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Eric Burdon incanta Reggio Emilia: il racconto della serata

Eric burdon, storico leader degli Animals ha portato la sua musica e il suo carisma a Reggio Emilia. Lo abbiamo visto, ve li raccontiamo e trasmettiamo.

Eric Burdon in concerto a Reggio Emilia

Eric Burdon in concerto a Reggio Emilia

di Giovanni Nahmias

Certe volte mi capita a un concerto di provare a chiudere gli occhi e sentire la musica senza riportarla all’esecuzione in corso o all’artista che sta cantando. Certe volte accade la magia: il pezzo diventa senza tempo, la voce senza età, la musica avvolgente e protagonista come una colonna sonora. Eric Burdon ha suonato a Reggio Emilia con i suoi nuovi Animals. In questi casi non sai mai come sarà, vai al concerto come tributo a chi è stato grande e ha scritto pagine storiche per la musica rock e per la cultura pop. Nel caso di Eric Burdon solo l’aver inciso The House of the Rising Sun e Don’t Let me Be Misunderstood lo ha relegato da subito nell’empireo degli indimenticabili. È sempre stato uno tosto, dalla voce potente e altissima, rock e intenso anche nei pezzi più soul e R’n’B. E allora chiudendo gli occhi la voce di Eric Burdon era ancora quella, leggermente sporcata dagli anni, ma per questo ancora più vera e calda. La band di sei elementi (basso, batteria, tastiere, chitarra e due fiati) era composta da musicisti neanche trentenni, davvero bravi nel suonare standard e blues con arrangiamenti freschi e moderni. Eric sembrava un po’ il loro amatissimo nonno, capace però di mostrare a tutti ancora grande grinta e piacere a stare sul palco, per raccontare le sue storie di amori traditi, paesaggi desolati, ma anche rock’n’roll travolgenti come See See Rider.

I pezzi di Burdon sono ruvidi, lunghi, anche ipnotici, con momenti di alta intensità strumentale che lascia spazio a strofe cantate (quasi parlate a volte) in cui la voce è protagonista. Fa un certo effetto sentirgli fare omaggi ad amici del passato come Jimi Hendrix (il bassista degli Animals Chas Chandler fu l’uomo che portò Jimi Hendrix a Londra!). Prima dei bis arrivano in sequenza Don’t Let me Be Misunderstood e The House of the Rising Sun. Fantastici gli arrangiamenti: nella prima la necessità era di far scordare la celebre cover dei Santa Esmeralda, riportando il pezzo alle origini. Per farlo Burdon l’ha spogliata anche delle sonorità beat, interpretandola in modo sofferto e affidando il celebre riff ai due fiati, con echi da funeral song della Louisiana. La seconda invece era al centro del grande interrogativo: come la canterà? L’avrà abbassata di tonalità, la farà roca? E invece tutto il carattere di Eric Burdon si è espresso in una performance strepitosa, con la voce ormai scaldata, altissima, senza paura! Le prime due strofe solo voce e chitarra -suonata ritmica, mandando in pensione il celebre arpeggio- e poi il resto del pezzo full band, tirata, d’impatto, quasi rock.Nei bis una dedica alle vittime del terremoto e un finale travolgente, ballando con il pubblico, con la celebre hit degli Animals We Gotta Get out of This Place, diventato inno per le truppe in Vietnam. Eric Burdon saluta tutti con ‘Peace & Love’: gli anni ’60 sono vivi e cantano insieme a noi.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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