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Brunori SAS, un concerto di grandi emozioni. La Recensione

di LUCREZIA VITTORIA NATALE

In una cavea del Parco della Musica gremita per il suo sold-out al Rock in Roma, Brunori Sas accoglie il pubblico con un “Benvenuti!” dopo aver aperto il concerto con Al di là dell’amore, canzone che coinvolge il pubblico dal primo secondo (soprattutto il ragazzo che dietro di me che stava probabilmente vivendo il miglior momento della sua vita cantandomi nelle
orecchie) per proseguire con Benedetto sei tu, riflessione “cinica” sul mondo della religione.

Brunori fotografato da Fabio Izzo

La location è la ciliegina sulla torta, ci abbraccia tutti nel suo accogliente travertino, rendendo lo spettacolo ancora più suggestivo. La vedo finalmente piena per la prima volta dall’inizio della pandemia, sfruttando appieno la sua capienza (5000 spettatori). Dopo così tanto è quasi commovente. “Ho già finito il fiato”, afferma il cantautore dopo aver suonato i primi due brani, scherzando sulla sua età: “Al Rock in Roma sto portando un rock di mezza età, diciamo”. Il pubblico include tutte le fasce d’età, da ragazzi a coppie sposate più agè, genitori che accompagnano figli e figli che accompagnano genitori. Non mancano spettatori più attempati che registrano video col flash con i loro smartphone avvolti in cover pieghevoli. Si respira un’atmosfera distesa, di tranquillità estiva, sottolineata dal caldo torrido di un giugno romano che impone come tappa quasi obbligatoria lo stand dei drink per uno spritz. Il pubblico è variegato anche in termini di target ma, in mezzo ad una platea di infradito in cuoio, il tacco a spillo firmato salta all’occhio: viva la borsa di tela e la camicia di Porta Portese. La serata prosegue con brani come Lamezia Milano, che racconta del sentimento di spaesamento provato da chi si allontana per la prima volta dai contesti “piccoli” e antichi del Sud Italia per affrontare realtà più moderne e veloci; e poi Il mondo si divide, invito al distacco dalla tendenza a catalogare per aprirsi alla varietà del mondo; e Capita così, tratti dal quinto album Cip!

L’uomo nero trascina la platea e la porta a riflettere, mentre Sabato bestiale la fa sciogliere e muovere. Il pubblico non è il solo a ballare: anche Dario, sul palco, si scatena, autodefinendosi come “l’Elettra Lamborghini del cantautorato” per i balli a cui si è dato in questo tour. Con l’invito agli spettatori a non abbandonare mai il fanciullo che vive dentro ognuno di noi, Brunori inizia a suonare Il costume da torero, che sprona a non smettere di sognare un mondo diverso e a creare il cambiamento partendo da noi stessi. In mezzo a tutta questa magia, però, uno dei momenti che più mi tocca durante la serata è Come stai, durante la quale tutta la cavea batte le mani all’unisono creando un emozionante momento di unione: una scena a cui ho assistito mille volte durante altrettanti concerti, ma che stasera mi emoziona come se fosse la prima. Fuori dal mondo ci riporta ad un’atmosfera più leggera in cui un mare di mani si muove ondeggiando in aria a tempo. Kurt Cobain, uno dei più grandi successi dell’artista, fa cantare proprio tutti, anche i più timidi. E fa scendere le qualche lacrima. Ma è alla canzone successiva (che vede una proposta di matrimonio tra il pubblico), Per due come noi, inno all’amore maturo e vero, che anche il mio viso si bagna. Racconta di un amore più fresco, giovane, turbolento e spensierato, invece, Italian dandy, tratta dal primo album. Il momento più coinvolgente del concerto è stato sicuramente donato dalla musica, le parole e le immagini suscitate da Guardia ’82, seguita da Le quattro volte e Canzone contro la paura. Solo sul palco col suo piano, Brunori crea un momento magico con Quelli che arriveranno, dedicata a chi ancora deve arrivare al mondo. Il pubblico, immobile, non ha rotto la magia e il silenzio neanche per applaudire nel corso della canzone, rapito dalla sua intensità. Con una potente La verità e una struggente Secondo me si chiude la serata all’Auditorium, tra i ringraziamenti del cantante all’organizzazione, ai tecnici, ai musicisti che lo accompagnano, ai fan, ma non solo: “Grazie a mia madre, grazie a mia moglie, e soprattutto grazie alla mia bambina, Fiammetta, per avermi cambiato la vita!”. La cavea non si svuota velocemente. Le persone, infatti, rimangono incollate al loro posto come se non volessero che lo spettacolo fosse finito: abbiamo appena assistito a un grande evento.

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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