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“Aram”: il viaggio di Renato Caruso attraverso la musica

“Aram”, gemma prezioso di musica, qualità e originalità, è il frutto del lungo lavoro di Renato Caruso che ha deciso di racchiudere in un disco undici brani contenenti solo chitarre. Il disco sprigiona energia prendendo per mano l’ascoltatore in un viaggio tra suoni e melodie ricercate. Abbiamo intervistato Renato Caruso.

Renato Caruso

Renato Caruso


di Matteo Rossini

Partiamo da “Aram”, come e quando è nato? Cosa ti ha ispirato?
Aram” nasce dopo una serie di viaggi compiuti per l’Europa alla riscoperta di luoghi già noti ma osservandoli con occhi diversi. Da tempo avevo bisogno di partorire le mie idee e metterle su un disco, così mi sono fatto questo regalo; paesaggi, profumi e ricerca costante mi hanno dato l’ispirazione per la composizione dei brani.
Cosa significa “Aram”?
È il nome al contrario della mia compagna.
In “Aram” hai scelto di portare solamente la chitarra, perché?
Perché è lo strumento che prediligo, con cui ho avuto il primo approccio con la musica e che mi permette di esprimermi al meglio.
C’è un brano nel disco al quale sei legato maggiormente?
“Madame Paris” poiché rappresenta la semplicità in un mondo sempre più virtuoso e confusionario.
Quale vorresti fosse la sensazione di chi ascolta per la prima volta “Aram”?
“Aram” è un disco da ascoltare in parecchie situazioni: in auto, durante un viaggio o comodamente sul divano di casa. Vorrei che l’ascoltatore si ritrovi un sorriso stampato sull’anima e prema di nuovo il tasto “play”.
T
re aggettivi per descrivere l’album?
Intuitivo, sperimentale ed essenziale.
Quali sono i generi che ti influenzano maggiormente nella scrittura?
Dopo anni di ricerca musicale e accademica ho avuto modo di sperimentare e capire che non appartengo a nessun genere codificato in particolare. Mi piace definire la mia musica “FuJaBoCla”, acronimo di fusion, jazz, bossa nova e classica. Questi sono i generi che hanno contribuito maggiormente alla mia formazione musicale. Oggi la contaminazione è di vitale importanza in tutti i livelli.
Ora facciamo un passo indietro, quando ti sei avvicinato al mondo della musica e quando hai capito che la musica avrebbe fatto parte per sempre della tua vita?
Sono cresciuto in una famiglia di “chitarre e libri”, non c’era via di scampo! Qualche anno fa ho avuto una crisi lavorativa, in quel momento ho capito che avrei dovuto mollare tutto per darmi solamente alla musica e alla cultura. Ho passato un po’ di anni nel buio più profondo sia a livello psicologico che economico, ma ora tutto procede.
Ci sono artisti con i quali ti piacerebbe collaborare?
E
sagero, dico Sting, il numero uno.
Infine uno sguardo al futuro, quali sono i tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta all’orizzonte?
I
n cantiere ho altri dischi, concerti e appunti vari anche se conoscendo il presente non si sa mai casa succederà. Magari un giorno vedrete sottotitoli di un film con scritto “musica di Renato Caruso”

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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