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Greta Van Fleet in concerto a Bologna il 30 novembre: INTERVISTA

DI LUCREZIA VITTORIA NATALE

Divisi tra detrattori e appassionati seguaci, i Greta Van Fleet sono una delle poche band rock contemporanee a godere di un successo ampio e trasversale, seguita sia dai giovani che dai veterani del rock. Spesso paragonati alle leggende del rock anni ’70, e in particolare ai Led Zeppelin, i giovani membri della band mostrano un profondo rispetto per i classici mantenendo comunque freschezza e la libertà di sperimentazione che li contraddistingue insieme alla loro divertente impertinenza.

Greta Van Fleet (Credit Neil Krug)

Dopo il loro album di debutto, Anthem of the Peaceful Army, e The Battle at Garden’s Gate, la band propone un album più essenziale e immediato rispetto ai precedenti, senza fronzoli: Starcatcher. Si tratta di un viaggio mistico e ineffabile, un ritorno radici del sound della band senza compromettere la loro caratteristica energia. L’uscita del nuovo album è celebrata con un tour che farà tappa in Italia il 30 novembre all’Unipol Arena di Bologna. Sam, bassista della band, mostra il punto di vista della band sullo stile del nuovo album, ma anche sulle dinamiche all’interno del gruppo, e i fattori che li hanno portati al successo.

Siete una band amatissima che riceve molto affetto ed attenzione dal pubblico. Alcuni dicono che siete l’ultima band rock rimasta, anche se il New York Times si chiede se questo titolo possa essere detenuto dai Maneskin. Cosa ne pensi tu? Siete voi l’ultima band rock del mondo?

Certo, ovviamente è così! Scherzi a parte, questa affermazione è stata fatta più volte nel corso del tempo. Alcuni hanno persino dichiarato che il rock’n’roll è morto, ma io non sono d’accordo. In realtà, penso che il rock non sia mai morto, è rimasto in un certo senso in ibernazione per un periodo. La caratteristica intrinseca del rock’n’roll è che è sempre stato un movimento underground, una sorta di contro-cultura, una forza sempre contraria allo status quo, e spesso ha generato divisioni tra le generazioni.

È stato sorprendente per molti vedere emergere una band rock’n’roll come noi, con forti influenze degli anni ’60 e ’70. C’era un senso di speranza, come se il rock’n’roll avesse avuto una nuova possibilità. Tuttavia, nonostante questa iniziale eccitazione, sembra che nulla sia emerso finora.

Personalmente, ho un grande rispetto per i Maneskin e la loro energia, che trasuda rock’n’roll. Ma i Maneskin e i Greta Van Fleet rappresentano esperienze musicali diverse, difficilmente paragonabili.

In definitiva, non si può dire con certezza se siamo l’ultima band rock’n’roll. Sarà solo con il passare degli anni che lo scopriremo. Dobbiamo aspettare e vedere se altre band emergeranno, cercando di emulare Greta Van Fleet.


Come percepisci la strada che il rock sta percorrendo ai giorni nostri?

Negli anni ’60 e ’70, il rock è diventato più mainstream, in particolare grazie al fenomeno dei Beatles, che hanno raggiunto una fama straordinaria. Successivamente, negli anni ’80, il rock ha assunto sfumature più superficiali, influenzate da band come i Kiss. Nei decenni successivi, con l’avvento dei Nirvana negli anni ’90, abbiamo assistito a un ritorno alle radici, un movimento anti-rock degli anni ’80.

Ora, con l’inizio del nuovo millennio, il rock sta diventando nuovamente interessante. Alcuni artisti stanno esplorando la componente più folk del rock’n’roll, portando nuova vitalità al genere.

Molti fanno paragoni fra voi e i Lez Zeppelin e la somiglianza tra la vostra mhsica e la loro viene spesso sottolineata. È un complimento per voi oppure sentite un certo peso di aspettativa sui vostri lavori?

