punk e l’hip hop erano più uniti.
Il punk fu una rivoluzione?
Eccome, l’ultima di quella portata.
Il grunge no?Non ci ho pensato. Però quando è arrivato il grunge, il mercato era più costruito, più sistematico. Tanta genuinità era smarrita.
Anche in Cile l’hip hop è un ambiente maschilista?
Parecchio. Ma non posso parlarne male. Io sono stata aiutata dai maschi a crescere artisticamente, non posso accusare il sistema.
Cosa le piace?
Stare in piazza con gli amici, battagliare col freestyle e bere birra.
Cosa non le piace?
Il mondo che sta diventando una grande corporazione. Adoro un gruppo che si chiama Little Dragon: alla fine del loro video compare la pubblicità di una wodka: che tristezza.
Il mondo Hip Hop è saturo?
Ci sono tanti che lo fanno. Molti sono bravi ma c’è anche chi non dice nulla, è inutile.
Esiste ancora la canzone di protesta? O che muove sentimenti?
Per fortuna sì. Penso a Chico Buarque che con le sue parole emoziona. O alla musica di Miles Davis che senza parola alcuna tocca il cuore.
In Cile si sta bene?
La nazione sarebbe solida ma si apre sempre più il divario tra ricchi e poveri. Come in tanta altra parte di mondo.
Che effetto le ha fatto arrivare in Cile per la prima volta?
Straniante. Era un mondo nuovo, che marciava verso la privatizzazione. Io in Francia frequentavo una scuola pubblica in Cile non era possibile.
Le hanno mai chiesto di fare politica?
Molte volte ma ho sempre rinunciato.
Perché? Il suo impegno sociale è netto.
Non voglio diventare parte di una corporazione.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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