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VV e Mobrici, incontri da Primo Maggio

DI VITTORIA LUCREZIA NATALE

Il Primo Maggio a Roma è anche un momento di incontri. Vi racconto il mio con VV e Mobrici

VV (Credit Roberto Panucci @iCompany)

VV, nome d’arte di Viviana Colombo, è una cantautrice italiana emergente che quest’anno per la prima volta ha portato la sua musica sul palco del Primo Maggio con la sua “Antidoto” in un’esibizione energica e coinvolgente che ha fatto ballare piazza San Giovanni. Se volete essere lanciati in un mondo di 3D in cui il lo-fi incontra neo-psichedelia e dream pop, non potete perdervi il suo nuovo album, “Ami Pensi Sogni Senti” (Maciste Dischi/Epic Records Italy/Sony), uscito lo scorso 29 aprile.
Come hai scelto il tuo nome d’arte, VV?
“Vi vi” sono le due prime consonanti del mio nome, Viviana. Ho voluto scegliere qualcosa che assomigliasse al mio nome e desse al pubblico la sensazione di un’amica, un nome semplice e informale.
Se dovessi descrivere il mondo che c’è dietro al tuo album in 3 parole, quali sarebbero e perché?
Sceglierei “funky”, “groove” e “riflessione” perché il disco è un insieme di questi tre elementi. È presente una parte “up” ed energetica, in cui troviamo le batterie e la ritmica in primo piano, accanto a una parte di riflessione in cui pongo delle domande a me stessa ma anche all’ascoltatore, domande che non hanno per forza bisogno di risposta. Sono domande sui temi dell’album, come suggerisce il titolo stesso: cosa sentiamo tutti i giorni, cosa amiamo, cosa sogniamo e speriamo. Vorrei lasciare una riflessione sulle tematiche di ogni canzone.
Come ti sei sentita durante la partecipazione a questo Primo Maggio, un traguardo così importante?
Gasata ed emozionata, in positivo. Ovviamente ho sentito anche una responsabilità e la pressione di non dover sbagliare, come sempre mi può capitare. Spesso, nei momenti prima dei live, sento la paura e l’ansia che qualcosa vada storto. Anche la gestione dell’ansia fa parte di questo lavoro.
Quali progetti futuri hai? Ci sono in programma date estive?
Le date estive ci saranno e saranno comunicate a breve. Non vedo l’ora!

Mobrici (Credit Claudia Rolando @iCompany)

Tra i volti dell’ultima edizione del Primo Maggio a Roma, troviamo Mobrici, cantautore italiano originario di Milano. L’artista si è esibito all’evento per la prima volta come solista. Infatti, il concertone lo vide protagonista nelle edizioni del 2018 e del 2019 insieme alla band di cui è stato frontman dal 2013 al 2020, i Canova. Quest’anno Mobrici ha portato sul palco “Un Bacio”, brano tratto dal suo album “Anche le scimmie cadono dagli alberi” (Maciste Dischi/ Virgin Records/ Universal Music Italia), uscito lo scorso novembre. L’esibizione ha colpito il pubblico, rimasto in silenzio, assorto nell’ascolto, grazie alla sua semplicità e delicatezza. Solo con la sua chitarra e la sua voce, Mobrici ha rapito il pubblico, dimostrando che ad un grande artista non servono scenografie esagerate o mille musicisti ad accompagnarlo per coinvolgere gli spettatori.

Com’è stato per te suonare al concertone per la prima volta “da solo” invece che con una band alle spalle?
Ho scelto di portare al Primo Maggio un brano cantautorale chitarra e voce sull’amore proprio per evidenziare il contrasto tra il contesto di questa grande piazza piena, della sua folla, la sua voglia di “spaccare”, e la semplicità della canzone d’amore che ho portato. Con i Canova, in passato, è stato diverso: abbiamo portato pezzi più energici.
Ti aspettavi il successo che il tuo album solista ha ricevuto?
Non bisogna mai aspettarsi niente. Non scrivo per qualcuno in particolare, non penso ad un pubblico specifico: voglio essere più libero possibile. Sono orgoglioso di continuare a pubblicare canzoni che parlano della vita, e sono anche orgoglioso del fatto che le persone che mi seguono capiscono questa cosa. Tra di noi c’è un rapporto di fiducia. Io continuo a fare quello che so fare. La vita per me è questo: fare musica.
Come sono nati i featuring presenti nell’album, con Brunori Sas e Gazzelle?
Generalmente, non sono un grande amante delle collaborazioni. Siamo abituati a collaborazioni industriali e discografiche. Io ho scelto di fare featuring con altre persone che lavorano con il mio stesso approccio. Con Gazzelle abbiamo scritto “Scende” partendo da zero e allontanandoci dai nostri rispettivi mondi per divertirci. Per quanto riguarda la collaborazione con Brunori Sas, io avevo scritto “Povero Cuore” come prima canzone per me e per il mio, appunto, povero cuore. Parlando al mio cuore, però, sentivo di aver bisogno di un punto di vista esterno che “svegliasse” la mia lamentela. Ho chiesto a Brunori perché ero sicuro che lui avrebbe trovato la chiave corretta per aggiungere al brano quello che cercavo, e così è stato: gli ho mandato la mia parte del pezzo e lui mi ha mandato la versione completa dopo una settimana. In quel momento ho capito che ci avevo visto bene.
Come inizia il tuo processo creativo? Da dove trai ispirazione per la scrittura delle tue canzoni?
Sono il tipo di persona che si lancia molto, un “yes man”. Lanciarsi provoca emozioni. Se sei abbastanza sensibile, puoi trasformarle in canzoni. Mi riconosco molto nella frase di Mogol che dice “il mio mestiere è vivere la vita”: traggo ispirazione dalle mie esperienze. Non sono il tipo di artista che si sforza tutte le mattine mettendosi al piano per scrivere qualcosa. Scrivo una canzone nel momento in cui non riesco a farne a meno.
Quali progetti futuri hai?
Concluderò questo tour, a cui mancano tre date, Milano, Torino e Brescia. Dopo uscirà un singolo e sto già pensando ad un nuovo album da pubblicare. Ci sarà anche un tour estivo. Dopo due anni di stop non ho più voglia di fermarmi: sarò presente.  

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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