Abbiamo sempre percepito una netta differenza tra noi e i Led Zeppelin. Tuttavia, negli Stati Uniti, questa distinzione non viene più sottolineata con la stessa frequenza. I Greta Van Fleet hanno attraversato un percorso di evoluzione che li ha resi una realtà distintiva a tutti gli effetti. Ad esempio, quando ascolto una canzone pop, non riesco a cogliere facilmente differenze tra questa e le precedenti dieci, in quanto non è un genere che mi appassiona. Allo stesso modo, una persona non educata nel rock potrebbe percepire somiglianze tra i Rolling Stones e i Beatles, quando invece le differenze sono evidenti.

Per noi, la nostra identità musicale si discosta da quella dei Led Zeppelin, anche se all’inizio sono stati una fonte d’ispirazione. Ascoltarli è stato come seguire una masterclass su come creare musica rock intelligente e di qualità. Suonavamo cover dei Led Zeppelin, dei Rolling Stones e di altre band rock, e questo è diventato parte del nostro DNA musicale.

Pensate di riuscire a portare un suono nuovo e moderno, rimanendo allo stesso tempo fedeli alle vostre influenze classic rock?

Tutto ha avuto inizio come un’unica massa terrestre: piante e animali, inizialmente simili, si sono poi evolute in modo unico. La storia della musica segue un percorso simile. I Greta Van Fleet si sono staccati da questa massa e hanno intrapreso un percorso di evoluzione, componendo canzoni originali. Da quando abbiamo iniziato a scrivere le nostre canzoni, la band ha iniziato a scoprire la propria identità, proprio come qualsiasi altro artista durante questo percorso. Questa trasformazione si riflette nei riff, nei testi e negli arrangiamenti che caratterizzano la nostra musica.

E in particolare quali sono gli elementi che vi rendono freschi e moderni?

Un altro elemento distintivo è il nostro approccio alla produzione in studio. Se ascoltate dischi più datati della Motown o di artisti come Aretha Franklin, noterete una limitazione in termini di gamma di frequenze dovuta alla tecnologia dell’epoca.  Oggi usiamo tecniche più moderne.

E riuscite a introdurre un certo livello di sperimentazione nella vostra musica, un tocco totalmente nuovo?

Sì, a volte ci spingiamo oltre e ci immergiamo nell’esplorazione creativa, perché crediamo che sia il nostro compito principale come artisti. Non vogliamo semplicemente ripetere schemi già sentiti, come spesso accade in altri generi musicali. Questo porta alla sensazione di ‘genericità’. E per me, ‘generico’ equivale a ‘non interessante’.

In questo senso, quali sono le dinamiche all’interno del gruppo?

Nella band ci sono molti pesi e contrappesi, è un sistema democratico: se Josh ha un’idea particolarmente stravagante, diamo spazio alla sperimentazione. Anche se all’inizio Jake potrebbe avere dei dubbi sulla sua fattibilità, diamo comunque una chance all’idea. L’essenziale è individuare qualcosa di interessante e creare qualcosa di nuovo. Il nostro ruolo principale è quello di esploratori musicali.

Come avete scelto le band di apertura per i concerti di questo tour, Kaleo, Surf Curse, Mt. Joy e Black Honey?

Nel corso dei nostri ultimi due tour, nell’era post-covid, abbiamo dedicato molto tempo a scoprire e selezionare band per i nostri spettacoli. Abbiamo voluto sorprendere il nostro pubblico, scegliendo come band di apertura artisti che potrebbero non sembrare una scelta ovvia per i Greta Van Fleet. Abbiamo optato per musicisti emergenti, contribuendo a mantenere un’atmosfera dinamica e avere band che non suonano come i Greta Van Fleet prima dei Greta Van Fleet per avere uno show teatrale.

Qual è il segreto per diventare una band rock che produce musica di qualita?

Siamo insolenti e intelligenti allo stesso tempo. È una linea sottile: nel rock’n’roll non puoi prendere le cose troppo sul serio ma non puoi neanche fare l’idiota. Cerchiamo costantemente una via di mezzo, dove gli arrangiamenti sono attentamente pensati e portano l’ascoltatore in un percorso definito, ma al tempo stesso riusciamo a mantenersi liberi e spontanei. Questa è una delle ragioni per cui i Greta Van Fleet sono così distintivi. Alcune band non riescono a trovare questo equilibrio poiché oscillano tra un atteggiamento troppo serio e uno troppo rilassato.

Credi che questa sia la qualità più importante della vostra band e il tratto distintivo che vi permette di distinguervi dagli altri?

Sì, insieme ad altri elementi stilistici. Per esempio, Josh affronta temi profondi come la pace, la consapevolezza, l’odio e l’amore, e persino la vita dopo la morte, tematiche davvero caratteristiche. La sua voce è unica, più affine a quella di Florence + the Machine che a quella di altre band rock. Jake ha molto stile, mentre Daniel è uno dei batteristi più musicali che abbia mai ascoltato. Quando mettiamo insieme tutto questo, funzioniamo.

Qual è stata la chiave di svolta che vi ha portati al successo?

Per noi, questa canzone è stata Highway Tune, caratterizzata da tre accordi, un assolo e un riff. Benché questa canzone non racchiuda tutti gli elementi che definiscono i Greta Van Fleet, rappresenta una porta d’ingresso nel nostro universo. I più curiosi possono esplorare ulteriormente e scoprire i motivi che si ripetono come gli elementi del cosmo e i riferimenti a Dio e all’umanità nel nostro lavoro.

In che modo il vostro ultimo album, Starcatcher, è diverso dai vostri lavori precedenti?

Starcatcher è un momento molto interessante nella nostra carriera. Con “The Battle at Garden’s Gate,” abbiamo realizzato l’album che avevamo sempre desiderato, entrando in studio con una chiara visione di cosa volessimo ottenere e come farlo. Tuttavia, dopo quel successo, ci siamo posti la domanda: “Qual è il nostro prossimo passo?”. La risposta che ho considerato più logica è stata semplificare rispetto all’album precedente, che conteneva parti melodiche complesse e arrangiamenti estesi. Volevamo scrivere musica direttamente in studio. é stato difficile trovare un produttore che condividesse la nostra visione, ma abbiamo incontrato Dave Cobb, e le cose con lui hanno subito funzionato.

Starcatcher è l’impulso del momento e dà la sensazione di essere sull’orlo di un disastro, con alcune canzoni registrate in momenti in cui nemmeno sapevamo di star registrando.

Qual è il vostro più grande difetto?

Il nostro più grande difetto è anche la nostra più grande forza: il timore di spingerci troppo oltre per proteggere l’essenza dei Greta Van Fleet. Ciò significa che a volte siamo disposti a scartare interi progetti su cui non siamo d’accordo. Trascorriamo molto tempo a lavorarci, ma se non raggiunge un consenso, semplicemente lo eliminiamo. Le divergenze sono una costante e se qualcuno non è d’accordo, il progetto non va avanti. In passato, il confronto era più intenso, tanto da farci arrivare alle mani. Oggi, vivendo separati, siamo in grado di gestire le cose. Ci chiamiamo a vicenda per uscire e stare insieme.

Se poteste collaborare con qualsiasi artista del passato o del presente chi sarebbe e perché?

Sceglierei qualcuno che potrebbe contribuire con la sua diversità alla nostra musica. Sceglierei Stevie Wonder perché ha un’attitude e un senso melodico molto diverso dal nostro stile e gli do credito per il 50% della musica moderna americana e non solo. Se scegliessi un contemporaneo, amerei ascoltare un duetto fra Josh e Adele o Florence Welsh.

notespillate

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Giornalista musicale, lavoro a Sky TG24

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